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Dal redditometro una maggiore consapevolezza per tutti?

L’entrata in vigore del redditometro è oggetto in questi giorni di una polemica tra il Corriere della Sera e Attilio Befera, direttore generale dell’agenzia delle entrate. Particolarmente significativo l’intervento di Piero Ostellino, che ha tra l’altro definito il redditometro uno strumento da stato di polizia tributaria. Oltre a trovare le osservazioni del giornalista – e quelle del Corriere in generale, che peraltro non è il solo quotidiano ad avere preso posizione contro questo “capolavoro” di oppressione fiscale e disincentivo ai consumi – pienamente condivisibili, vorrei rilevare altri due aspetti della questione, apparentemente in contraddizione tra loro.
Da un lato non si può non notare come il redditometro, mettendo a confronto i redditi percepiti con le spese sostenute nel corso di un anno, sembra fatto apposta per colpire ancora una volta i lavoratori autonomi, i cui introiti, come è noto, variano anche sensibilmente da un anno all’altro; d’ora in avanti (senza tenere quindi conto dell’applicazione retroattiva del redditometro, alla quale dovrebbe essere dedicato un intero post), pertanto, tutti i normali contribuenti (i grandi evasori e quelli totali, come sempre, si staranno facendo grasse risate) si trovano nell’assurda situazione per cui dovrebbero, per esempio, abitare in una casa di più o meno grande superficie e guidare un’automobile di più o meno grande cilindrata, o pagare o non pagare il premio di una polizza sugli infortuni a seconda che prevedano, anno dopo anno, che quello in corso sia di vacche grasse oppure magre. Certo, in sede di contraddittorio potranno mostrare che in un anno “povero” hanno usato i guadagni risparmiati negli anni “ricchi”. Ma, a parte il fatto che essere chiamati a confrontarsi con l’agenzia delle entrate è situazione non piacevole in sé, credo sia lecito nutrire forti dubbi sul fatto che basterà far vedere che si è iniziato l’anno con un certo ammontare di patrimonio finanziario e si è finito con un ammontare inferiore (per esempio, la norma parla di disinvestimenti, non di decrementi patrimoniali: e l’uso della liquidità preesistente come sarà considerato? E sarà così agevole provare che i titoli disinvestiti erano stati correttamente acquistati?). Se da un lato, quindi, i lavoratori autonomi appaiono ancora una volta particolarmente penalizzati rispetto a quelli dipendenti, dall’altro lato, però, non può non notarsi (e la posizione assunta da un quotidiano di solito molto misurato come il Corriere appare al riguardo decisamente significativa) come anche una parte rilevante dei percettori di un reddito fisso stia reagendo molto negativamente all’entrata in vigore del redditometro. Il motivo è evidente: diversamente dalle partite IVA, abituate da ormai molti anni a fare i conti con strumenti di controllo fiscale fondati su presunzioni come gli studi di settore (in fondo noi, se abbiamo un’auto tra i beni strumentali, in teoria dovremmo già da tempo adattarne la cilindrata al variabile andamento dei compensi), essi erano fino a ieri oggetto di “attenzioni” marginali da parte dell’agenzia delle entrate, e comunque mai sulla base di presunzioni. Il risveglio dai sogni di un mondo diviso tra una categoria di probi ed una di ladri, pur se causato di una botta meno violenta di quella subita dagli autonomi, è stato davvero molto brusco.

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8 Commenti

  1. mr

    L’articolo di Ostellino è semplicemente vergognoso, con i sui riferimenti alla Stasi e compagnia bella… Intendiamoci, questo redditometro sembra fatto abbastanza con i piedi, ma gli accertamenti induttivi sono ovunque il principale strumento di lotta all’evasione fiscale, solo qui in Italia diventano strumenti del terrore. E lo dice (non è un vanto, ma una constatazione) uno come me che dichiara il 100% di ciò che guadagna e che fatica a pagare le tasse.

    10 Gen 2013
  2. redditometro

    post superficiale e allarmistico, sulla scia ma, appunto, molto più superficiale di quello di Ostellino, le chiacchiere dovrebbero stare a zero prima di un riscontro sulle modalità di applicazione.
    inoltre non mi sembra il modo migliore di dimostrare le capacità di analisi del terziario avanzato di ACTA.
    mi sembra uno degli sfoghi che si ascoltano nei bar, mah…

    11 Gen 2013
  3. Mario Panzeri

    Mi permetto di replicare ai sigg. mr e redditometro, che innanzitutto ringrazio per avere letto e commentato il mio post.

    Al sig. mr. Si potrebbe dire, allora, che la DDR (per riprendere il riferimento alla Stasi) era uno stato liberaldemocratico nel quale le leggi erano fatte con i piedi. Peccato, però, che la legiferazione fatta con i piedi, nei vari paesi, sia pressoché sempre a vantaggio dello Stato (il Sovrano) e a danno dei Cittadini (i sudditi). Per quanto riguarda in particolare il redditometro, ricordo che la sua introduzione è stata rinviata di diversi mesi rispetto a quanto in precedenza annunciato per l’esigenza manifestata dai vertici dell’amministrazione finanziaria di procedere ad un adeguato affinamento dello strumento: nulla di improvvisato, quindi. La informo, infine, della mia ferma convinzione che non solo lei, ma anche la stragrande maggioranza degli iscritti ad ACTA – che lavorano quasi esclusivamente per imprese e PA – dichiari il 100% di ciò che guadagna e fatichi a pagare le imposte.

    Al sig. redditometro. Uno dei gravi problemi della legislazione italiana è proprio il fatto che le norme sono formulate in modo da lasciare un enorme spazio alla loro interpretazione e, quindi, ad un’ampia discrezionalità nella modalità della loro applicazione. Con la conseguenza che dobbiamo sperare che ad occuparsi del nostro caso sia un giudice o un funzionario meglio disposto di un altro nei confronti del Cittadino e delle sue ragioni. Le sembra una situazione da stato di diritto? In ogni caso, relativamente alla norma sul redditometro, basta per esempio osservare che da un lato è prevista l’inversione dell’onere della prova, che viene quindi posto a carico del contribuente, con la conseguenza che spesso lo stesso contribuente si troverà a dover fare i conti con la cosiddetta probatio diabolica, cioè con la prova che è oggettivamente impossibile fornire, come quasi sempre è la prova di un fatto negativo; dall’altro lato che di tale redditometro, che sta per entrare in vigore ora, è prevista l’applicazione retroattiva di quattro anni: fatto iniquo in sé, ma di particolare gravità proprio a causa della summenzionata inversione dell’onere della prova.

    Riporto dall’introduzione, scritta da Nicola Rossi (noto economista, ex senatore del Partito Democratico) del libro “Sudditi. Un programma per i prossimi 50 anni”, a cura dello stesso Nicola Rossi, che consiglio a entrambi i miei cortesi interlocutori – e non soltanto a loro – di leggere:
    “Soprattutto è la legge il luogo in cui Stato e Cittadino devono vedere sancita la propria parità. E le norme entro le quali da quindici anni a questa parte si esplica l’attività dell’Amministrazione sono, in campo fiscale, norme più da stato di emergenza (se non di assedio) che da stato di diritto. L’elenco è lungo ed è a tutti noi ben noto (…). Si tratta, spesso e volentieri , di norme che non sarebbero nemmeno lontanamente concepibili in un rapporto tra privati (cioè in un rapporto fra pari) e che hanno definitivamente consolidato da quindici anni a questa parte la trasformazione del rapporto fra Stato e Cittadino in un rapporto diverso: quello fra il Sovrano e il suddito”.
    E ancora: “Ben vengano, dunque, i manuali di comportamento e le istruzioni agli uffici territoriali. Ma il problema – lo ripetiamo – non è il bon ton dell’amministrazione finanziaria. Il problema è la natura stessa dei rapporti tra lo Stato ed il Cittadino che i governi degli ultimi quindici anni – tutti, indistintamente – incluso l’attuale (n.d.r.: il governo Monti) – hanno fatto propria. Una impostazione di cui i governi di ogni forma e colore non sanno, non possono o non vogliono nemmeno valutare costi e benefici”.
    E infine: “Il Fisco – dovremmo sempre tenerlo a mente – è il luogo dove si misura concretamente il rapporto tra lo Stato e il Cittadino. Il contrasto all’evasione ne fa parte integrante. Ma la lotta all’evasione può essere condotta in modi diversi. La strada scelta da circa un quindicennio poggia su alcuni capisaldi. Un’azione sempre più puntuale e rigorosa da parte dell’Agenzia delle entrate, dell’INPS e della Guardia di Finanza frutto di maggiori mezzi e più adeguate strutture ma anche di una normativa sotto molti punti di vista “emergenziale” che non sarebbe, nemmeno per sbaglio, concepibile nei rapporti tra privati. Una normativa frutto del sospetto e del pregiudizio nei confronti del contribuente. L’espressione di un’idea di Stato sempre e comunque sovraordinato rispetto al Cittadino”.

    11 Gen 2013
  4. mr

    Panzeri, io non facevo mica l’elogio della Stasi e della DDR, è Ostellino che se ne esce con paragoni improbabili e fa la figura dell’esaltato. Mettiamola così: avrebbe potuto dire che gli accertamenti induttivi sono il principale strumento usato, ad esempio, dall’IRS negli USA (paese molto apprezzato, a quanto leggo, dai liberal/liberisti nostrani), ma così non avrebbe potuto tirare in mezzo bolscevichi e liberaldemocrazie, che con l’accertamento del reddito c’entrano come i cavoli a merenda.

    Il fatto che il redditometro vada rivisto, e rivisto bene, non ha niente a che vedere con questo, laddove si contesta da più parti una presunta intrusione nella vita privata e professionale degli italiani, o l’essere trattati automaticamente come colpevoli. Sono obiezioni che francamente, guardando ciò che succede in altri paesi, non stanno in piedi, e anche se è comprensibile che emergano, si spererebbe in un livello di dibattito un pochino più alto.

    Ah, Nicola Rossi sarà pure un ex senatore del PD, ma è soprattutto un membro di primo piano di Italia Futura, molto vicino a Montezemolo e alla cosiddetta “agenda Monti”.

    14 Gen 2013
  5. FedericaDAlessio

    Il redditometro è presunzione di colpevolezza fino a prova contraria, e come tale, non solo iniquo, ma direi quasi terroristico.

    14 Gen 2013
  6. Mario Panzeri

    Samanta, l’interessante articolo da te segnalato conferma che l’onere della prova nell’ambito del redditometro è previsto a carico del contribuente. Che poi un giorno la Cassazione dichiari che non può esserlo e che, in qualche misura, l’agenzia delle entrate finisca per tenerne conto, è un altro discorso (ma di quante sentenze della Cassazione l’agenzia delle entrate tiene assai poco conto…).

    Sig. Mr, certo, Nicola Rossi ora aderisce a Italia Futura (che di liberista non ha nulla e pochino anche di liberale): e con questo? Diceva un altro Rossi (Ernesto), che trascorse nove anni nelle carceri fasciste e quattro al confino: “Se un fascista dice che piove, e piove, il fascista ha ragione”. In ogni caso la informo che Simonetta Rubinato, membro per il Partito Democratico della commissione bilancio della Camera, ha dichiarato:”Il nuovo redditometro, se non e’ da stato di polizia, e’ comunque inaccettabile in uno stato di diritto che nella propria Costituzione pone la pubblica amministrazione a servizio dei cittadini e non viceversa”. Ultraliberista anche lei?

    15 Gen 2013
  7. mr

    Per favore, sostenere che Italia Futura non sia di ispirazione liberista e neanche liberale francamente lascia un po’ interdetti. Poi possiamo discutere sul fatto che il liberismo all’italiana è da sempre un po’ soft perché storicamente in cerca di contributi e sovvenzioni varie dallo Stato, e fare la faccia troppo cattiva in questi casi non sta bene. Sulla citazione di Ernesto Rossi: certo che aveva ragione, ma lui si riferiva ad un qualsiasi dato di fatto che come tale sia inoppugnabile (per vedere se piove basta affacciarsi alla finestra) non ad un argomento su cui le opinioni sono – legittimamente, si intende, diverse e discordanti. Per finire: le opinioni sul redditometro nel Pd (tanto per cambiare) sono le più variegate, lei cita la Rubinato che però è una delle tante, però sia Bersani che Fassina lo ritengono, sia pur con sfumature diverse, (sintetizzo) un buono strumento, migliorabile, non sufficiente.

    26 Gen 2013

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