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Consulenti del lavoro: il DDL Fornero distorce in maniera incontrollata il diritto del lavoro

Arriva anche dall’ordine dei Consulenti del Lavoro la sonora bocciatura della normativa prevista per le Partite IVA. L’art. 9 del Disegno di Legge suscita molte perplessità, così spiegate tecnicamente:

In realtà è fatto notorio che la qualificazione fiscale di una prestazione (aver aperto la partita Iva) non incide in alcun modo nella qualificazione civilistica del rapporto di lavoro. Questo signifca che già a legislazione vigente l’apporto di un titolare di partita Iva nelle forme previste dall’articolo 409 punto 3 del Cpc, già qualifica il rapporto nell’ambito della collaborazione coordinata e continuatva. Ne consegue, dunque, che sarebbe stato più utile fare leva sugli attuali principi giuridici e non introdurre ulteriori condizioni che rischiano di generare una reazione incontrollata e distorta del diritto del lavoro.

[…] La conversione avviene automaticamente, “salvo che sia fornita la prova contraria da parte del committente”. La scelta – evidentemente discutibile – conferma l’approccio alla materia che, nell’ambito del condivisibile obiettivo di perseguire le violazioni delle tutele in materia di lavoro, ritiene in maniera aprioristca in senso negativo qualsiasi rapporto di lavoro diverso dal “tempo pieno e indeterminato”. Il problema dunque è che da un approccio sbagliato la correzione possa rivelarsi dannosa perlomeno quanto il vizio che si vorrebbe correggere: alla sregolatezza, più o meno diffusa, si tenta di rimediare con una rigidità non soltanto eccessiva, ma che non appare affatto conciliabile con i canoni vigenti nella materia stessa che si vorrebbe correggere dalle distorsioni. Ciò potrebbe comportare (ipotesi per nulla remota) l’effetto perverso negativo per l’occupazione, con la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro, scaturente dal timore di tali conversioni forzose e dei costi – ingiustfcati quanto una conversione ex lege avulsa dalle modalità di attuazione effettiva del rapporto di lavoro – che ne conseguirebbero. 

Fonte: Fondazione Studi – Circolare n. 06 del 09/04/12 – Analisi Tecnica sul Disegno di Legge legato alla riforma del mercato del lavoro e le conseguenze sul Contratto a Progetto e altre prestazioni di lavoro autonomo.

ACTA

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2 Commenti

  1. Alberto Manganaro

    Fra le varie critiche gia’ emerse da tutte le parti, a me viene un ulteriore dubbio (magari dovuto a mia ignoranza): ma quale ente/autorita’ dovrebbe poi controllare su queste presunte false PI? Intendo dire, visto che non ci sara’ un meccanismo classico in cui e’ la parte offesa a sporgere una denuncia e richiedere all’autorita’ di intervenire, come funzionera’ il tutto? A maggior ragione pensando che quella che nell’idea del regolatore e’ la parte offesa, in realta’ molto spesso NON sara’ per nulla tale e anzi e’ contraria all’applicazione di queste norme che invece di tutelarlo gli causano un grosso danno!

    Il mio sospetto e’ che tutto questo meccanismo resti, come moltissime altre leggi italiane, sulla carta proprio perche’ pensato e progettato in modo che sia impossibile, nella realta’ dei fatti, applicarlo. Mi domando quando i politici capiranno che la soluzione non e’ aggiungere leggi su leggi, sempre piu’ intricate ed inapplicabili…

    E inoltre: come immaginano che si applichino i criteri? Voglio dire, se avvio un progetto con un cliente non sapro’ se rappresenta una certa percentuale delle mie entrate annuali fino a fino anno… quindi sara’ un controllo retroattivo? E se le autorita’ verificano che ho lavorato in condizione di “finta PI” (secondo loro) a posteriori, e nel frattempo io ho terminato il mio lavoro con quel cliente? Sara’ costretto ad assumermi a tempo indeterminato retroattivamente???

    Io credo proprio che un meccanismo del genere non sia proprio applicabile. Non che questo sia motivo per smettere di lottare affinche’ venga cambiato, anzi, dovrebbe essere una aggravante nella critica verso questi politici (a maggior ragione quando si “travestono” da tecnici per poi mostrare quanto siano anche incapaci, tecnicamente, di scrivere leggi realmente applicabili!)

    13 Apr 2012
  2. Marco

    Per Alberto:

    Nel caso che tu descrivi, sei ricosciuto come falsa partita iva, quindi -se non sei iscritto alla gestione separata INPS- ti ci iscrivono a forza e il committente deve pure pagare i contributi retroattivamente.
    Figo, no?
    E tu ipotizzi un caso in cui tu non sai quale percentuale del tuo reddito sarà quota di un o specifico cliente. Mettiti però nei panni del committente: come fa LUI a sapere che quanto fatturi da lui sia più o meno del 75%?

    Inoltre io potrei anche ipotizzare di fare un contratto di collaborazione con una azienda, fatturare in 5 mesi 20mila euro, non lavorare per il resto dell’anno e poi andare dal giudice del lavoro, dimostrare che ero una “falsa partita iva” per poi farmi assumere forzatamente (magari perchè lavoravo quando lavoravano i dipendenti di quell’azienda invece che di notte come Dracula).
    Morale: niente più contratti di consulenza, etc.

    Per me quando hanno scritto il DDL erano ubriachi, non c’è una logica se non far fare cassa all’INPS. Ma così fanno un disastro.

    14 Apr 2012

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