Acta l'associazione dei freelance

Riesce a vivere senza posto fisso. Linciatelo!

| 19 febbraio 2012 | LETTO: 1.515 VOLTE | 2 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |

Qualche giorno fa, sulla pagina d’apertura di Libero.it era apparsa la notizia di un giovane ingegnere che aveva detto a un giornalista di star bene senza posto fisso e di cavarsela in mille modi. A questo punto si è scatenata sul blog di Libero (o di Affaritaliani il giornale online) una vera e propria canea contro il poveretto, con insulti, minacce, volgarità, sproloqui firmati da sedicenti precarie/i. Nessuno mette in dubbio che dietro quelle esplosioni di rancore e di frustrazione ci fossero storie di sofferenze e di delusioni. Ma questo fatto mi ha posto un interrogativo: noi di ACTA che spesso siamo fieri di essere indipendenti, senza un salario e senza un padrone, e lo diciamo in giro come per dire “guardate, si può vivere anche così” e pensiamo di attirarci simpatie, non è che invece suscitiamo sentimenti di odio in quella maggioranza silenziosa che cova la sua impotenza standosene seduta davanti al computer? Precari sì, con tante ragioni. Ma veramente hanno fatto qualcosa per uscire da quella situazione? Hanno protestato, tutti insieme, hanno lottato, hanno mostrato la faccia oppure da anni mandano in giro cv ed aspettano la telefonata? Perché se questo Paese è ridotto come sappiamo, sarà colpa della politica, del padronato, della stampa, dei sindacati ecc. ecc . ma è anche il risultato di una passività sociale, di una viltà diffusa, di chi non vuol rischiare nulla e non s’azzarda nemmeno a una protesta pacifica. Giocosa magari, come la nostra alla Triennale.

Li conosciamo i precari che alzano la testa, lottano, cercano soluzioni di vita, non aspettano la manna dal cielo. Ci sembrano tanti e siamo sempre al loro fianco, ma quanti invece se ne stanno acquattati in casa a sognare il mutuo, sperando che un giorno qualcuno offra loro un posto, fisso o meno fisso, in modo da poter dire: “Grazie, signò, bacio le mani…”. Gli operai hanno ottenuto tante cose, anche la Cassa Integrazione, ma hanno lottato per più di un secolo, con morti, feriti, licenziati, con fame, sofferenze, galera…Se le sono guadagnate le garanzie (è da quando se ne stanno zitti e buoni che hanno cominciato a perderle). Se tutti i precari si fossero uniti in una protesta massiccia, continuata, aperta, minacciosa, sulle piazze d’Italia, le cose sarebbero rimaste al punto in cui sono?
Ma non era per dare lezioni che scrivo questo intervento, era solo per consigliare ai nostri soci di essere consapevoli che essere liberi e indipendenti, sebbene alle dure condizioni del capitalismo, può suscitare in tanta gente risentimento e repulsione invece di simpatia o senso di emulazione. Siate prudenti ACTivisti!
C’è un’anima oscura della nostra società, lo hanno scritto in tanti meglio di me, da cui dobbiamo guardarci, un’anima che invece di liberare energie le comprime e le trasforma in autodistruzione.

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