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Dell’illusione monetaria ovvero dell’incompetenza dei controllori

| 9 luglio 2012 | LETTO: 1.832 VOLTE | 4 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |

Chi vuole capire perché e come l’aumento dei contributi alla Gestione Separata (GS) dell’INPS ha comportato e comporterà un aumento del debito pubblico deve avere la pazienza di leggere alcune considerazioni tecniche.
La formazione di un bilancio, anche di un bilancio pubblico, si basa sul metodo della partita doppia.
In poche parole, questo metodo si fonda sull’assunto che ogni entrata monetaria incrementa o il patrimonio netto o il debito della persona o della società. Infatti, uno stipendio, un regalo ricevuto o l’incasso di una vendita comporta l’aumento del patrimonio netto di chi lo riceve; d’altro canto il credito erogato da una banca o da un privato costituisce un'entrata monetaria ma al contempo dà vita a un debito, una passività. Per contro, una spesa, un regalo ad un amico, il pagamento di merce da rivendere o il rimborso di un debito comporta un decremento del patrimonio netto.

Sulla base di quanto sopra è sorprendente quindi trovarsi di fronte a norme di legge, come l’articolo 22, comma 1 della legge 12 novembre 2011 n.183 – la finanziaria per il 2012 - in cui si rileva l’azzeramento della quota di contribuzione a carico del datore di lavoro che occupi fino a 9 addetti, per i contratti di apprendistato.

Infatti, come si legge nella scheda di lettura della legge sulla Riforma del Lavoro della Camera dei Deputati:

A copertura dei costi è stato disposto:
o l’incremento di 1 punto percentuale (dal 26% al 27%) dell’aliquota contributiva pensionistica corrisposta alla gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge n.335/1995, dai lavoratori non iscritti ad altre forme pensionistiche e della relativa aliquota per il computo delle prestazioni pensionistiche;
o l’incremento di 1 punto percentuale (dal 17% al 18%) dell’aliquota contributiva pensionistica corrisposta alla medesima gestione separata dai rimanenti lavoratori e della relativa aliquota per il computo delle prestazioni pensionistiche.

Quindi, questa legge di stabilità (è stata chiamata così ma è la Finanziaria), approvata dal governo precedente, ha disposto l’aumento dei contributi della GS dal 26 al 27% sostituendo entrate monetarie provenienti da aziende che andavano ad aumentare il patrimonio netto dello Stato, secondo lo schema di cui sopra, con entrate monetarie che vanno ad aumentare il debito dello Stato, perché i contributi versati nella GS, anche se rimaneggiati per i motivi più volte discussi, dovranno essere erogati sotto forma di pensione.
In poche parole in piena tempesta spread il governo precedente ha aumentato il debito, senza che chi è deputato al controllo –Ragioneria di Stato? Corte dei Conti? – abbia avuto alcunché da ridire.

E che dire dell’ultimo aumento dei contributi alla GS? Anche quello si configura come un debito futuro, perché questi soldi, spesi ora per l’ASPI e magari anche per gli esodati, dovranno essere restituiti in un modo o nell’altro sotto forma di pensioni. Anche in questo caso chi deve controllare – peraltro in un momento molto delicato per il debito pubblico – o non è stato in grado di capire o è stato vittima della propria inerzia.

Quindi, oltre ad essere penalizzati per l’aumento delle aliquote contributive, siamo penalizzati anche come contribuenti, insieme a tutti gli altri italiani, perché l’aumento del debito comporta una richiesta di interessi più alta da parte dei mercati.

In conclusione, siamo gestiti come un negozio in cui il commerciante alla fine della giornata va a mangiarsi l’incasso senza pensare che domani dovrà pagare i fornitori e senza che il ragioniere – che guadagna un notevole stipendio per tenere sotto controllo i conti - se ne renda conto.

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