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Primi in Europa. Chi? Noi.

| 25 ottobre 2012 | LETTO: 2.715 VOLTE | UN COMMENTO | Autore: | SHORT URL |

Il 16 ottobre è stato presentato a Bruxelles al Parlamento Europeo il rapporto intitolato European I-Pros. A Study, 2012 citato in seguito come il Rapporto Rapelli, dal nome del suo estensore Stéphane Rapelli. Promotrice dell’iniziativa l’Associazione di consulenti inglesi Professional Contractors Group (PCG), che è tra gli organismi fondatori dell’European Forum of Independent Professionals (EFIP), al quale aderisce anche ACTA.

Chi sono gli I-Pros? Sono i professionisti indipendenti, ed in particolare quelli delle professioni intellettuali, che svolgono la loro attività senza personale alle dipendenze, sono lavoratori autonomi delle professioni regolamentate e non. La base dati presa in considerazione è quella di Eurostat 2011, costruita secondo un criterio che accetta la definizione di I-Pros proposta dall’International Labour Office (ILO) nel 1993: workers, who, working on their own account or with one or more partners, hold the type of job defined as a ‘self-employment job’ and have not engaged on a continuous basis any ‘employees’ to work for them. Nell’universo del lavoro indipendente il Rapporto Rapelli distingue gli employers dai self-employed without employees. Si tratta di un primo tentativo di dare una valutazione quantitativa di questo universo del lavoro così poco conosciuto. I risultati sono sorprendenti.

Nei primi sei mesi del 2011, il numero di I-Pros attivi nei 27 paesi europei presi in considerazione toccava le bella cifra di 8.569.200 individui su 23 milioni e 245 mila autonomi. La crescita degli I-Pros, dal 2000 al 2011, un lasso di tempo nel quale la popolazione attiva totale tende a restare stabile, è stata dell’82%. Il Paese con il numero di I-Pros più elevato in assoluto è l’Italia (1,4 milioni).

I settori di attività presi in considerazione dalla ricerca riguardano

  • Informazione e comunicazione (NACE J, codici 58-63)
  • Attività finanziarie e assicurative (NACE K, codici 64-66)
  • Attività immobiliari (NACE L, codice 68)
  • Attività professionali, scientifiche e tecniche (NACE M, codici 69-75)
  • Attività amministrative e di supporto (NACE N, codici 77-82)
  • Istruzione (NACE P, codice 85)
  • Sanità e servizi sociali (NACE Q, codici 86-88)
  • Arte, intrattenimento e ricreazione (NACE R, codici 90-93)
  • Altre attività di servizio (NACE S, codici 94-96)

Il gruppo più numeroso, circa il 30%, è concentrato nel settore “Attività professionali, scientifiche e tecniche”, il secondo per importanza, circa il 14%, è rappresentato dal settore della sanità e dei servizi sociali. La partecipazione femminile è elevata, 46%, ed è di gran lunga maggioritaria (79%) nel settore “Altre attività di servizio”. Il 61% è compreso in una fascia di età dai 25 ai 49 anni, le donne tendono in genere ad essere più giovani, quelle oltre i 50 anni sono il 30%, mentre tra i maschi sono il 38%.

Che gli I-Pros siano i protagonisti di una tendenza epocale risulta chiaro in maniera impressionante da questo grafico. La crescita degli I-Pros non ha paragoni con quella delle altre categorie di lavoro indipendente né con quella dell’occupazione totale

Fonte: Rapelli Report, 2012

Note: anno 2000 = 100; linee dal basso in alto, rossa = I-Pros, blu = i lavoratori autonomi senza dipendenti fissi, azzurra = gli imprenditori, grigia = il totale del lavoro autonomo, nera = il totale della popolazione attiva

Da questo grafico emerge l’importanza di questa categoria di lavoratori intellettuali per la tenuta dell’occupazione indipendente. Da non sottovalutare la sua importanza anche per l’occupazione totale. Chi, in Italia, quindici anni fa, aveva parlato di “lavoro autonomo di seconda generazione” forse aveva visto giusto.

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