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I messaggi subliminali e il contributivo all’italiana

| 2 maggio 2012 | LETTO: 2.729 VOLTE | 2 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |

Se si fa un po’ di attenzione si scopre una manovra sotterranea volta a far accettare a chi andrà in pensione con il metodo contributivo il principio che si devono aumentare i contributi previdenziali.
Intendiamoci, il vostro umile corrispondente non è contro il metodo contributivo in sé e per sé ma non è d’accordo per come è stato impostato il contributivo all’italiana dall’INPS.
Il messaggio che questi signori trasmettono è che più si versa più alta è la pensione. Il ragionamento non fa una grinza; è tautologico che più si risparmia e più ci si ritrova nella vecchiaia.
Quello che omettono di dire, però, è che ci sono forme di risparmio previdenziale che forse possono essere leggermente più redditizie dei fondi INPS gestiti con il metodo contributivo, fra cui la Gestione Separata INPS, se non altro perché godono di agevolazioni fiscali.
Questi signori, purtroppo per noi, sono grandi esperti e parlano a un pubblico molto ampio.
Uno di questi è il professor Alberto Brambilla ed è di questa mattina – 27 aprile - una sua intervista sul Corriere della Sera in cui dice

I giovani che hanno cominciato a lavorare nel ’96 con la riforma Dini (anno in cui è stato adottato ufficialmente il metodo contributivo in Italia e la Gestione Separata. NdR), se non verseranno sufficienti contributi non godranno né di maggiorazioni sociali né di integrazioni al minimo.

Quando si dice non “verseranno sufficienti contributi”, io già comincio a tremare.
Il motivo è semplice.
Alberto Brambilla è presentato come docente e come ex sottosegretario del welfare ma non come presidente del Nucleo di Valutazione della Spesa Previdenziale, quel gruppo di lavoro che decide, fra le altre cose, come cambia il coefficiente di trasformazione delle pensioni in base alla speranza di vita.
L’uomo è un convinto sostenitore del contributivo all’italiana.
Questo è quanto ha detto in un convegno sul metodo contributivo :

Adesso voglio dire rapidamente due cose riguardo al sistema contributivo. La prima riguarda il tasso di rendimento. Voi sapete che la formula del sistema contributivo è la sommatoria, per l’intero periodo della vita lavorativa, dei contributi versati, capitalizzati ad un tasso di interesse che lo Stato riconosce pari alla media geometrica del PIL quinquennale, degli ultimi cinque anni. La media quinquennale del Pil, se la vogliamo fare per il periodo 1995-2007, si è mossa al 4,83% di interesse netto accreditato su tutti i contributi (io ho calcolato circa il 4,35% lordo per la Gestione Separata INPS. NdR). È quanto di più alto ci sia in tutti i sistemi finanziari. A parte che batte anche il pur generoso rendimento medio annuo lordo dei Bot, che è stato del 5,34 ma che, sottratto il 12,5% di tassazione, fa 4,5. Ma supera anche gran parte delle altre forme di investimento. Voi direte che però, tutto sommato, qualcuno ha reso di più. In realtà, nel 2007, 100 mila euro investiti nella previdenza avrebbero generato 184 mila euro capitalizzati al tasso quinquennale del Pil. Se li avessimo investiti in titoli di Stato avrebbero fruttato 196 mila euro, però avremmo dovuto togliere – come detto - il 12,5% in tassazione. Se li avessimo investiti invece nell’indice Comit - che è l’indice di borsa - avremmo fatto 263 mila euro, un guadagno che oggi però si riduce. L’indice Comit dall’inizio dell’anno ha perduto circa il 22%, per cui siamo leggermente sopra al risparmio previdenziale ma veramente di poco e con un rischio indubbiamente maggiore.

Chi ha voglia di cimentarsi può tirare fuori carta, penna e calcolatore e scoprire tutte le inesattezze di queste affermazioni.

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