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Il contributometro per protestare contro gli aumenti delle aliquote previdenziali

| 27 novembre 2012 | LETTO: 2.336 VOLTE | 6 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |

Il contributometro è uno schema che mette a confronto le aliquote contributive vigenti in vari paesi, fra cui l’Italia, per avere un’idea di massima sulla coerenza fra quanto si versa e quanto ci si aspetta di ricevere.

La tabella relativa alle aliquote dei lavoratori indipendenti è stata elaborata in occasione dell’incontro con il ministro Fornero al Corriere della Sera, cui ha partecipato Anna Soru, l’11 maggio 2012.
Il grafico riassume il confronto, considerando sempre l'aliquota pensionistica massima, per maggiore dettaglio consultate lo schema del Contributometro indipendenti

In questo caso, però, lo sguardo è stato allargato anche ai dipendenti perché se gli indipendenti piangono, i dipendenti e le imprese certo non ridono, come mostra lo schema delContributometro dipendenti .

Infatti, con il passaggio al contributivo siamo tutti sulla stessa barca e tutti avremmo un interesse a adoperarci per mettere mano a un sistema che sta trasferendo il costo degli eccessi passati sulle generazioni future, con buona pace di quanti credono e scrivono che questo sistema garantisce l’equità intergenerazionale.

Il problema è, come si evince anche dalla tabella, che l’Italia ha le aliquote previdenziali più alte di tutti, e non di poco, eppure gli esperti continuano a ripeterci che è opportuno farci la previdenza integrativa altrimenti i soli assegni del sistema previdenziale obbligatorio non saranno sufficienti.
Come mai, il 33% o il 27% -che dovrebbe diventare 33% - del reddito non è sufficiente a garantire una pensione adeguata quando negli altri paesi aliquote più basse sono sufficienti a coprire il primo e il secondo pilastro?

In Svizzera, per esempio, è sufficiente il 7,8% del reddito per coprire la pensione del sistema pubblico e si può investire tutto quello che si vuole, fino al 18% del proprio reddito, nella previdenza integrativa. Idem per gli USA, dove è sufficiente versare alla Social Security il 12,4% del reddito e si possono impiegare i propri risparmi nei conti previdenziali individuali accesi presso intermediari finanziari.

Si potrebbe provare a dare una risposta.
Supponiamo di aver versato a giugno scorso il 40% di acconto all’INPS pari a 1000 euro.
Questi 1000 cominceranno a rivalutarsi a gennaio del 2013 e alla fine del 2013 saranno diventati 1017, considerando che negli ultimi 3 anni la media del tasso di rivalutazione del montante dei contributi versati all’INPS (e non solo nella Gestione Separata) è stato più o meno dell’1,7%.
Se quei 1000 euro fossero stati invece investiti in un BTP a 10 anni –quindi un investimento di pari rischio, perché il debitore è sempre lo Stato italiano, ma che comincia a pagare interessi da subito – con un rendimento del 5% alla fine del 2013 ci ritroveremmo con 1076,25, dopo aver reinvestito gli interessi. Una differenza di non poco conto. Basti solo pensare che su un arco di 40 anni – la vita lavorativa di chi comincia a 25 anni e smette a 65 – 1000 euro depositati ogni anno con un interesse dell’1,7% diventano alla fine circa 57.000 euro mentre con un interesse del 5% diventano 121.000; 2000 euro rispettivamente 114.000 e 241.000; 3000 euro rispettivamente 171.000 e 361.000 e così via.

Inoltre, è appena il caso di ricordare che l’abbassamento del coefficiente di trasformazione da 5,624% a 5,435% ha ridotto di circa il 3% l’assegno mensile cui si avrebbe diritto, a partire dal 2013, e che tale coefficiente sarà rivisto, presumibilmente al ribasso, ogni 3 anni e, a partire dal 2018, ogni 2.
In tal senso, c’è qualche proposta per allineare le aliquote contributive a quelle degli altri paesi, perché così non solo le nostre sono le più alte – anche per i dipendenti – ma promettono anche pensioni inadeguate.
Ma avremo modo di discutere tutte queste cose più approfonditamente.

Quello che è importante sottolineare è che dal 2013 dovrebbero entrare in vigore gli aumenti per portare gradualmente le aliquote previdenziali per la Gestione Separata al 33%.
L’uso del condizionale è dettato dal fatto che – anche sulla scia dell’esito della protesta che abbiamo inscenato l’estate scorsa - non c’è motivo per non cancellare completamente questa norma iniqua.
L’occasione è data dalle prossime elezioni, dove sicuramente si comincerà a vedere –si spera – gente nuova e desiderosa di fare la cosa giusta.

Dunque, scaricate o copiate il contributometro e tenetelo sulla scrivania perché sarà lo strumento da utilizzare quando la campagna entrerà nel vivo.
Infatti quando le segreterie cominceranno a chiamarvi o, per quelli che hanno la voglia e la predisposizione ad impegnarsi in maniera più diretta, quando vi incontrerete con i candidati, non dovete far altro che far presente che le nostre sono le aliquote previdenziali fra le più alte del mondo, se non le più alte, e che l’innalzamento non solo ci farebbe apparire più inefficienti agli occhi dei nostri partner e/o concorrenti nel resto del mondo ma aumenterebbe anche il debito pensionistico, quindi il debito pubblico. Questo perché ogni euro che versiamo all’INPS diventa un euro di debito in più per lo Stato, che dovrà restituirlo sotto forma di pensione.

Dopodiché, ricordatevi i nomi dei candidati eletti nel vostro collegio, perché se la protesta dovesse entrare nel vivo, come l’estate scorsa, ognuno potrà scrivere ai deputati di riferimento cominciando così: “Gentile Onorevole/Senatore, sono tal dei tali del Suo collegio…”

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