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Incominciamo a far luce: ecco il problema del sistema pensionistico

| 26 febbraio 2012 | LETTO: 1.336 VOLTE | 2 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |

La pubblicazione dei patrimoni dei ministri consente di gettare uno sguardo più approfondito su alcune fra le maggiori distorsioni del sistema pensionistico.
Non mi riferisco ai 500.000 e passa euro di pensione annua incassata dal sottosegretario che ha fatto una brillante carriera nell’amministrazione pubblica. L’enormità è tale che non c’è bisogno di alcun commento e poi penso – spero – che il numero di queste enormità sia limitato e quindi, in quanto tale, non incide profondamente sulla spesa pensionistica.
Quello che mi ha colpito è il caso del pensionato ministro – non è importante il nome o la professione – che ha maturato all’interno della pubblica amministrazione una pensione di circa 80.000 euro all’anno.
Un calcolo approssimativo - quello che con bella espressione figurata in inglese si chiama “back-of-the-envelope calculation” – dà un’idea chiara del problema ed è assiomatico che una buona definizione del problema è già mezza soluzione dello stesso.
Dunque, a 65 anni attualmente si ha un’aspettativa di vita di 20 anni, quindi il nostro incasserà, al netto delle rivalutazioni, 1.600.000 euro.
Per finanziare questa pensione lungo una carriera di 40 anni ci sarebbero voluti grossomodo contributi pari a 40.000 euro all’anno, comprese le rivalutazioni.
Vediamo invece quanto invece è stato versato.
È plausibile supporre che gli 80.000 euro all’anno rappresentano l’80% dell’ultimo stipendio e che pertanto l’ultimo stipendio fosse di 100.000 euro all’anno.
Ovviamente, 40 anni fa, il nostro all’inizio della sua carriera guadagnava 1 milione di lire al mese, quindi dodici milioni all’anno che, convertiti in euro, fanno 6,000 euro all’anno.
A questo punto facciamo una media fra queste due cifre (100.000 + 6.000/2 = 53.000) e consideriamo uno stipendio annuo di 53.000 euro.
Ipotizzando che sui 53.000 all’anno corrisposti al dipendente per 40 anni sia stato accantonato il 33% all’anno, si giunge alla conclusione che sono stati accantonati ogni anno 17.500 euro all’anno, per un totale quindi di 700.000 euro (17.500 x 40). Aggiungiamoci pure 300.000 euro di rivalutazioni e arriviamo così a contributi versati pari a 1.000.000 di euro, che darebbero diritto a una pensione 50.000 euro all’anno.
Quindi, emerge una differenza di 600.000 euro che deve essere finanziata in qualche modo.
Il passaggio al contributivo non risolve questo problema se non nella misura in cui nel lungo periodo i rendimenti insufficienti corrisposti sui contributi versati non terranno il passo con l’inflazione, che di fatto abbasserà i redditi di chi viene dopo e trasferirà subdolamente a loro il conto da pagare.
Noi della Gestione Separata siamo i primi di queste coorti. E tutto per non toccare queste pensioni. Sarebbe così ingiusto se invece di 80.000 euro il nostro ne percepisse 65.000, ripartendo il costo fra noi e lui?

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