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Cosa cambia per la Gestione Separata con il decreto Salva Italia

| 6 dicembre 2011 | LETTO: 37.420 VOLTE | 43 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |

Le nuove norme pensionistiche che hanno conquistato spazio sulla stampa sono naturalmente quelle più poderose: la stretta sulle pensioni di anzianità, il blocco della rivalutazione delle pensioni superiori a 960 euro, la brusca parificazione dell’età pensionabile tra donne e uomini.

Quanto incideranno sugli iscritti alla gestione separata?

In generale possiamo dire che la nostra situazione è talmente svantaggiosa che queste misure, certamente pesanti per altre categorie di lavoratori, influiscono relativamente poco sulla maggior parte di noi.

La stretta sulle pensioni di anzianità non avrà alcun effetto su collaboratori e professionisti della gestione separata, che di fatto ne erano già esclusi (gli anni nella gestione separata non possono essere sommati agli anni in altre gestioni se non a prezzo di un calcolo interamente contributivo e perciò molto penalizzante).
Il blocco sulle rivalutazioni nei prossimi due anni difficilmente colpirà chi percepisce esclusivamente una pensione da gestione separata, perché si tratta di pensioni largamente inferiori a tale limite, ma potrà interessare chi è titolare anche di altre pensioni.
L’innalzamento dell’età di pensionamento sarà invece una vera “mazzata” per tante donne autonome che faticano a stare sul mercato e che pur avendo una partita iva formalmente aperta, sono di fatto disoccupate. Riguarderà principalmente chi ha maturato una pensione in altre gestioni, perchè le donne che possono  contare solo sulla gestione separata in genere, come confermato da segnalazioni di nostre socie, non riescono ad anticipare l’età della pensione perché non soddisfano l’altro parametro necessario (la loro pensione doveva essere pari a 1,2 volte l’importo dell’assegno sociale con vecchie norme a 1,5 con le nuove). Più in generale, tuttavia, l’innalzamento dell’età minima per il pensionamento rappresenta un problema molto grave per tutti (donne e uomini, dipendenti e autonomi),  se non saranno introdotte delle deroghe nelle situazioni di disoccupazione.

Il decreto Salva Italia contiene anche altre norme importanti di cui si è parlato molto poco. Alcune  misure sono specifiche sulla gestione separata e, seppure insufficienti a farci uscire dalla situazione di apartheid, fanno ben sperare. Ho dovuto leggerle tre volte. Un po’ perché come sempre la lettura dei testi di legge non è mai facilissima. Un po’ perché non ci credevo.
Nel passato tutti gli interventi sulla gestione separata, al di là delle dichiarazioni, si erano risolti quasi esclusivamente in aumenti dei contributi per finanziare operazioni a noi estranee (ricordo gli ultimi due: la recente legge di stabilità del Governo Berlusconi per ridurre i costi dell’apprendistato, l’accordo sul welfare del governo Prodi per ridurre lo scalone).
Nel decreto Salva Italia, invece, le norme specifiche sulla gestione separata sono norme che aspettavamo da tempo e che vanno nella direzione di una maggiore equità.
Proviamo a soffermarci su  alcuni punti delle nuove disposizioni (articolo 24).

(Soppressione regime decorrenze- c.d. “finestra”). Con riferimento esclusivamente ai soggetti che a decorrere dal 1° gennaio 2012 maturano i requisiti per il pensionamento indicati ai commi da 6 a 11 del presente articolo non trovano applicazione le disposizioni di cui all’articolo 12, commi 1 e 2 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni, e le disposizioni di cui all’articolo 1, comma 21, primo periodo del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148.

La pensione verrà erogata il mese successivo alla maturazione dei requisiti e non dopo un intervallo (le famose finestre pensionistiche) che per noi autonomi era di 18 mesi (contro i 12 dei lavoratori dipendenti.) Era questa una delle richieste contenute nella nostra lettera aperta al Governo.

“(totalizzazioni) All’articolo 1, comma 1, del decreto legislativo 2 febbraio 2006, n. 42, e successive modificazioni e integrazioni, con effetto dal 1° gennaio 2012 le parole “, di durata non inferiore a tre anni,” sono soppresse.”

In sostanza si potranno cumulare, al fine del conseguimento di un’unica pensione, i periodi assicurativi relativi a più gestioni pensionistiche, anche se riferiti a periodi inferiori ai 3 anni. Sino ad ora i contributi versati per meno di 3 anni venivano perduti.

“(Estensione tutele prestazioni temporanee ai professionisti Gestione separata) A decorrere dal 1° gennaio 2012, ai professionisti iscritti alla gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie sono estese le tutele di cui all’articolo 1, comma 788 della legge 27 dicembre 2006, n. 296.”

Questo comma riguarda la malattia domiciliare e i congedi parentali. Nel 2007 con l’accordo del welfare si intervenne (tra le altre cose) per aumentare dallo 0,22% allo 0,72% i contributi per malattia e gravidanza. Questo aumento doveva finanziare la copertura della maternità a rischio, della malattia domiciliare e dei congedi parentali. I professionisti con partita Iva, benché tenuti agli stessi versamenti dei collaboratori, furono esclusi dall’accesso ai congedi parentali e alla malattia domiciliare. In questo modo l’INPS ha potuto fare cassa anche su questi versamenti: come riportato in documenti dello stesso INPS, solo lo 0,33% e non lo 0,72% viene restituito ai contribuenti, il resto confluisce nel grande calderone, a copertura delle passività di altre gestioni. La nuova norma sana questa iniquità, ma non è sufficiente a garantire adeguatamente la copertura della malattia, perchè le prestazioni sono irrisorie.

“(Modalità di accesso graduale e di decontribuzione parziale) Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, costituisce una Commissione composta da esperti e da rappresentanti di enti gestori di previdenza obbligatoria nonché di Autorità di vigilanza operanti nel settore previdenziale, al fine di valutare, entro il 31 dicembre 2012, nel rispetto degli equilibri programmati di finanza pubblica e delle compatibilità finanziarie del sistema pensionistico nel medio/lungo periodo, possibili ed ulteriori forme di gradualità nell’accesso al trattamento pensionistico determinato secondo il metodo contributivo rispetto a quelle previste dal presente decreto. Tali forme devono essere funzionali a scelte di vita individuali, anche correlate alle dinamiche del mercato del lavoro, fermo restando il rispetto del principio dell’adeguatezza della prestazione pensionistica. Analogamente, e sempre nel rispetto degli equilibri e compatibilità succitati, saranno analizzate, entro il 31 dicembre 2012, eventuali forme di decontribuzione parziale dell’aliquota contributiva obbligatoria verso schemi previdenziali integrativi in particolare a favore delle giovani generazioni, di concerto con gli enti gestori di previdenza obbligatoria e con le Autorità di vigilanza operanti nel settore della previdenza.”

E’ possibile che ci siano spazi per un parziale opting out dalla contribuzione obbligatoria a favore di una pensione integrativa a capitalizzazione?

“(Iniziative di promozione della cultura del risparmio previdenziale) Il Ministero del Lavoro e della Politiche Sociali elabora annualmente, unitamente agli enti gestori di forme di previdenza obbligatoria, un programma coordinato di iniziative di informazione e di educazione previdenziale. A ciò concorrono la comunicazione da parte degli enti gestori di previdenza obbligatoria circa la posizione previdenziale di ciascun iscritto e le attività di comunicazione e promozione istruite da altre Autorità operanti nel settore della previdenza. I programmi dovranno essere tesi a diffondere la consapevolezza, in particolare tra le giovani generazioni, della necessità dell’accantonamento di risorse a fini previdenziali, in funzione dell’assolvimento del disposto dell’art.38 della Costituzione. A dette iniziative si provvede attraverso risorse ordinarie.”

Che finalmente arrivi la busta arancione?

Il Governo promuove, entro il 31 dicembre 2011, l’istituzione di un tavolo di confronto con le parti sociali al fine di riordinare il sistema degli ammortizzatori sociali e degli istituti di sostegno al reddito e della formazione continua.”

E’ augurabile che sia un primo passo verso un welfare universalistico e una formazione aperta a tutti i lavoratori.

In definitiva, restano moltissimi problemi da risolvere, innanzitutto la verifica della adeguatezza del rendimento pensionistico, il recupero della finalità solidaristica delle pensioni, l’impossibilità di continuare ad aumentare senza limiti l’età della pensione (la domanda che tutti ci facciamo è sarò in grado? e soprattutto avrò un mercato?),  l’introduzione di misure transitorie per gli iscritti alla gestione separata che andranno in pensione a breve e per chi sta aspettando la pensione (che si allontana sempre più) per uscire dalla disoccupazione (anche quando non è formalmente visibile perché c’è una partita iva aperta), per non parlare  della copertura (in termini di reddito e in termini pensionistici) dei periodi di non lavoro per malattia, disoccupazione, lavori di cura… Però è certamente da apprezzare la direzione impressa nel decreto ad una armonizzazione tra i diversi trattamenti pensionistici e la (inedita) sensibilità del Ministro Fornero nei confronti della gestione separata e più in generale del sistema contributivo.


 
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43 COMMENTI »

  • Anna Soru (author) ha scritto:

    Faccio una rettifica: c’è una norma che se confermata è inaccettabile.
    Il comma 7 dell’articolo 24 sembra indicare, se non ho capito male, che se non ha maturato un importo pari ad almeno 1,5 volte l’assegno sociale un iscritto alla gestione separata potrà andare in pensione solo a 70 anni!

  • Riccardo ha scritto:

    Per la serie: con una mano ti danno, con l’altra ti tolgono!

  • flambé ha scritto:

    Chiedo scusa, ma chi come me non ha mai versato contributi nemmeno nella gestione separata perché non ha mai avuto un lavoro regolare, che ha avuto per pochi anni una partita iva che poi ho chiuso, che però non è mai stata iscritta alle liste di disoccupazione perchè fa ogni tanto lavori a semplice notula e certo non ha potuto permettersi il lusso di fare contributi volontari perché nel frattempo ha dovuto tirare su due figli con scarsissime risorse, avrà mai diritto all’assegno sociale? E a quanti anni si ha diritto a questo assegno secondo la nuova legge? a 70?

    E quanti sono invece gli anni di versamenti obbligatori minimi per poter ricevere la pensione per chi ha la gestione separata con partita IVA ma non raggiunge comunque l’importo pari a 1,5 volte dell’assegno sociale?
    Lo chiedo perché l’IMPS è un muro di gomma da cui non riesco ad avere risposte…
    Grazie di cuore
    f.

  • pietro ha scritto:

    Ma la pensione sociale a che età la danno ?

    Se non versi niente ti danno la pensione a 66-67-68…anni,

    Se invece versi i contributi nella gestione separata ti danno la stessa pensione a 70 anni.

    trattamento veramente equo
    Ma chi le inventa ste cose????????

    Pietro G.

  • Mario Panzeri ha scritto:

    Fino a ieri la pensione sociale veniva riconosciuta a chi, avendo compiuto il 65esimo anno di età, possedeva redditi di ammontare inferiore ai limiti stabiliti dalla legge. Non so se con la recente manovra del governo Monti è cambiato qualcosa.

  • Mario Panzeri ha scritto:

    Se ho ben capito, la norma che prevede la corresponsione della pensione di vecchiaia solo a 70 anni se non si ha maturato un importo pari almento ad una volta e mezzo quello della pensione sociale riguarda tutti, non soltanto gli iscritti alla gestione separata. E’ vero, tuttavia, che è assai più probabile che si trovi in una tale situazione un iscritto alla gestione separata piuttosto che un iscritto ad altre gestioni.

  • Anna Soru (author) ha scritto:

    Il Decreto, se ho capito, aumenta di un anno l’età per accedere all’assegno sociale, quindi dovrebbe essere 66 anni. Si acquista tale diritto se il reddito è inferiore a quello dello stesso assegno sociale (nel 2011 343,90 euro).
    Però ci sarebbe una contraddizione, se si ha un reddito basso si dovrebbe accedere prima all’assegno sociale che alla pensione maturata con i propri contributi, se questa non arriva a 515,85.

  • Silvestro De Falco ha scritto:

    Mario,
    io invece penso che questo requisito dei 70 anni si applica solo agli iscritti alle gestione separata.
    Perdipiù devi anche avere 5 anni di contributi versati.
    Silvestro

  • Mario Panzeri ha scritto:

    Il comma 6 dell’art. 24 del decreto recita: “Il diritto alla pensione di vecchiaia di cui al comma 6 (tutto, non solo il punto d.: n.d.r.) è conseguito in presenza di un’anzianità contributiva minima pari a vent’anni ecc.”. Nel comma 6 si parla indistintamente di tutti i lavoratori, non soltanto di quelli iscritti alla gestione separata. Nello stesso comma 6 si fa riferimento agli autonomi (quindi anche agli iscritti alla gestione separata) soltanto nel punto d. in cui si parla di “accesso alla pensione di vecchiaia nel sistema misto”: che cosa vuol dire? Fino ad ora per gli autonomi (quantomeno per coloro ai quali la pensione era liquidata a carico della gestione separata) non esisteva un sistema misto, inteso come sistema retributivo + sistema contributivo: c’era soltanto la possibilità di ottenere una pensione “mista” (calcolata tutta con il contributivo) nel senso di somma dei contributi versati come dipendente e come iscritto alla gestione separata. In questo caso, in effetti, il requisito era già di vent’anni complessivi di versamenti. Non so però se già sussistesse il requisito di un ammontare mimimo calcolato in relazione all’assegno sociale.

    Teniamo anche conto di un’altra cosa: se fosse vero che il punto 7 vale per tutti gli iscritti alla gestione separata (e non soltanto per quelli che hanno qualcosa a che fare con il sistema misto, il cui significato va, come visto sopra, chiarito), vorrebbe dire che se anche un lavoratore a 66 anni avesse diritto ad una pensione enormemente maggiore dell’importo dell’assegno sociale, non potrebbe comunque andare in pensione prima del 2016, perché la gestione separata esiste dal 1996 e il requisito dei vent’anni si raggiunge appunto come minimo dal 2016.

    In ogni caso, tutto si può dire meno che la norma sia chiara.

  • Silvestro De Falco ha scritto:

    Inoltre resta da vedere – nel caso del lavoratore che matura il requisito dei 20 anni a 66-67-68-69 anni e così via – quale coefficiente di trasformazione viene applicato. Infatti mi sembrerebbe profondamente ingiusto in questi casi applicare un coefficiente tarato su un’attesa di vita a 65 anni.

  • Mario Panzeri ha scritto:

    Silvestro, per quanto si possa essere pessimisti non vedo come potrebbe essere applicato il coefficiente di trasformazione dei 65 anni a un lavoratore che va in pensione a 66-70. Voglio davvero pensare che la logica distorta sottostante alle finestre di uscita – eliminate con la manovra Monti – sia superata una volta per tutte.
    Piuttosto c’è da notare che il più elevato coefficiente di trasformazione relativo ad una età più avanzata di pensionamento può essere in gran parte annullato dalla revisione triennale della tabella dei coefficienti stessi.

  • Silvestro De Falco ha scritto:

    In effetti, Mario, al comma 16 si parla di “con effetto dal 1° gennaio 2013 lo stesso coefficiente di trasformazione è esteso anche per le età corrispondenti a valori fino a 70″.
    Il rischio che sottilinei tu, determinato dall’adeguamento delle aspettative di vita, è reale.

  • Mario Panzeri ha scritto:

    Silvestro, al comma 6 dell’art. 24 del decreto Monti non si parla del coefficiente di trasformazione dei 65 anni ma di quello di cui all’art. 1, comma 6, della legge 335/1995. Quest’ultimo comma a sua volta recita: “L’importo della pensione annua nell’assicurazione generale obbligatoria e nelle forme sostitutive ed esclusive della stessa è determinato secondo il sistema contributivo moltiplicando il montante individuale dei contributi per IL COEFFICIENTE DI TRASFORMAZIONE DI CUI ALL’ALLEGATA TABELLA “A” RELATIVA ALLA’ETA’ DELL’ASSICURATO AL MOMENTO DEL PENSIONAMENTO ecc.” (per inciso, nell’ecc. c’è anche scritto che ad ogni assicurato è inviato, con cadenza annuale, un estratto conto che indichi le contribuzioni effettuate, la progrsssione del montante contributivo e le notizie relative alla posizione assicurativa: viene effettivamente inviato? A me risulta di no, quindi l’INPS è inadempiente rispetto a quanto previsto da una legge dello stato). Perciò, quando al comma 6 dell’art. 24 del decreto Monti si afferma che “lo stesso coefficiente di trasformazione è esteso anche per le età corrispondenti a valori fino a 70 anni”, a mio parere deve intendersi come estensione non dello specifico coefficiente di trasformazione dei 65 anni (di cui, come si è detto, non si parla) ai 5 anni successivi, ma come estensione della tabella dei coefficienti di trasformazione ai 66-70 anni, tabella che oggi si ferma a 65 anni.

  • Anna Maria Cervino ha scritto:

    Ho 72 anni, 14 anni di contribuzione presso la gestione separata dell’Inps, al compimento del 65 anno anche se largamente in possesso del requisito dei 5 anni di contribuzione, non ho richiesto la pensione perchè risibile. Quale è ora la mia posizione? devo affrettarmi alla richiesta entro il 31/12/2011 per non essere costretta ad altri sei anni di versamenti (sic!)o per me non cambia nulla. Dalla lettura delle norme ho trovato risposte contraddittorie.

  • Mario Panzeri ha scritto:

    Rispondo ad Anna Maria – Difficile rispondere. A mio parere resta valido il requisito dei cinque anni per chi ha effettuato versamenti soltanto nella gestione separata, mentre i vent’anni riguardano coloro che vogliono ottenere una pensione erogata sì dalla gestione separata, ma che tenga conto di versamenti effettuati anche in altre gestioni dell’INPS.
    Tuttavia credo che la cosa migliore da fare sia rivolgersi immediatamente ad un patronato (ACLI, CGIL, CISL, UIL ecc.) per cercare di avere chiarimenti, anche se credo che in questo momento non sia facile per nessuno dare risposte certe. In ogni caso, consiglio di affrettarsi perché credo che in questi giorni ci siano moltissime persone che necessitano di chiarimenti e quindi non sarà facile ottenere un appuntamento in tempi brevi.
    Un’ultima considerazione: per il principio “pochi, maledetti e subito”, credo che i soldi vadano smpre presi non appena è possibile. Un importo risibile moltiplicato per diversi anni diventa un gruzzoletto di ammontare non irrilevante. Tanto più che il coefficiente attendere non serviva nemmeno per fare aumentare il coefficiente di trasformazione, che era lo stesso dei 65 anni per qualsiasi età maggiore.

  • Anna Maria Cervino ha scritto:

    Grazie dei consigli. Anch’io temo che difficilmente presso i patronati troverò risposte valide. Migliore condotta credo sia fare domanda di pensione e per gli anni che ancora lavorerò chiedere l’aggiornamento nei tempi consentiti. Ancora un dubbio, se i miei 14 anni di gestione separata
    non possano, a richiesta, andare ad integrare la mia pensione di vecchiaia INPS che già percepisco. Forse chiedo troppo. Grazie ancora.

  • Mario Panzeri ha scritto:

    Rispondo ad Anna Maria – Escludo che gli anni versati nella gestione separata possano integrare i versamenti effettuati, immagino, nella gestione dipendenti poiché, in generale, è la gestione separata che eventualmente “attrae” i versamenti effettuati in altre gestioni, non il contrario: pertanto, quando si ha o si ha avuta la possibilità di ottenere una pensione dalla gestione dipendenti, calcolata con il sistema misto contributivo-retributivo o addirittura interamente contributivo (a seconda del numero di anni di versamenti che si avevano al momento della riforma Dini del 1995)è bene se la tenga ben stretta e con grande soddisfazione. Nel caso specifico, poi, il fatto che già venga percepita una pensione rende impraticabile ogni forma di successiva integrazione tra versamenti in due diverse gestioni.

  • Anna Maria Cervino ha scritto:

    Rispondo a Marco Panzieri. Quanto detto in merito alla possibilità di ottenere una integrazione della mia pensione di lavoro dipendente, mi trova perfettamente d’accordo. E’ quanto avevo percepito dalla lettura
    di informazioni sul sito Inps. Oggi alla ricerca di un modulo da compilare on-line per la domanda di pensione “gestione separata” e non trovandolo mi sono rivolta all’Inps. La risposta è stata che devo chiedere una integrazione della pensione di vecchiaia già in essere
    (sic!). Seguo il suo consiglio e mi affido a un padronato.

  • Molto rigore per nulla. La manovra Monti e quello che non c’è « ha scritto:

    [...] Cosa cambia per la Gestione Separata con il decreto Salva Italia. Articolo di Anna Soru dal sito di … [...]

  • Guido ha scritto:

    Scusate non ho capito bene, anzi niente, mi riferisco al paragrafo :

    …….In sostanza si potranno cumulare, al fine del conseguimento di un’unica pensione, i periodi assicurativi relativi a più gestioni pensionistiche, anche se riferiti a periodi inferiori ai 3 anni. Sino ad ora i contributi versati per meno di 3 anni venivano perduti…..

    significa che gli anni di contributi come dipendente che avevo prima della gestione separata verranno uniti insieme per una unica pensione?

    grazie, g

  • Ugo ha scritto:

    Buonasera

    In febbraio avro’ 61 anni, ho lavorato come dipendente per 26 anni con contributi regolarmente versati, anno del servizio militare e 1 anno in Germania con contributi regolarmente versati.
    Poi ho ancora nove anni come Co.Co.Co. con contributi regolarmente versati in GESTIONE SEPARATA.
    Mi pare di capire che non posso fare il cumulo degli anni, pertanto con il nuovo decreto quando potro’ andare in pensione…..

    grazie

  • Anna Soru (author) ha scritto:

    Mentre sino ad ora se uno aveva versato per meno di tre anni alla gestione separata, perdeva completamente tali contributi, adesso non li perderà più.

    Per il resto non cambia nulla di specifico sulla gestione separata.
    I contributi versati da dipendente, come prima, possono essere trasferiti sulla gestione separata e essere cumulati con quelli da autonomo per maturare il diritto ad una pensione di anzianità (con i nuovi vincoli), però in questo modo si perde il diritto al calcolo retributivo (molto più favorevole) per quanto versato prima del 1995.

    Altrimenti si possono mantenere separate le due posizioni contributive e percepire due pensioni: la prima retributiva da dipendente e la seconda contributiva da gestione separata. In questo caso è possibile solo la pensione di vecchiaia (per età), non quella di anzianità (per numero di anni coperti da contribuzione).
    Nel caso di Ugo non ci sarebero comunque gli anni necessari ad una pensione di anzianità, quindi l’unica opzione possibile è aspettare la pensione di vecchiaia(66-67 anni, dipende dall’incremento della speranza di vita)

  • romano calvo ha scritto:

    Ma scusate: tutto questo dibattito, al netto delle imprecisioni tecniche di chi non sapendo farebbe meglio a non dare consigli, non rivela forse una verità elementare e cioè che, ancora una volta, hanno fatto una porcata sulla nostra pelle?
    Anna, che cosa c’è di equo, interessante, primo passo per… ?
    Questi professori al governo sono peggio del ragionier Fantozzi e noi sembriamo tanto i signor Tafazzi… pronti a martellarsi sulle palle pur di non riconoscere le verità elementari.

  • luca ha scritto:

    Negli ultimi mesi a cavallo delle manovre Tremonti-Monti, è stata cancellata l’unica cosa “buona” della gestione dell’apartheid : la possibilità di andare in pensione a 57 anni, avendo un minimo di 5 anni versati ed un montante contributivo di circa 147mila euro. Ora si parte da 67 anni, + la speranza di vita. Dieci anni di più!
    Il sistema pensionistico contributivo non dovrebbe prevedere un’età minima obbligatoria, l’ha detto anche la Ministra Fornero. Ma non ha fatto niente. Come in effetti questo governo che, anche al netto della situazione assai grave che si trova a fronteggiare, non mi pare orientato ad ascoltare i ns. bisogni.

  • Emilio Paccioretti ha scritto:

    Ciao Anna
    Io sono uno dei ragazzi del ’52. L’anno prossimo avrei conquistato la famosa quota dei 96, 60 di età e 36 di contribuzione. Al momento svanita….
    Ma ho anche almeno 4 anni di gestione separata. Quindi un tot. Di 40 anni di lavoro.
    Passando tutti al contributivo cosa impedisce di consentire la somma sia degli anni che dei contributi tra i due versamenti ?
    Senza questo dovrò lavorare altri 6 anni per un tot. Di 46 fino a quota 112 di fatto. Un po’ troppi soprattutto se obbligati.
    Non solo, ma sempre grazie al passaggio al contributivo, perchè non consentire, come per gli extracomunitari che tornano al loro paese d’origine, il riscatto di tutti i contributi versati per consentire a chi vuole di fare a meno di questo sistema perverso e da buon autonomo pensare anche alla propria pensione senza pesare su nessun ente pubblico. Già Pagliarini ricordo faceva questa proposta, ma è sparito prima lui…
    Facciamo queste battaglie ? Con il contributivo non abbiamo più nessun obbligo di solidarietà verso altre pensioni. Ognuno deve pensare per sè ! Anna cosa ne pensi ?

  • Francesca ha scritto:

    Ma all’articolo 24 comma 14 cosa si intende di preciso circa le donne della legge 243/2004? la legge continua a valere fino al 2015 anche per le donne che compiono i requisiti nell’imminente 2012? non posso rimanere fregata per pochi mesi!

  • Mario Panzeri ha scritto:

    Qualora Romano Calvo si riferisca ai consigli dati da me (e a che altro, visto che ci sono soltanto i miei?), preciso che non soltanto ho sempre parlato con grande cautela, invitando anche ad approfondire le questioni presso i patronati, ma che sarei anche stato lieto che qualcuno come lui, immune dal rischio di imprecisioni tecniche, si fosse preso il disturbo di rispondere ai quesiti posti da qualche frequentatore del sito. Mi rendo conto che l’impegno per elaborare soluzioni palingenetiche è attività che prosciuga le energie fisiche e mentali; credo, tuttavia, con un piccolo sforzo aggiuntivo avrebbe potuto indicare la via maestra da percorrere non soltanto sul piano della salvezza dell’Italia e del mondo ma anche su quello dei piccoli, fastidiosi e banali bisogni della vita quotidiana di qualche individuo.

  • Guido ha scritto:

    martedi 20 dicembre
    Il ministro del Welfare Elsa Fornero a gennaio aprirà il tavolo con le parti sociali per avviare la riforma del lavoro.
    Volevo sapere se ACTA sarà presente al tavolo?
    grazie.

  • Anna Soru (author) ha scritto:

    faremo il possibile per partecipare

  • davide ha scritto:

    unico vantaggio sopratutto per chi deve totalizzare varie posizioni contributive e ha meno di tre di contribuzione nella gestione separata.pochi sanno che la gestione separata è andata in vigore dal 01/04/1996 è riguardava solo gli incaricati alla vendita domiciliare solo nel 2005 è ertntrata in vigore per co.co.co. associati in partecipazione e p.iva .

  • giuse ha scritto:

    io sto continuando a chiedere ma piu’ chiedo e piu’ mi confondo le idee.
    vediamo se da questo sito ho risultati migliori.
    Sono in pensione inpdap dal 2009 ho compiuto 60 anni nell’agosto 2011 ed ho versato contributi alla gestione separata dalla sua istituzione (95 o 96 non ricordo bene ora) fino al settembre 2009: credevo di avere diritto a percepire l’assegno integrativo entro 18 mesi dal compimento del 60° anno ma l’importo è inferiore a quello della pensione sociale piu’ 1/5 e quindi devo aspettare: è vero e fino a quando mi tocca attendere?
    Mio marito, invece, ha contributi inps per 26 anni in piu’ ha versato alla gestione separata dalla data della sua istituzione fino al 2001; compie 65 nell’aprile 2012: mi sembra che possa andare in pensione di vecchiaia secondo la riforma monti a 66 anni e tre mesi totalizzando contributi inps e gestione separata con sistema contributivo oppure pensione di vecchiaia per soli contributi (sistema misto) inps e assegno integrativo gestione separata quando?
    E’ corretto il mio ragionamento?
    grazie a chi mi sa dire qualcosa

  • margherita vitulano ha scritto:

    Buon giorno, ho 49 anni ed ho versato contributi all’inps come dipendente per 13 anni e poi ho aperto la partita iva per cui ho versato contributo nella gestione separata della stessa inps per altri 7.
    Non riesco a capire. L’inps mi ha detto che se scelgo di andare in pensione con il fondo della gestione separata non ho avrò alcun onere nella ricongiunzione diversamente si.Naturalmente la pensione sarà in inferiore nel caso andassi con la gesione separata.Sto continuando a lavorare sempre come libero professionista p.iva. A quale età nel mio caso potrò andare in pensione e cosa mi conviene fare?
    La ringrazio

  • Bruno ha scritto:

    Dal giugno 2010 ricevo la pensione INPS di anzianità maturata con 39 anni di contributi da lavoro dipendente e 59 anni di età.
    Considerato che continuo a lavorare versando i contributi nella gestione separata INPS, gli stessi potranno essere utilizzati per un adeguamento della mia attuale pensione o andranno persi ?

    grazie

  • raffaele ha scritto:

    Buon giorno
    compirò 66 anni il 19/11/2012
    ho 32 anni di versamento come lavoratore subordinato
    e 16 come lavoratore parasubordinato per periodi in parte coincidenti.
    Quando potrò andare in pensione e con quali regole nell’uno e nell’atro caso?
    Grazie.

  • marino ha scritto:

    Salve,
    ho maturato al 12/04/2010 1302 settimane (di cui 51 di servizio militare, 18 di ind. sost. preavviso e 42 di mobilità) di anzianità contributiva come dipendente: cioè 25 anni e 2 settimane.

    Dal 13/04/2010 ad oggi sono iscritto alla Gestione Separata.

    Mi domando:
    1. Le 2 pensioni (ammesso che continui a versare contributi alla gestione separata fino alla data della pensione) verranno corrisposte separatamente?
    2. Non è possibile che le 2 pensioni vengano “cumulate” obbligatoriamente e quindi i meno favorevoli anni della gestione separata rispetto alla gestione dipendenti vadano a diminuire l’importo dell’assegno globale?

    Grazie a chiunque mi dia delle indicazioni, capisco che risposte certe oggi come oggi…

  • Luigi ha scritto:

    Buonasera qualcuno può rispondermi?
    Un lavoratore si ammala di cancro rimanendo con al massimo 6 mesi di vita, avendo versato 32 anni di contributi, in che maniera può usufruire del versato prima di morire? E’ possibile che perda tutto ciò che ha versato? L’Inps non deve rendergli niente (oltre 6 mesi di pensione di invalidità) ..si tiene tutto?
    Per favore qualcuno mi risponda, grazie Luigi.

  • Antonio ha scritto:

    Sono pensionato.
    Svolgo prestazioni occasionali di lavoro autonomo con versamento contributi alla Gestione Separata INPS.
    Questi contributi mi danno/daranno diritto ad una quota di pensione in aggiunta alla pensione che già percepisco?
    Quando?
    Su domanda?
    Grazie per l’attenzione

  • Angela ha scritto:

    Un domanda per favore:ho 16 anni di contributi come co.co.co.l’anno scorso sono stata assunta a tempo indeterminato.Ho 55 anni.Qualcuno sa dirmi se,qualora mi fermassi adesso,ho diritto alla pensione,certamente all’età prescritta.Grazie Angela.

  • giorgio ha scritto:

    sono in pensione da febbraio 2008 ed in questi anni ho lavorato con contratti co.co.co., quando posso fare la domanda per un supplemento di pensione ( a giugno 2013 avro’ 65 anni ).

    mi e’ stato detto che potro’ fare la domanda a settembre del 2014.

    grazie

  • domenico ha scritto:

    per favore se qualcuno mi puo aiutare… l inps mi ha comunicato di aver accettato a livello medico la domanda di pensione di invalidita al lavoro ma a livello contributivo no.in quanto negli ultimi 3 anni i miei contrubuti sono di 2 anni come lavoratore dipendente e 1 come parasubbordinante. premesso ho 52 anni e 7 anni di contributi di attivita di collaborazione e 28 anni come lavoro dipendente.

  • domenico ha scritto:

    voglio aggiungere che la mia domanda di pensione di invalidita ordinaria è stata inoltrata da lavoratore dipendente e l inps dopo avermi sottopasto a tutte le visite mediche inviandomi a vari ospedali e asl di loro piacimento in pari data mi comunicava con due lettere una che accettavano la domanda in quanto invalido e l altra lettera mi rifiutavano in quanto non avevo i contributi 3 anni negli ultimi 5 ricordo che da quando lavoro non ho mai smesso di versare i contributi.28+7.grazie a chi puo rispondere

  • CRISTINA ha scritto:

    Sono CRISTINA nata il 31.7.1954 ho maturato contributi da ditte private e ente pubblico ma dal 1997 ad oggi sono iscritta alla Gestione separata. Ho diritto ad usufruire dell’opzione donna?Grazie

  • Laura Zauli ha scritto:

    ho cercato il vostro sito ed indirizzo per capire chi siete e
    sinceramente non l’ho ancora capito bene. Ho visto il vs nome nella
    trasmissione Virus di venerdì scorso: sono una partita Iva chiusa
    al 31.12.2013 per eccesso di pagamenti Inps. Contro 30.000 euro
    circa versati in 9 anni mi pagano ora 58 euro al mese
    (ma dicono che si sono sbagliati).
    Io ho 80 anni dovrei vivere fino a 120 anni e passa solo
    per recuperare il versato. Non intendo però tacere e vorrei sapere
    cosa intendete fare voi:ho già una idea di quello che farò io
    Sono stata il garante del contribuente per l’emilia romagna per
    cinque anni e sono una commercialista esperta in commercio estero.
    Dovete però spiegarmi cosa intendete fare altrimenti lasciamo
    perdere.. io farò da sola
    Grazie per una risposta
    laura zauli

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