Acta l'associazione dei freelance

Gentiluomini e mercenari

| 30 ottobre 2012 | LETTO: 2.291 VOLTE | 4 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |

Forse ACTA ha fatto male a snobbare la riforma delle professioni non regolamentate, cavallo di battaglia del Colap e di altri organismi di rappresentanza. Il disegno di legge reca il numero 3270 e sta completando il suo iter parlamentare perché, approvato dalla Camera il 17 aprile 2012, è approdato alla X Commissione del Senato (Industria, Commercio, Turismo), relatrice la sen. Anna Rita Fioroni del PD. Il testo lo si può scaricare agevolmente da Internet.

Su questa riforma gli Ordini erano andati giù pesante. Nei documenti inviati alla Commissione della Camera incaricata di esaminare il testo, si poteva leggere in quello del CUP (Comitato Unitario Professioni), scritto a nome degli Ordini, che coloro i quali esercitano una delle professioni non regolamentate non hanno nemmeno diritto di chiamarsi professionisti, perché questo titolo spetta soltanto agli appartenenti agli Ordini, gli altri sono “prestatori di servizi intellettuali” e quella che esercitano non è una “professione” ma un’attività economica di servizi intellettuali a terzi. “Professionista” è quello che ha seguito un preciso percorso formativo ed è riconosciuto da un Ordine a sua volta riconosciuto dallo Stato. Quindi si faccia pure una legge ma questa non rientra nella riforma delle professioni.

Intanto andava avanti e poi si concludeva l’iter dell’approvazione della riforma delle professioni ordinistiche, anch’essa ostacolata in ogni modo da certe posizioni oltranziste che non ammettevano forme di regolazione ulteriori a quelle esistenti. Alla fine il Governo, anche per dimostrarsi “diligente” verso l’Unione Europea, la spuntava introducendo delle blande forme di liberalizzazione ma compensando gli Ordini con l’accesso ai fondi per la formazione contestualmente all’obbligatorietà della formazione permanente. Per i giovani professionisti ordinisti era un costo in più, aggravato dall’obbligo di sottoscrivere una polizza assicurativa, un regalo che il mondo finanziario avrà apprezzato. La battaglia per rifiutare il titolo di professionista a chi appartiene alle professioni…pardon, ai servizi di prestazione d’opera, non ancora regolamentate…pardon, regolamentati da leggi dello Stato, oltre alle norme del Codice Civile, continua tenacemente in Commissione del Senato, se si leggono gli emendamenti. Ai quali però si è aggiunta la proposta di un senatore PdL, toscano e avvocato, d’inserire un nuovo articolo al testo del disegno di legge 3270. Recita il suo emendamento: “Art. 10 bis. Il Governo, sentite le Organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative e previo parere delle competenti Commissioni parlamentari da emanarsi entro 60 giorni dalla data di trasmissione, è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi al fine di individuare più efficaci forme di tutela previdenziale per i soggetti non iscritti al Fondo pensione lavoratori dipendenti dell'lnps, sulla base dei seguenti principi e criteri direttivi: a) Carattere interprofessionale della gestione previdenziale; b) Determinazione della contribuzione previdenziale in coerenza con la disciplina della gestione separata».

Non sappiamo che cosa abbia in mente il senatore, sta di fatto che il disegno di legge che prima aveva per titolo “Disposizioni in materia di professioni non regolamentate” oggi si chiama “"Disposizioni in materia di professioni non regolamentate e delega al Governo per la istituzione di specifiche forme di tutela previdenziale dei soggetti che esercitano le professioni non regolamentate". Hanno intenzione di rimettere mano agli aumenti dei contributi? Hanno intenzione di aprire uno spiraglio alla previdenza privata? Noi abbiamo fatto male a disinteressarci del disegno di legge 3270 e certe associazioni hanno fatto male a non seguirci nella battaglia sulla GS, perché se la ritrovano tra i piedi nella loro beneamata riforma.

P.S. a me personalmente di chiamarmi “professionista” o “prestatore d’opera” non interessa un fico secco, l’importante è che il mercato riprenda ed i committenti mi paghino, e bene. Sono un mercenario, cioè appartengo alla categoria che per sopravvivere ha come unica possibilità quella di vendere la propria merce-lavoro, come diceva il buon Carletto. Questi ragionamenti risultano più chiari se si rilegge il Capitolo secondo del libro che ho scritto con Dario Banfi, “Vita da freelance”. Ve lo allego perché modestamente credo che contribuisca a capire alcune contraddizioni in cui si dibatte la mentalità del professionista oggi e che emergono chiaramente nel dibattito sulla riforma. De te fabula narratur!

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