Acta l'associazione dei freelance

Cosa cambia per la Gestione Separata con il decreto Salva Italia

| 6 dicembre 2011 | LETTO: 42.370 VOLTE | 43 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |

Le nuove norme pensionistiche che hanno conquistato spazio sulla stampa sono naturalmente quelle più poderose: la stretta sulle pensioni di anzianità, il blocco della rivalutazione delle pensioni superiori a 960 euro, la brusca parificazione dell’età pensionabile tra donne e uomini.

Quanto incideranno sugli iscritti alla gestione separata?

In generale possiamo dire che la nostra situazione è talmente svantaggiosa che queste misure, certamente pesanti per altre categorie di lavoratori, influiscono relativamente poco sulla maggior parte di noi.

La stretta sulle pensioni di anzianità non avrà alcun effetto su collaboratori e professionisti della gestione separata, che di fatto ne erano già esclusi (gli anni nella gestione separata non possono essere sommati agli anni in altre gestioni se non a prezzo di un calcolo interamente contributivo e perciò molto penalizzante).
Il blocco sulle rivalutazioni nei prossimi due anni difficilmente colpirà chi percepisce esclusivamente una pensione da gestione separata, perché si tratta di pensioni largamente inferiori a tale limite, ma potrà interessare chi è titolare anche di altre pensioni.
L’innalzamento dell’età di pensionamento sarà invece una vera “mazzata” per tante donne autonome che faticano a stare sul mercato e che pur avendo una partita iva formalmente aperta, sono di fatto disoccupate. Riguarderà principalmente chi ha maturato una pensione in altre gestioni, perchè le donne che possono  contare solo sulla gestione separata in genere, come confermato da segnalazioni di nostre socie, non riescono ad anticipare l’età della pensione perché non soddisfano l’altro parametro necessario (la loro pensione doveva essere pari a 1,2 volte l’importo dell’assegno sociale con vecchie norme a 1,5 con le nuove). Più in generale, tuttavia, l’innalzamento dell’età minima per il pensionamento rappresenta un problema molto grave per tutti (donne e uomini, dipendenti e autonomi),  se non saranno introdotte delle deroghe nelle situazioni di disoccupazione.

Il decreto Salva Italia contiene anche altre norme importanti di cui si è parlato molto poco. Alcune  misure sono specifiche sulla gestione separata e, seppure insufficienti a farci uscire dalla situazione di apartheid, fanno ben sperare. Ho dovuto leggerle tre volte. Un po’ perché come sempre la lettura dei testi di legge non è mai facilissima. Un po’ perché non ci credevo.
Nel passato tutti gli interventi sulla gestione separata, al di là delle dichiarazioni, si erano risolti quasi esclusivamente in aumenti dei contributi per finanziare operazioni a noi estranee (ricordo gli ultimi due: la recente legge di stabilità del Governo Berlusconi per ridurre i costi dell’apprendistato, l’accordo sul welfare del governo Prodi per ridurre lo scalone).
Nel decreto Salva Italia, invece, le norme specifiche sulla gestione separata sono norme che aspettavamo da tempo e che vanno nella direzione di una maggiore equità.
Proviamo a soffermarci su  alcuni punti delle nuove disposizioni (articolo 24).

(Soppressione regime decorrenze- c.d. “finestra”). Con riferimento esclusivamente ai soggetti che a decorrere dal 1° gennaio 2012 maturano i requisiti per il pensionamento indicati ai commi da 6 a 11 del presente articolo non trovano applicazione le disposizioni di cui all’articolo 12, commi 1 e 2 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni, e le disposizioni di cui all’articolo 1, comma 21, primo periodo del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148.

La pensione verrà erogata il mese successivo alla maturazione dei requisiti e non dopo un intervallo (le famose finestre pensionistiche) che per noi autonomi era di 18 mesi (contro i 12 dei lavoratori dipendenti.) Era questa una delle richieste contenute nella nostra lettera aperta al Governo.

“(totalizzazioni) All’articolo 1, comma 1, del decreto legislativo 2 febbraio 2006, n. 42, e successive modificazioni e integrazioni, con effetto dal 1° gennaio 2012 le parole “, di durata non inferiore a tre anni,” sono soppresse.”

In sostanza si potranno cumulare, al fine del conseguimento di un’unica pensione, i periodi assicurativi relativi a più gestioni pensionistiche, anche se riferiti a periodi inferiori ai 3 anni. Sino ad ora i contributi versati per meno di 3 anni venivano perduti.

“(Estensione tutele prestazioni temporanee ai professionisti Gestione separata) A decorrere dal 1° gennaio 2012, ai professionisti iscritti alla gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie sono estese le tutele di cui all’articolo 1, comma 788 della legge 27 dicembre 2006, n. 296.”

Questo comma riguarda la malattia domiciliare e i congedi parentali. Nel 2007 con l’accordo del welfare si intervenne (tra le altre cose) per aumentare dallo 0,22% allo 0,72% i contributi per malattia e gravidanza. Questo aumento doveva finanziare la copertura della maternità a rischio, della malattia domiciliare e dei congedi parentali. I professionisti con partita Iva, benché tenuti agli stessi versamenti dei collaboratori, furono esclusi dall’accesso ai congedi parentali e alla malattia domiciliare. In questo modo l’INPS ha potuto fare cassa anche su questi versamenti: come riportato in documenti dello stesso INPS, solo lo 0,33% e non lo 0,72% viene restituito ai contribuenti, il resto confluisce nel grande calderone, a copertura delle passività di altre gestioni. La nuova norma sana questa iniquità, ma non è sufficiente a garantire adeguatamente la copertura della malattia, perchè le prestazioni sono irrisorie.

“(Modalità di accesso graduale e di decontribuzione parziale) Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, costituisce una Commissione composta da esperti e da rappresentanti di enti gestori di previdenza obbligatoria nonché di Autorità di vigilanza operanti nel settore previdenziale, al fine di valutare, entro il 31 dicembre 2012, nel rispetto degli equilibri programmati di finanza pubblica e delle compatibilità finanziarie del sistema pensionistico nel medio/lungo periodo, possibili ed ulteriori forme di gradualità nell’accesso al trattamento pensionistico determinato secondo il metodo contributivo rispetto a quelle previste dal presente decreto. Tali forme devono essere funzionali a scelte di vita individuali, anche correlate alle dinamiche del mercato del lavoro, fermo restando il rispetto del principio dell’adeguatezza della prestazione pensionistica. Analogamente, e sempre nel rispetto degli equilibri e compatibilità succitati, saranno analizzate, entro il 31 dicembre 2012, eventuali forme di decontribuzione parziale dell’aliquota contributiva obbligatoria verso schemi previdenziali integrativi in particolare a favore delle giovani generazioni, di concerto con gli enti gestori di previdenza obbligatoria e con le Autorità di vigilanza operanti nel settore della previdenza.”

E’ possibile che ci siano spazi per un parziale opting out dalla contribuzione obbligatoria a favore di una pensione integrativa a capitalizzazione?

“(Iniziative di promozione della cultura del risparmio previdenziale) Il Ministero del Lavoro e della Politiche Sociali elabora annualmente, unitamente agli enti gestori di forme di previdenza obbligatoria, un programma coordinato di iniziative di informazione e di educazione previdenziale. A ciò concorrono la comunicazione da parte degli enti gestori di previdenza obbligatoria circa la posizione previdenziale di ciascun iscritto e le attività di comunicazione e promozione istruite da altre Autorità operanti nel settore della previdenza. I programmi dovranno essere tesi a diffondere la consapevolezza, in particolare tra le giovani generazioni, della necessità dell’accantonamento di risorse a fini previdenziali, in funzione dell’assolvimento del disposto dell’art.38 della Costituzione. A dette iniziative si provvede attraverso risorse ordinarie.”

Che finalmente arrivi la busta arancione?

Il Governo promuove, entro il 31 dicembre 2011, l’istituzione di un tavolo di confronto con le parti sociali al fine di riordinare il sistema degli ammortizzatori sociali e degli istituti di sostegno al reddito e della formazione continua.”

E’ augurabile che sia un primo passo verso un welfare universalistico e una formazione aperta a tutti i lavoratori.

In definitiva, restano moltissimi problemi da risolvere, innanzitutto la verifica della adeguatezza del rendimento pensionistico, il recupero della finalità solidaristica delle pensioni, l’impossibilità di continuare ad aumentare senza limiti l’età della pensione (la domanda che tutti ci facciamo è sarò in grado? e soprattutto avrò un mercato?),  l’introduzione di misure transitorie per gli iscritti alla gestione separata che andranno in pensione a breve e per chi sta aspettando la pensione (che si allontana sempre più) per uscire dalla disoccupazione (anche quando non è formalmente visibile perché c’è una partita iva aperta), per non parlare  della copertura (in termini di reddito e in termini pensionistici) dei periodi di non lavoro per malattia, disoccupazione, lavori di cura… Però è certamente da apprezzare la direzione impressa nel decreto ad una armonizzazione tra i diversi trattamenti pensionistici e la (inedita) sensibilità del Ministro Fornero nei confronti della gestione separata e più in generale del sistema contributivo.

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • Add to favorites
  • Email

43 COMMENTI »