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Sei proposte di welfare per i genitori

GRUPPO MATERNITA' E PATERNITA'Il gruppo Maternità&Paternità, di cui faccio parte, ha elaborato  sei proposte per il sostegno della genitorialità.

Sono misure pensate per favorire madri e padri, superando la tradizionale divisione dei ruoli, in un mercato del lavoro  in cui convivono lavoratori dipendenti, parasubordinati e autonomi. Le proposte mirano a rimuovere l’ostilità delle aziende alla maternità (ed al lavoro femminile) e ai padri che decidono di usare i congedi, a favorire la conciliazione dei tempi per il lavoro con quelli per la cura,  a tutelare la maternità, anche quando non ci sono le condizioni per ricevere un’indennità legata al lavoro, a riequilibrare la  pensione di chi ha dedicato tempo ed energia alla cura della figli, a permettere ai genitori di accedere agli asili nido e/o di seguire più a lungo direttamente i propri figli, senza essere costretti ad abbandonare il lavoro.
Le sei proposte, leggibili nel blog di Maternità&Paternità, sono:

  1. indennità di materità universale, che copra i “buchi” ancora presenti o integri le indennità troppo basse ;
  2. congedi parentali flessibili e lunghi (per tutte le madri e i padri, anche autonomi) come nel resto d’Europa;
  3. crediti pensonistici per i compiti di cura;
  4. agevolazioni fiscali alle micro e piccole imprese per ogni congedo di maternità e per ogni congedo parentale di paternità superiore ai tre mesi;
  5. incentivazione della riduzione volontaria dell’orario di lavoro;
  6. riduzione delle tariffe degli asili nido.

Le prime tre proposte risalgono a qualche anno fa e sono entrate a pieno titolo nella discussione politica. L’indennità di maternità universale è stata inserita tra le rivendicazioni di movimenti di precari e di Senonoraquando, oltre che in alcune proposte di legge (statuto del lavoro autonomo del PD).

La richiesta di crediti pensionistici è stata anch’essa in parte ripresa da alcune proposte di legge (es. nella  legge delega 1299 a firma Cazzola) e recentemente rilanciata dalla rivista InGenere con la pubblicazione di un articolo, inserito anche in un libro (Lavorare tutte. Giovani donne in cerca di lavoro) che ha raccolto i principali contributi della rivista del 2012.

L’auspicio è che possano contribuire alla definizione delle politiche del prossimo governo.

Anna Soru

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2 Commenti

  1. Anna M. Ponzellini

    Speriamo davvero che il prossimo governo decida di impegnarsi su questa linea, invece che limitarsi a dire che le donne devono lavorare per aumentare il PIL!
    Queste proposte sono tutte indispensabili per migliorare il nostro sistema di welfare ma, per i genitori autonomi e’ molto importante avere riconosciuti congedi retribuiti piu ampi, perché prendersi cura dei bambini limita effettivamente il tempo disponibile per l’attività professionale e questo si riflette sul reddito (e poi le madri autonome fanno anche piu’ fatica ad ottenere lavori). Poi, visti i futuri rendimenti del sistema pensionistico, bisogna fare in modo che chi non ha accantonato sufficienti contributi perché si è dedicato per alcuni periodi alla cura, abbia una rete di sicurezza sotto forma di crediti che integrano la (magra) pensione che prenderà. Anche il ridimensionamento delle tariffe dei nidi e’ un obiettivo da perseguire perché a volte, quando il lavoro e’ poco, finisce per sembrare preferibile stare a casa piuttosto che lavorare…
    Abbiamo qualche idea su come ci si potrebbe organizzare per ottenere queste cose?

    15 Gen 2013
  2. susanna botta

    La proposta sull’equo compenso e quella sulla maternità/paternità potrebbero fare parte di una serie di domande che poniamo ai candidati alle elezioni politiche e amministrative, in forme da stabilire al nostro interno. Ritengo che sia venuto il momento che chi ci governa o ci governerà assuma delle posizioni, se non proprio degli impegni precisi, in merito alle questioni che interessano i cittadini che sono chiamati a eleggerli, al di là delle alleanze interne e esterne, dei proclami pubblicitari e dei populismi vari. Successivamente, alla luce dei risultati ottenuti, ACTA potrebbe cercare di stabilire una collaborazione più organica, anche se rigorosamente non esclusiva e non di schieramento, con chi si occupa dei temi per i quali ci battiamo. Non che tutto questo non sia stato già fatto, in un certo senso, ma la novità starebbe nel farlo pubblicamente, informandone tutti i soci e dandone conto sul nostro sito.
    Che ve ne pare?
    susanna

    18 Gen 2013

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