Articoli pubblicati nel mese di gennaio 2012
Appelli e Lettere, Pensione »
Ieri è apparsa questa lettera sul Corriere della Sera:
Scrivo riguardo alle nuove norme fiscali, che ci dicono essere “eque”, sulla gestione separata e sugli amministratori di società di capitale.
Siamo 3 soci/amministratori/lavoratori di 57 anni di una società che dopo aver avuto 4 dipendenti in cassa integrazione in deroga per quasi tutto il 2011, il 31 dicembre 2011 siamo stati costretti a licenziarli perché da tempo non abbiamo più il lavoro.
Nel 1995, con la riforma delle pensioni, fu creata la gestione separata per chi, come noi, non aveva un fondo per la pensione. Ne fummo contenti e accettammo anche i continui aumenti dell’aliquota dei contributi nella speranza di avere una pensione dignitosa. Io ho aderito anche al riscatto dei 5 anni precedenti per lo stesso motivo. A gennaio 2011 è stata abbassata di circa mezzo punto l’aliquota di retrocessione della pensione contributiva, quella di tutti noi della gestione separata che non ha nessuno in pensione, e soltanto qualche voce si è innalzata per segnalare l’accaduto ma è stata subito soffocata perché noi siamo “terreno di conquista”. Ora i cinque anni riscattati prima del 1996 non sono utili per il raggiungimento del requisito dell’età per la pensione; invece è rimasto un diritto per tutti quelli che hanno riscattato la laurea, come se i diritti acquisiti fossero diversi e forse lo sono veramente perché siamo “persone che non contano”.
In un opuscolo ho letto che le indennità di fine rapporto degli amministratori di società di capitale (la nostra è una Srl) saranno tassate secondo gli scaglioni di reddito, senza nessun limite come invece è per i grandi manager che pagherebbero soltanto oltre la soglia di un milione di euro. La norma è indicata al comma 31 dell’art. 24 della legge “SalvaItalia”. Se è vera l’interpretazione data da quella pubblicazione, noi (come tanti altri piccoli imprenditori) – che non abbiamo avuto accesso a un posto pubblico, che abbiamo pagato tutte le tasse (anche di più di quello che era lecito perché non siamo dei “volponi”), che non possiamo protestare perché abbiamo i nostri figli laureati che si stanno affacciando nel mondo del lavoro (e preghiamo Dio che almeno loro possano trovarlo) e che avevamo la certezza che la nostra pensione sarebbe stata di basso importo – abbiamo cercato di accantonare qualcosa, notevolmente inferiore al milione di euro, da utilizzare come liquidazione per integrare le pensione. Ora ci troviamo a sostenere lo Stato italiano più dei grandi manager e di tanti altri, perché loro pagheranno le imposte sull’eccedenza al milione di euro. In questo mondo dove tutti desiderano andare in televisione per esternare il proprio sapere e farsi ammirare per la propria immagine, possibile che non ci sia nessuno che sappia prendere le difese di chi non ha visibilità, di chi soffre in silenzio, di chi si rimbocca le maniche facendo anche lavori più umili per mandare avanti la baracca? Possibile che in questa Italia non ci sia qualcuno che sappia vedere che cosa è giusto e che cosa è sbagliato, che cosa è equo e che cosa non lo è, e che sappia scrivere le leggi in modo corretto?”
Giulio De Santis (imprenditore senza più impresa), Perugia”.
Autore: Silvestro De Falco
In evidenza, Rappresentanza »
Grazie anche alla nostra attività associativa in Acta, alla nostra contestazione e alla scrittura al Governo, come professionisti della Gestione Separata abbiamo ora all’attivo:
- Un aumento di un punto percentuale dell’aliquota fiscale (Sigh!) che è scattato nel 2012 invece che nel 2009 (quindi con un ritardo di 2 anni, in cui ce lo siamo risparmiato)
- Abolizione della finestra di 18 mesi che avrebbe altrimenti dovuto trascorrere fra la maturazione dei requisiti per la pensione e la sua effettiva ricezione e godimento
- Inserimento in legge di un istituto simile alla busta arancione svedese, grazie al quale riceveremo un prospetto riassuntivo della nostra posizione previdenziale con l’effettivo montante previdenziale
- Riconoscimento della malattia domiciliare (anche se non alta) e dei congedi parentali, per i quali pagavamo dal 2007 per le altre categorie, senza poterne usufruire
- Possibilità di cumulo contributi relativi a più gestioni pensionistiche anche se riferiti a periodi inferiori a 3 anni (prima non era possibile)
- Indennità di maternità
Anche la resistenza del Ministro Fornero ad accettare gli aumenti proposti nel decreto mille proroghe è un po’ merito nostro. Come Acta abbiamo infatti avuto modo di spiegare la nostra situazione alla Professoressa Fornero, prima che diventasse Ministro.
Forse NON è tutto, ma è quello che io ricordo ora.
Anche se non fossimo stati solo noi quelli bravi che, con interventi, con lettere e capacità di fare rete sono riusciti a rappresentare fedelmente presso i governanti la condizione dei professionisti autonomi, anche se fosse stata solo fortuna, tuttavia oggi possiamo parlare del raggiungimento di questi obbiettivi, che sono vantaggi tangibili non solo per noi stessi, ma a beneficio di tutta la categoria degli iscritti alla Gestione Separata dell’INPS.
Autore: Paola Gatto
Leggi e Norme, Previdenza »
Per assicurare la copertura finanziaria degli emendamenti sulle pensioni a favore dei lavoratori esodati (che hanno firmato degli accordi collettivi di incentivo all’esodo) e precoci (coloro che lasceranno il lavoro con 42 anni di anzianità, prima di avere compiuto i 62 anni d’età) i relatori del decreto milleproroghe hanno presentato un emendamento che prevede un ritocco delle aliquote contributive dei lavoratori autonomi (aumenteranno a regime nel 2016 di altri 0,15 punti percentuali).
Riporta il sole24ore in un articolo di Nicoletta Cottone:
Con effetto dal primo gennaio 2013, si legge, le aliquote contributive pensionistiche dei lavoratori artigiani, commercianti e coltivatori diretti, mezzadri e coloni iscritti alle relative gestioni autonome dell’Inps e l’aliquota contributiva per gli iscritti alla gestione separata sono incrementate di 0,01 punti percentuali. Dal primo gennaio 2014 le aliquote sono incrementate di 0,04 punti e di altri 0,05 punti percentuali dal primo gennaio 2015. In pari misura dal primo gennaio 2016 fino a conseguire un incremento complessivo di 0,15 punti percentuali.
E’ una vera e propria beffa per gli iscritti alla Gestione Separata, dato che tra di loro non ci possono essere né esodati (ma solo semplici disoccupati) né precoci. Abbiamo soci con quasi 50 anni di lavoro e contribuzione e con più di 62 anni di età che non sono ancora potuti andare in pensione!
Autore: ACTA
Pensione »
La nostra pensione contributiva annua sarà data dall’ammontare dei contributi versati, rivalutati sulla base dell’inflazione e della crescita del PIL (ahinoi!), moltiplicato per un numerino, il coefficiente di trasformazione. Ad esempio, se considero una persona di 65 anni con un montante pensionistico rivalutato di 100.000 euro, la pensione che spetterebbe attualmente è 100.000 x 5,62 , ovvero 5.620 euro annue al lordo delle imposte.
Il coefficiente di trasformazione non è sempre lo stesso, ma aumenta all’aumentare dell’età in cui si lascia il lavoro (lo stesso montante di 100.000 euro produrrebbe una pensione annua di 4.798 euro a 60 anni). Inoltre è soggetto a revisione ogni tre anni.
La tabella sotto mostra i coefficienti di trasformazione che valevano sino al 1.1.2010 e quelli attuali, che varranno sino al 31.12.2012 e che dovrebbero essere integrati a breve con i coefficienti per età superiori ai 65 anni.

Come sono determinati i coefficienti di trasformazione?
Autore: Anna Soru
Storie personali e testimonianze »
Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza di un giovane professionista. E’ una situazione comune? Sono frequenti le clausole contrattuali come quella qui segnalata?
Premetto che chiedo solamente diritti non privilegi..
Lavoro da due anni con una società di consulenza manageriale.
Fin dal primo momento mi è stata fatta aprire la partita IVA perché la società era stata appena creata e ancora non c’erano lavoratori dipendenti quindi era impossibile fare un contratto di stage (in realtà mi dovevo anche portare il mio pc portatile). Nel primo accordo verbale mi era stato detto che dopo sei mesi di formazione ci sarebbe stata l’assunzione.
Effettivamente dopo sei mesi mi è stata fatta una proposta più alta sempre a partita IVA (con un compenso fisso più una parte variabile); mi sembrava una buona occasione e ho accettato. (Spero non vogliate interpretare male la parola ”accettare” io ad oggi non ho ancora firmato un contratto in questa società).
Le cose sono andate benino per un po’ anche se di fatto la mia partita IVA nascondeva tutte le caratteristiche di un lavoratore dipendente (un certo orario di lavoro minimo, le ferie ti vengono date in un momento ben preciso dell’anno e devi essere sempre reperibile; se non rispondi al telefono te lo fanno notare).
Poi la corda si è tirata troppo e per giunta i compensi variabili mi venivano pagati con ritardo…
…e soprattutto una volta arrivate le tasse mi sono accorto che lavoravo quanto un dirigente e venivo pagato quanto un impiegato appena assunto (non voglio sminuire gli impiegati ma nel mio lavoro si sta spesso a contatto con Direttori Generali e Consigli di Amministrazione, abbiamo mansioni e responsabilità differenti e non si lascia cadere la penna sul foglio al ”suono della campanella”). Inoltre fin dallo ”stage” il mio lavoro ha sempre richiesto trasferte in tutta Italia che spesso sono di una giornata sola e sapendo che i servizi nel Belpaese ogni tanto hanno dei tempi particolari capita che si fanno le 20 ore no stop!
Da qualche mese per vari avvenimenti (come sempre accade in questi casi gli accordi verbali mutano anche a distanza di pochissimi giorni) ho chiesto di farmi avere un qualcosa di scritto (in un primo momento mi è stato detto di no) poi mi è stata presentato un contratto di collaborazione (notizia di questi giorni) purtroppo solo una parte degli accordi era scritti nero su bianco quindi ho dovuto chiedere la cortesia di farmela riscrivere.
Vi riporto direttamente la parte riscritta e omessa in un primo momento:“Nel caso in cui il Collaboratore venga chiamato direttamente a svolgere personalmente incarichi di qualsiasi natura (consulenza, docenza, formazione etc) metterà immediatamente al corrente il Committente delle attività richieste e, in accordo con il Committente saranno stabiliti i termini economici (compensi e modalità) da richiedere ai clienti; in tale ipotesi, il supporto fornito dal Committente al Collaboratore è forfettariamente individuato nel 50% del compenso richiesto al cliente.”
Chiaramente il contratto sottolinea un orario di lavoro libero e assegna compiti più o meno precisi che il collaboratore è tenuto a svolgere, chiaramente poi i carichi di lavori sono diversi (cosa che non mi spaventa) ma sull’orario non c’è alcuna flessibilità.
Questa è la mia storia affascinante e vi lascio con un quesito: perchè il commercialista sulle fattura mi mette anche un 4% di contribuzione INPS mentre io in quanto lavoratore autonomo non posso farlo? ..Credo che questa sia una nuova forma di razzismo
volevo chiudere ringraziando Anna Soru per la disponibilità e l’impegno che mette in questa iniziativa.
In bocca al lupo a tutti!
Il discriminato
Autore: ACTA
Politiche del lavoro, Previdenza, Rappresentanza »
Sul Corriere della Sera di oggi un articolo di Dario Di Vico dal titolo “Il mondo delle partite IVA trascurato dal governo tecnico” rilancia la nostra richiesta di partecipare alle consultazioni sulla riforma del mercato del lavoro, riprendendo alcuni punti di un mio post pubblicato qualche giorno fa sul blog la nuvola del lavoro (Le ipotesi di riforma del mercato del lavoro dimenticano (ancora) le partite Iva).
Un tema sempre più urgente dal momento che si profila una pericolosa convergenza tra le richieste del sindacato, che continua a proporre la soluzione di “far pagare di più il lavoro precario”, e l’ultima proposta del PDL a firma dell’ex Ministro Sacconi. Secondo quanto riportato da Enrico Marro, sempre sul Corriere di oggi (“Puntare sull’apprendistato. Alla finestra sui licenziamenti”), questa proposta di legge prevede l’aumento dei contributi previdenziali al 33% per i collaboratori a progetto e per le partite Iva monocommittenti.
Tra una Confindustria che nega l’evidenza di un mercato del lavoro flessibile all’ingresso e un Sindacato concentrato sulla difesa dell’articolo 18, c’è il rischio che la mediazione venga trovata con gli strumenti di sempre nel terreno dei non rappresentati.
Autore: Anna Soru













