Acta l'associazione dei freelance

Gli oscuri coefficienti da cui dipenderà la nostra pensione

| 16 gennaio 2012 | LETTO: 3.629 VOLTE | UN COMMENTO | Autore: | SHORT URL |

La nostra pensione contributiva annua sarà data dall’ammontare dei contributi versati, rivalutati sulla base dell’inflazione e della crescita del PIL (ahinoi!), moltiplicato per un numerino, il coefficiente di trasformazione. Ad esempio, se considero una persona di 65 anni con un montante pensionistico rivalutato di 100.000 euro, la pensione che spetterebbe attualmente è 100.000 x 5,62 , ovvero 5.620 euro annue al lordo delle imposte.
Il coefficiente di trasformazione non è sempre lo stesso, ma aumenta all’aumentare dell’età in cui si lascia il lavoro (lo stesso montante di 100.000 euro produrrebbe una pensione annua di 4.798 euro a 60 anni). Inoltre è soggetto a revisione ogni tre anni.
La tabella sotto mostra i coefficienti di trasformazione che valevano sino al 1.1.2010 e quelli attuali, che varranno sino al 31.12.2012 e che dovrebbero essere integrati a breve con i coefficienti per età superiori ai 65 anni.


Come sono determinati i coefficienti di trasformazione?

Non è ben chiaro. Sappiamo però che vengono calcolati in modo da permettere la sostenibilità del bilancio INPS.
In pratica ogni 3 anni un gruppo di esperti analizza l’andamento delle variabili demografiche. Se la popolazione diminuisce e/o la longevità aumenta si interviene su due ambiti: si sposta in avanti l’età pensionabile e si riducono i coefficienti di trasformazione.
Un’ operazione non indolore: si pensi che con la modifica introdotta a partire dal 1 gennaio 2010 la pensione percepita a 65 anni è stata ridotta dell’8%!
Un meccanismo doppiamente punitivo perché riduce la redditività del nostro investimento pensionistico e ci fa accedere ad esso sempre più tardi. Ma non è replicabile senza limiti.
Due possibili scenari.
Il primo è di rassegnata accettazione. Le misere pensioni che percepiremo, insieme all’attesa riduzione delle spese sociali, determineranno una riduzione della vita media, invertendo un trend che dura dal dopoguerra. Il risultato sarà per noi pochi soldi, tardi e per pochi anni, ma l’INPS avrà un bilancio attivo e solido.
Il secondo è di consapevole ribellione. Quando questo meccanismo sarà chiaro a tutti (e l'accelerazione del contributivo fortunatamente sta facendo aumentare questa consapevolezza)  in molti insorgeranno, il patto intergenerazionale salterà e con esso un sistema nato per assicurare un’esistenza dignitosa in vecchiaia, ma che cammin facendo ha dimenticato la sua ragion d ‘essere. E’ questo un pericolo colto anche dalla Corte dei Conti, che nell’ultima relazione parla di un “problema di adeguatezza delle prestazioni , da cui dipende l'accettabilità politico-sociale del sistema pensionistico pubblico e il rispetto del patto intergenerazionale su cui si fonda”.
Un segnale ulteriore della necessità di intervenire con urgenza.

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • Add to favorites
  • Email

UN COMMENTO »