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"Dica: No 33!" Intervista a Daniele Capezzone candidato PDL alla Camera a Torino

| 8 febbraio 2013 | LETTO: 1.450 VOLTE | 2 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |

ACTA sottopone a tutti i candidati alle prossime elezioni politiche 5 punti programmatici per la valorizzazione del lavoro autonomo professionale e per una maggiore equità nei confronti delle nuove tipologie di lavoratori e chiede l’adesione alla campagna “Dica: no 33!”. Di seguito il testo della seconda intervista.

Capezzone: Complimenti per questa campagna che affronta il merito delle questioni. Ho letto le vostre proposte e le ho trovate molto interessanti.

ACTA : Negli ultimi anni la nostra contribuzione pensionistica è cresciuta dal 20% al 27%, con il contributo di tutti i governi. Sulla base della legge sul lavoro del 2012 dovrebbe aumentare ancora al 33% Si impegna a fermare questo aumento? Se è contraria/o ci spieghi le sue motivazioni.

Capezzone: Se sarò eletto, farò il possibile con il mio partito - e mi auguro trasversalmente con le altre forze politiche- per dire, come voi suggerite: ” No33”, e quindi per impedire l’aumento. Devo anche dire che, in una prospettiva di medio termine , è giusto avere un orizzonte di equiparazione con altri autonomi: non è giusto che ci sia una sperequazione a vostro danno. Devo anche dirvi che in una prospettiva più generale ci sono altre questioni da riequilibrare. Uno degli errori più clamorosi del governo Prodi 2006-2008 fu l’eliminazione dello scalone e l’abbassamento del l’età pensionabile con un’operazione sciagurata che riguardò voi e altri (anche i parasubordinati) e che costò 10 miliardi, per un terzo a carico di queste categorie. Fu un errore drammatico.

Quindi riepilogando:
Numero 1 : No33!
Numero 2 : orizzonte di equità con gli altri autonomi
Numero 3 : riassetto anche per tante altre realtà che condividono con voi questo trattamento ingiusto.
ACTA: A suo parere quale è o potrebbe essere il ruolo che del lavoro autonomo professionale per favorire il recupero di produttività? Abbiamo fatto delle proposte articolate per incentivare il lavoro professionale autonomo e il suo rafforzamento, affinché possa efficacemente garantire innovazione e flessibilità alle imprese. Quali tra di esse (regime fiscale agevolato per redditi sino a 70-80.000 euro; calcolo imposizione fiscale e anticipi sulla media dei tre anni, deducibilità spese formazione, trasferte e ammortamento accelerato prodotti tecnologici, eliminazione doppia contribuzione SRL e semplificazione burocrazia) condivide, e quali ritiene di appoggiare nella prossima legislatura, se sarà eletta/o? Quali non condivide e perché?

Capezzone: Già voi siete in una situazione ingiusta di disequilibrio, nel senso che voi non avete possibilità di evasione e questo vi accomuna ai dipendenti; però, diversamente dai lavoratori dipendenti, voi non avete tutta una serie di reti di protezione, non avete ombrelli di tutela.
Complessivamente, si può pensare ad una serie di interventi, e io condivido alcuni di quelli che voi proponete: un regime di trattamento di favore sino ad un reddito di 70-80 mila euro, la considerazione di un arco di più anni e non di un solo anno nel caso in cui vi siano variazioni di reddito consistenti nella vostra professione, possibilità di dedurre spese di trasferta e formazione eccetera.
Devo dire un’altra cosa: io trovo allucinante ( vale per voi ma anche per altre realtà) la questione degli studi di settore. Credo che sia ingiusto in generale avere delle logiche presuntive ed ancora più ingiusto farlo in un momento di crisi economica , in cui la presunzione è due volte ingiusta.

ACTA: Ritiene esista un problema di svalutazione dei compensi nel lavoro autonomo professionale? Concorda con le misure da noi proposte (salario minimo orario, tariffe eque per servizi professionali e regole sulle commesse pubbliche per salvaguardare equo compenso) per affrontare questo problema? Se non le condivide, ci spieghi le sue motivazioni.

Capezzone: In linea generale, se parlassimo in termini astratti, se stessimo facendo una conferenza universitaria , da liberale classico avrei delle perplessità su questo. Ma non stiamo facendo una conferenza teorica, siamo dinanzi ad un contesto italiano in cui si è creata una situazione di apartheid nell’ambito di alcune realtà lavorative sia dipendenti sia autonome. Per porre rimedio a queste situazioni, sono favorevole a prendere in considerazione proposte di questo genere. Sul primo versante, lavoro dipendente, io credo che ci siano settori in cui davvero si realizzano ingiustizie inaccettabili, vale ad esempio per praticanti legali e collaboratori di studi legali, vale nel mondo giornalistico. Sull’altro versante, quello delle tariffe minime, sul concreto sono favorevole, dobbiamo ragionare su una formula di vigilanza pubblica affidata a un soggetto terzo, per esempio ad un’autorità, in modo che non abbiano effetti sfavorevoli sulla concorrenza. Dobbiamo trovare il giusto punto di equilibrio, ma assolutamente condivido la direzione di marcia.

ACTA: E’ d’accordo sulla necessità di affrontare la situazione dei giovani e degli altri lavoratori che ricadono interamente nel sistema pensionistico contributivo, al fine di prevenire una diffusa situazione di povertà tra i futuri pensionati? Se no, perché?
Se sì, é favorevole al recupero della finalità solidaristica delle pensioni, con l’introduzione di una pensione base (aggiuntiva a quella puramente contributiva) legata al numero degli anni lavorati, indipendentemente dai contributi versati e dalla tipologia di lavoro svolto? Se non la condivide, perché? Quali altre misure propone?

Capezzone: Su questo tema tre spunti
1. Raccolgo e condivido lo spunto di considerare una base minima legata agli anni lavorati ;
2. Ci vuole un’operazione verità, bisogna trovare un modo incisivo e non burocratico per far sapere oggi a ciascuna persona che inizia a lavorare o che è lontana dalla pensione quale sarebbe il proprio futuro pensionistico, perché molti non lo sanno. E’ un’operazione verità.
3. Il terzo punto è strettamente legato al numero due. Un’operazione di grande favor fiscale rispetto alla pensione integrativa. Io credo che in Italia si stia facendo troppo poco su questo versante.

ACTA: E’ favorevole all’istituzione di una indennità di maternità universale nei casi in cui non sia prevista alcuna indennità o ad integrazione di indennità esistenti? Condivide la nostra richiesta di estendere ai padri professionisti l’accesso ai congedi parentali?
Noi siamo insoddisfatti della copertura della malattia assicurata dall’INPS (indennità molto basse, necessità di rientrare in certi parametri di versamenti contributivi nel periodo precedente, massimali oltre i quali non si ha alcun diritto). Chiediamo di avere diritto ad una reale copertura della malattia, attraverso il mutualismo. Proponiamo la possibilità di sostituire l’obbligo di versamento all’INPS per malattia, con l’adesione ad una società di mutuo soccorso, mantenendone la totale deducibilità. Che ne pensa?

Capezzone: Sono sostanzialmente d’accordo sulla direzione di marcia.
Per anni si è sempre detto ed hanno sempre detto giustamente i riformisti sia di centrosinistra sia di centrodestra , le persone ragionevoli dei due schieramenti, che in Italia ci sono troppe pensioni e poco welfare, si va in pensione troppo presto o alcune categorie vanno in pensione troppo presto e questi costi pensionistici mangiano altre forme di welfare. Questa era la situazione passata. Ora sulle pensioni si è intervenuto pesantemente e addirittura con la riforma Fornero si è andati oltre, c’è stato un overshooting. Quanto è stato ricavato come risparmio sul fronte pensionistico deve ricadere su altre forme di welfare, vale per la malattia, vale per la maternità e la paternità e , mi permetto di aggiungere, vale anche per tutte le forme di assistenza a chi perde il posto di lavoro. Spero che con il pasticcio degli esodati non si sia già bruciata una parte dei ricavi di questo overshooting.

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