Acta l'associazione dei freelance

Mamme autonome, chiedete ciò che vi spetta di diritto!

| 22 gennaio 2013 | LETTO: 3.996 VOLTE | 10 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |

Questa è la mia storia, traduttrice freelance, 34 anni, 2 figli di 3 anni e 15 mesi, iscritta dal 2005 alla Gestione Separata INPS, socia ACTA.

Nel 2009 ho chiesto l’indennità di maternità per la mia prima gravidanza. I pagamenti sono arrivati puntualmente ogni mese a partire dal mese successivo all’entrata in congedo. Il periodo di calcolo della maternità era a cavallo di due anni (2008 e 2009), ma al momento della domanda (luglio 2009) disponevo solamente dell’UNICO 2009 relativo ai redditi 2008. Pertanto il calcolo ai fini della liquidazione era parziale. L’anno successivo, a settembre 2010, con alla mano l’UNICO 2010 relativo ai redditi 2009, considerando che il mio reddito era lievemente superiore a quello del 2008, decisi di chiedere il saldo della mia indennità di maternità. Dopo un paio di mesi mi sono vista accreditare sul mio conto quasi 1000€ di saldo. Non sono tanti, pensai, ma meglio nelle mie tasche che nelle casse dell’INPS. Mi spettavano di diritto, ma se non li avessi reclamati, nessuno me li avrebbe dati.

Nel 2011 la storia si ripete… con alcune differenze sostanziali.

Alla mia seconda gravidanza, forte dell’esperienza precedente, riesco a fare quasi tutto online, recandomi solo una volta allo sportello per lasciare dei documenti cartacei. Siamo ad agosto 2011. Questa volta ho a disposizione solo l’UNICO 2011 con i redditi del 2010, anno in cui mi sono occupata quasi al 100% del mio primo figlio e in cui il mio reddito si è contratto notevolmente. Sono consapevole del fatto che l’indennità iniziale sarà minima, ma confido nel saldo, dato che il calcolo andrà rifatto tenendo conto del mio reddito del 2011, anno in cui ho ripreso a lavorare quasi a tempo pieno e con risultati soddisfacenti.

Anche questa volta ricevo i pagamenti puntualmente ogni mese a partire da settembre (un mese dopo l’inizio del mio congedo). L’importo questa volta però è esiguo, meno di 500€ al mese, con cui non riesco a pagare per intero nemmeno la retta del nido…

A inizio dicembre, con l’UNICO 2012 alla mano, scrivo via mail all’addetta delle Prestazioni a sostegno del reddito della mia INPS di competenza (Milano Nord, mentre per la prima gravidanza mi ero rivolta all'INPS di Adria in Veneto dove risiedevo all'epoca), che avevo avuto modo di contattare per alcune informazioni e che per fortuna si è rivelata sempre molto competente e disponibile. Invio copia dell’UNICO e i relativi F24 che attestano tutti i miei versamenti (compreso il secondo acconto INPS di novembre 2012).

Poco prima di Natale, quando il mio secondo figlio compiva 15 mesi, quindi dopo più di un anno dalla fine del mio congedo di maternità, mi sono vista accreditare ben 8.500€. Un bel regalo di Natale e una bella soddisfazione dopo tanta attesa, non c’è che dire!

Qualche considerazione a margine però rimane:

-          Perché noi lavoratrici e lavoratori autonomi (sì, perché lo stesso vale anche per i padri che chiedono l’indennità di paternità!) dobbiamo aspettare mesi e mesi prima di vederci accreditare gli importi dovuti? Che facciamo nel frattempo? Nel caso della mia seconda gravidanza, ho ricevuto molto poco (il 22% del totale dovuto) durante i mesi effettivi di congedo, e ho dovuto aspettare un anno per ricevere il saldo. Per fortuna avevo da parte qualche risparmio, per fortuna ho un compagno con cui divido le spese del mutuo e della gestione famigliare, per fortuna ho ripreso a lavorare e a guadagnare, ma non sempre è così…

-          Perché il calcolo viene effettuato sui 12 mesi antecedenti l’inizio del congedo? E non ad esempio sul secondo anno precedente quello del parto come avviene per gli altri liberi professionisti iscritti ad altre casse? Nei 12 mesi immediatamente precedenti al parto, una donna può veder ridurre significativamente la propria capacità lavorativa e di conseguenza il proprio reddito perché impegnata fisicamente e mentalmente da altre preoccupazioni o perché, nel caso di una seconda gravidanza molto vicina alla precedente, impegnata totalmente nella cura di figli piccoli. Per non parlare di chi deve affrontare gravidanze difficili fin dall’inizio.

-          Perché non istituire un’indennità di base minima che permetta a chi è all’inizio della propria attività professionale o chi viene da una precedente maternità e quindi dispone di un reddito ancora limitato o ridotto per esigenze contingenti, di vivere serenamente i primi 5 mesi di maternità, in attesa di un saldo equo?

-          Perché dobbiamo ricordarci noi di chiedere il saldo? Nelle istruzioni per la presentazione della domande si specifica che i liberi professionisti devono fornire “copia delle denunce dei redditi relative agli ultimi 2 anni precedenti il parto”. Dato che nella maggior parte dei casi il reddito annuo di riferimento per il calcolo dell’indennità copre due anni (1 anno solo nel caso in cui il parto avvenga nel mese di marzo), è ovvio che un libero professionista potrà presentare copia dell’UNICO relativo al secondo anno di riferimento solo un anno dopo la domanda di congedo di maternità/paternità.

Per concludere, un suggerimento: chiedete, chiedete e ancora chiedete tutto ciò che vi spetta per legge e informatevi il più possibile attraverso tutti i canali disponibili. Non mollate!

Questa è la mia storia e a te com’è andata? Stai ancora aspettando dei pagamenti? Com’è stata la tua esperienza? Hai dubbi o domande? Condividili con ACTA!

Se oltre al congedo di maternità/paternità, hai chiesto anche il congedo facoltativo che ci spetta per legge dal 1° gennaio 2012 o ne hai diritto, leggi qui. Partecipa alla petizione di ACTA!

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