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Nuove "vision" o nuove follie? La CCIAA di Pesaro ritiene obbligatoria l’iscrizione dei professionisti autonomi al Registro Imprese

| 14 marzo 2013 | LETTO: 3.548 VOLTE | 3 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |

Sono tempi magri anche per le pur ricche camere di commercio, che registrano, causa crisi, un calo dei diritti annuali versati dalle imprese.
E allora c’è chi, come la Camera di Commercio di Pesaro, usa la fantasia e adotta un’interpretazione nuova, che amplia la definizione di imprenditore, con “una nuova vision del concetto di impresa” , in modo da allargare la platea di coloro che sono tenuti a iscriversi al registro delle imprese e quindi a versare i diritti annuali.

Sul sito della CCIAA di Pesaro si legge infatti:

Per ridefinire la figura dell'imprenditore e giungere a una nozione d'impresa che contemperi quella delineata in ambito comunitario (e in particolare con la citata Direttiva Servizi 123/2006/CE recepita nell'ordinamento italiano con il d. lvo 59/2010 e suoi successivi decreti attuativi) con quella evolutasi nel tempo in ambito strettamente nazionale, è necessario esaminare gli elementi essenziali contenuti nell'art. 2082 con particolare riferimento al concetto di ATTIVITA'
L'attività è sicuramente l'elemento che più di altri si pone al centro del diritto commerciale infatti la dottrina più autorevole è assolutamente unanime nell'affermare che essa è un FATTO GIURIDICO (non un negozio o un atto), è un insieme di negozi, atti e fatti con la conseguenza che rileva giuridicamente per il solo fatto di esistere.

E ancora, nell'approfondimento sulla nuova "vision", si legge:

In presenza dei presupposti di fatto che caratterizzano l'impresa ai sensi dell'art. 2082 cc abbiamo un'impresa con la conseguenza che l'imprenditore è il centro di imputazione di quella attività.
Infatti quando una fattispecie si concretizza e cioè ricorrono i presupposti di una certa norma si producono gli effetti giuridici che ricadono nella sfera giuridica del loro centro d'imputazione, l'imprenditore.
La conseguenza pratica che autorevole e condivisa dottrina fa discendere dalle considerazioni di cui sopra è che soggetti come le ONLUS, le fondazioni, gli enti morali, le associazioni in genere o i mestieri di tutti i tipi anche quelli che comunemente vengono chiamati ATIPICI, CONSULENTI o anche le PARTITE IVA nel momento in cui svolgono una attività che, in concreto, abbia i connotati di cui all'art. 2082 c.c. si ha un'impresa dal ché consegue che il relativo centro d'imputazione degli interessi è l'imprenditore.

Nell'elenco dei soggetti tenuti all'iscrizione si includono:

i mestieri e le attività professionali non riconducibili alle "professioni intellettuali ordinistiche" di tutti i tipi anche quelli che comunemente vengono chiamati ATIPICI, CONSULENTI o anche le PARTITE IVA.

Da notare che restano esclusi gli ordinisti, notoriamente ben rappresentati in Parlamento. Ma se è l'attività l'elemento di fatto che caratterizza l'imprenditore, perché ad esempio deve essere considerato tale un informatico e non un ingegnere informatico, se svolgono esattamente la stessa attività di consulente informatico?
Pura follia!

Ringraziamo Cristina Ortolani per averci segnalato la notizia tramite la nostra pagina Facebook.

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