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La morte lenta e silenziosa dei freelance

Le statistiche registrano un boom di fallimenti, che si accompagna al boom di disoccupati, i sindacati richiamano l’attenzione sull’emergenza cassa integrazione, in aggiunta all’emergenza esodati.
E i freelance? C’è un grande affanno per cercare clienti (ma acquisire nuove commesse è sempre più difficile e complicato!) o per cambiare target o anche per reinventarsi completamente un lavoro, ma tutto ciò non emerge dalle statistiche.
La disoccupazione di un freelance non fa rumore, non è accompagnata da un evento traumatico come il licenziamento o il fallimento, avviene alla fine di un processo di riduzione dei clienti e delle commesse, spesso associato ad uno stillicidio di contrazioni di budget e di rinvii. In qualche caso la partita iva viene tenuta in vita artificialmente, attaccata all’illusione di qualche promessa di incarico che consenta il risveglio dal coma, quando infine si arriva alla chiusura, essa assume la forma di una morte voluta, di un’eutanasia. Perché finalmente si è liberati dall’incubo di scadenze non più onorabili (come faccio a pagare l’anticipo sui contributi, se non riesco a fatturare?) . Ma il presente è tutto da inventare, senza CIGO, CIGS, GIG in deroga, ASPI…e anche chi è in età di quasi pensione non può essere contabilizzato come esodato…

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2 Commenti

  1. Alessandro Gobbo

    Ottima riflessione, nessuno ne parla ma è la triste verità. Il freelance non è tutelato, spesso sfruttato e sottopagato, ma è uno status che si conosce a priori.

    Io sono contento di questo lavoro, faccio il freelance da 3 anni (ne ho 25) e non ho mai lavorato come dipendente: quando mi sono deciso ho aperto P.IVA e sono entrato nel mondo del lavoro.

    All’inizio non è stato facile, ma le soddisfazioni che si hanno possono sopperire alla mancanza di ferie pagate e dei giorni di malattia…

    IMHO, logicamente.

    17 Apr 2013
  2. Roberto

    È esattamente così. Ho aperto la partita iva – per necessità – nel 2008. Dopo cinque anni è tenuta in vita artificialmente o poco più. Nel frattempo me ne sono andato dall’Italia, con la speranza di costruire di più altrove (e non è facile, comunque), e penso con sempre maggiore convinzione che presto chiuderò la partita iva e smetterò di fare il freelance.

    18 Apr 2013

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