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Milano Fuori Salone, i vampiri alla festa dei freelance e del lavoro creativo

| 19 aprile 2012 | LETTO: 2.579 VOLTE | UN COMMENTO | Autore: | SHORT URL |

Riceviamo e pubblichiamo in vista dell'iniziativa di domani al Fuorisalone.

Il Sindaco Pisapia giustamente si congratula guardando strade, piazze, show room e i 400 eventi sparsi per tutta Milano durante il Fuori Salone. In città arrivano, e si vede, più di 500.000 attraendo in città investimenti diretti per 40 milioni di euro e un indotto di altri 360. E’ una grande festa aperta a tutti, che sottolinea come il design e la cultura del progetto siano oggi una componente essenziale dell’economia della città, del Paese e dell’industria italiana in generale, oltre che della cultura e della vita sociale della città. Il successo del design italiano, che anima il Fuori Salone, è il successo del lavoro creativo di nuova generazione, il vero motore economico che potrà tirare fuori la nostra economia dal disastro attuale.

Ma non si vive solo di concetti eleganti e di belle parole sul genio e cultura da salotto. Il Fuori Salone è anche la grande festa di chi nel design ci lavora, e cioè, nel 99% dei casi, è un lavoratore o una lavoratrice autonoma di nuova generazione che, come chi lavora nella moda, nella comunicazione, nelle nuove tecnologie digitali, non fa parte di nessuna antica corporazione, ordine professionale o settore organizzato e protetto da lobby e apparati gerontocratici. Il restante 1% è costituito dai figli dei titolari che vogliono fare il designer perché è cool. L’esempio migliore è Lapo Elkann: segno che le professioni culturali e creative sono al vertice delle aspirazioni sociali, il che conferma la loro centralità nell’economia del Paese anche a livello di gossip. Del resto la società più capitalizzata al mondo, Apple, è considerata dai fatidici “mercati” un’azienda all’avanguardia nel design.

Una professione nelle industrie creative è la speranza di decine di migliaia di famiglie quando affrontano spese di migliaia di euro per le rette di 39 scuole, istituti e università che, solo a Milano, offrono corsi in vario modo riconducibili alla cultura del design e alla moda. Queste famiglie fanno sacrifici sperando di assicurare un futuro decente, o magari di successo, ai propri figli. Il Fuori Salone è anche la festa degli studenti di design e delle altre discipline culturali e creative.

Ma quest’anno la festa è rovinata in partenza: il futuro e le speranze dei lavoratori creativi, degli studenti e delle loro famiglie è minacciato. Sulla festa del design si aggira il grande vampiro nazionale, l’INPS, pronto a succhiare soldi dalle nuove professioni creative, in cambio di niente, con la sua Gestione Separata. Il futuro delle professioni autonome del design è segnato a morte da una legge incombente che, se approvata, eliminerà le condizioni materiali della loro esistenza.

Proprio in questi giorni infatti, mentre il design festeggia tra un cocktail e un workshop sulle stampanti in 3D, nella quasi indifferenza dei media nazionali, il Governo sta proponendo che i lavoratori autonomi di nuova generazione, i freelance e i liberi professionisti non iscritti a ordini professionali, cioè la totalità dei nuovi lavoratori autonomi del design, della moda, della comunicazione e delle nuove tecnologie, siano obbligati a versare il 33% dei loro proventi nelle oscure casse della GESTIONE SEPARATA INPS.

La Gestione Separata INPS costituisce un intollerabile esempio di mancanza di trasparenza, che aggrava le condizioni materiali dei collaboratori costretti a lavorare nelle forme precarie confusamente delineate dai contratti flessibili proposti dal cosiddetto diritto del lavoro italiano, una vergogna tra i Paesi avanzati, assolutamente non comparabili con i corrispondenti contratti in uso, per esempio, in Germania.. La realtà concreta che Governo e INPS stanno preparando per i lavoratori del design, della moda, della comunicazione e delle nuove tecnologie è un costosissimo inganno, una presa in giro anti-egalitaria, ma soprattutto una sconsolante prova di arroganza burocratica, di mancanza di cultura economica aggiornata e forse anche di difetto di conoscenza delle reali fonti di produzione di valore economico nelle filiere delle industrie italiane apprezzate nel mondo, quali il design e la moda. Pare strano che un Governo di tecnici, che ogni giorno ci ricorda l’occhiuta sorveglianza dei sentiment di mercato, sia così lontano dalla realtà materiale del Paese che aspira a governare. Strano ma, per ora, vero.

Se i freelance, i lavoratori autonomi delle industrie del design e delle diverse altre forme di economia culturale e creativa non faranno sentire la loro voce, subito e con autorevolezza, il prelievo obbligatorio al 33% a favore della Gestione Separata Inps diventerà realtà per decine di migliaia di lavoratori del design e delle altre industrie culturali e creative.

Le condizioni recessive dell’economia italiana sono sicuramente il risultato di decenni di sottovalutazione delle potenzialità economiche delle industrie culturali e creative. I nuovi provvedimenti annunciati sono, oltre che una sciatta dimostrazione di continuità con un modello culturale ed economico fallito, una catastrofica premessa per la sparizione immediata, a partire dalla prossima dichiarazione dei redditi, di un intero e promettente settore, che ancora oggi invita tutta una città a festeggiare con prosecco e spritz i risultati ottenuti negli anni passati. end

Giannino Malossi
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