Acta l'associazione dei freelance

Quanto può essere sfruttata la collaborazione autonoma?

| 14 gennaio 2012 | LETTO: 1.954 VOLTE | 5 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |

Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza di un giovane professionista. E' una situazione comune? Sono frequenti le clausole contrattuali come quella qui segnalata?

Premetto che chiedo solamente diritti non privilegi..

Lavoro da due anni con una società di consulenza manageriale.
Fin dal primo momento mi è stata fatta aprire la partita IVA perché la società era stata appena creata e ancora non c'erano lavoratori dipendenti quindi era impossibile fare un contratto di stage (in realtà mi dovevo anche portare il mio pc portatile). Nel primo accordo verbale mi era stato detto che dopo sei mesi di formazione ci sarebbe stata l'assunzione.
Effettivamente dopo sei mesi mi è stata fatta una proposta più alta sempre a partita IVA (con un compenso fisso più una parte variabile); mi sembrava una buona occasione e ho accettato. (Spero non vogliate interpretare male la parola ''accettare'' io ad oggi non ho ancora firmato un contratto in questa società).
Le cose sono andate benino per un po’ anche se di fatto la mia partita IVA nascondeva tutte le caratteristiche di un lavoratore dipendente (un certo orario di lavoro minimo, le ferie ti vengono date in un momento ben preciso dell'anno e devi essere sempre reperibile; se non rispondi al telefono te lo fanno notare).
Poi la corda si è tirata troppo e per giunta i compensi variabili mi venivano pagati con ritardo...
...e soprattutto una volta arrivate le tasse mi sono accorto che lavoravo quanto un dirigente e venivo pagato quanto un impiegato appena assunto (non voglio sminuire gli impiegati ma nel mio lavoro si sta spesso a contatto con Direttori Generali e  Consigli di Amministrazione, abbiamo mansioni e responsabilità differenti e non si lascia cadere la penna sul foglio al ''suono della campanella''). Inoltre fin dallo ''stage'' il mio lavoro ha sempre richiesto trasferte in tutta Italia che spesso sono di una giornata sola e sapendo che i servizi nel Belpaese ogni tanto hanno dei tempi particolari capita che si fanno le 20 ore no stop!
Da qualche mese per vari avvenimenti (come sempre accade in questi casi gli accordi verbali mutano anche a distanza di pochissimi giorni) ho chiesto di farmi avere un qualcosa di scritto (in un primo momento mi è stato detto di no) poi mi è stata presentato un contratto di collaborazione (notizia di questi giorni) purtroppo solo una parte degli accordi era scritti nero su bianco quindi ho dovuto chiedere la cortesia di farmela riscrivere.
Vi riporto direttamente la parte riscritta e omessa in un primo momento:

"Nel caso in cui il Collaboratore venga chiamato direttamente a svolgere personalmente incarichi di qualsiasi natura (consulenza, docenza, formazione etc) metterà immediatamente al corrente il Committente delle attività richieste e, in accordo con il Committente saranno stabiliti i termini economici (compensi e modalità) da richiedere ai clienti; in tale ipotesi, il supporto fornito dal Committente al Collaboratore è forfettariamente individuato nel 50% del compenso richiesto al cliente."

Chiaramente il contratto sottolinea un orario di lavoro libero e assegna compiti più o meno precisi che il collaboratore è tenuto a svolgere, chiaramente poi i carichi di lavori sono diversi (cosa che non mi spaventa) ma sull'orario non c'è alcuna flessibilità.

Questa è la mia storia affascinante e vi lascio con un quesito: perchè il commercialista sulle fattura mi mette anche un 4% di contribuzione INPS mentre io in quanto lavoratore autonomo non posso farlo? ..Credo che questa sia una nuova forma di razzismo

volevo chiudere ringraziando Anna Soru per la disponibilità e l'impegno che mette in questa iniziativa.

In bocca al lupo a tutti!

Il discriminato

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