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Articoli pubblicati in data 18 maggio 2012

Appelli e Lettere, Donne, Maternità »

| 18 maggio 2012 | 6 COMMENTI | LETTO: 2.195 VOLTE | SHORT URL |

Gent.ma Sig.a Ministra,
sono una libera professionista di 34 anni, al nono mese di gravidanza, più precisamente a 10 giorni dal termine e nonostante questo, oggi, per la terza volta, mi sono dovuta recare presso gli uffici INPS di via Melchiorre Gioia, 22 a Milano.
Penso di rappresentare una buona parte dei giovani italiani di oggi: una laureata a pieni voti, che dopo alcuni anni di lavoro precario o a termine ha deciso di aprire la partita iva, di divenire una libera professionista, fiduciosa nel fatto che i giovani che si mettono in proprio possano dare un contributo al cambiamento di questo nostro Paese!
Ho sempre cercato di trovare gli aspetti positivi nella flessibilità lavorativa che oggi ci contraddistingue, intendendola più come opportunità, che come precarietà.
Almeno così pensavo fino ad oggi, o meglio fino a tre mesi fa quando ho cominciato l’iter per la mia richiesta di maternità…
Il problema non è essere una libera professionista, ma essere una libera professionista iscritta alla gestione separata, quindi non appartenente (e protetta) da nessun ordine e da nessuna altra cassa, equiparata, in quanto a gestione, ad ogni altro parasubordinato con esigenze e necessità diverse.
In quanto libera professionista iscritta alla gestione separata, infatti, ho l’obbligo di astenermi dal lavoro per 5 mesi, per avere diritto all’indennizzo, proprio come un lavoratore parasubordinato (che però non ha interesse, come me, a mantenere la propria clientela in quanto alle dipendenze di un datore di lavoro).
A differenza di un lavoratore parasuboprdinato però non ho una busta paga, che dimostri il mio reddito personale.
E Quindi? Cosa propone il sistema previdenziale italiano?
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