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Il dibattito su riforma del lavoro e Partite Iva si allarga

| 2 aprile 2012 | LETTO: 1.374 VOLTE | NESSUN COMMENTO | Autore: | SHORT URL |

Segnaliamo due contributi che denunciano l’esclusione dei professionisti autonomi dal tavolo della consultazione/concertazione e un’impostazione della riforma ancorato allo schema fordista, alla contrapposizione lavoratori dipendenti/ imprese.

Il primo è del 26 marzo, pubblicato nel blog Agorà del Sole24ore. A cura di Vincenzo Scuccimarra si intitola “Una riforma per i lavoratori del futuro” . L’articolo si sofferma sui rischi della riforma per il futuro del lavoro autonomo (e non solo).

Volta a ridurre le distanze tra lavoratori garantiti e lavoratori precari la riforma sembra improntata a confermare il lavoro dipendente subordinato come fulcro del sistema, facendone l’obiettivo ideale a cui ogni lavoratore deve tendere, quello che garantisce maggiore equità sociale ed efficienza economica all'intero sistema.

Questo porta a non considerare adeguatamente le esigenze e le potenzialità dei lavoratori indipendenti. Adottando delle misure che, nel tentativo di disincentivare l’uso dei contratti a progetto o il ricorso a consulenti con partita Iva, discriminano di fatto centinaia di migliaia di lavoratori.

I lavoratori parasubordinati o indipendenti non solo non si ritrovano considerati nelle tutele previste per la disoccupazione ma vengono gravati da contributi previdenziali crescenti che, ironia della sorte, andranno a coprire le indennità di disoccupazione dei dipendenti. (…)

Il secondo contributo, “Popolo delle partite Iva: il declino di un mito ambiguo”, è stato pubblicato su la Stampa il 30 marzo. L’autore è Francesco Bogliari, che da fondatore del Giornale delle Partite Iva ha avuto modo di approfondire i temi che ci riguardano.

L’articolo fa un’analisi dell’evoluzione del “mito delle partite Iva”. In estrema sintesi, secondo Bogliari, nei primi anni ’90 eravamo percepiti come un mondo di vincenti, mentre ora saremmo percepiti come un mondo di “sfigati”. Si sofferma inoltre sull’invisibilità dovuta alla nostra incapacità di creare una rappresentanza ampia, non frammentata e litigiosa.

(…)l’associazionismo di questo mondo è quanto di più frammentato, litigioso, isolazionista e “atomico” (sempre nel senso delle dimensioni…) che si possa immaginare. La maggior parte del tempo la passano a litigare tra “ordinisti” (avvocati, notai, architetti, medici ecc., in difesa delle loro medievali fortezze) e “non ordinisti”, cioè le professioni moderne non riconosciute. Se i primi hanno gli Ordini e fanno Casta, i secondi sono tragicamente figli di nessuno. Sono tanti ma non fanno massa, e così la nuova concertazione rosa Fornero-Camusso-Marcegaglia (litigano tra loro, ma intanto si legittimano a vicenda) conferma la loro desolante, disperante marginalità dal mondo del lavoro cosiddetto “vero”: quello delle fabbriche e degli uffici che sotto un unico capannone o un unico tetto riuniscono centinaia, migliaia di lavoratori, mentre chi lavora da casa propria o nel proprio “studiolo” resta invisibile alla Nuova Triplice (Governo tecnico-Cgil-Confindustria).

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