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Il nuovo libro di Ichino- Inchiesta sul lavoro - rilancia posizioni di ACTA

| 21 novembre 2011 | LETTO: 2.052 VOLTE | 3 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |

E’ stato recentemente pubblicato il libro “Inchiesta sul lavoro” , che il Senatore Pietro Ichino ha scritto sotto forma di colloquio con un immaginario interlocutore-ispettore. Un colloquio che parte con la vicenda dell’offerta rifiutata di guidare il ministero del welfare con lo scorso governo Berlusconi e che tocca tutti i temi caldi dell’attuale dibattito sul lavoro: la riforma del pubblico impiego, l’introduzione di una flexsecurity sul modello scandinavo e l’evoluzione delle relazioni industriali.
Sulla questione contributiva l’autore cita Acta e ne sostiene alcune posizioni.

(...)

Domanda
Gli imprenditori preferiscono le collaborazioni autonome perché sono soggette ad una contribuzione previdenziale più bassa. Per questo il Pd, con la conferenza programmatica di Genova del giugno 2011 ha messo al centro della propria strategia di contrasto alla precarietà la parificazione della contribuzione previdenziale fra lavoro subordinato e autonomo.

Risposta
Quella scelta, a mio avviso, avrebbe potuto essere calibrata un po’ meglio. Se infatti parifichiamo alla contribuzione del lavoro subordinato quella di tutto il lavoro autonomo, compresi i veri liberi professionisti, per questi ultimi ne risulta una vessazione. Già oggi l’imposizione contributiva in favore della Gestione separata dell’INPS pari al 26,72% sul fatturato di tutti i lavoratori autonomi che non hanno una cassa previdenziale di categoria è eccessiva, se consideri che essi per lo più hanno delle spese rilevanti di produzione del reddito e che il contributo è interamente a loro carico. Non possiamo continuare a considerare il lavoro autonomo attuale come se fosse una realtà omogenea: dobbiamo stabilire una chiara linea di distinzione tra il lavoro autonomo vero e quello che si svolge in una posizione di sostanziale dipendenza dall’impresa, con un inserimento di fatto del prestatore nell’organizzazione del creditore di lavoro. Finché non riusciamo a tracciare questa linea, qualsiasi disciplina che applicheremo indistintamente nell’intera area dell’attuale lavoro autonomo sarà insufficiente per una parte ed eccessiva per l’altra. Prova ne sia che associazioni serie del lavoro autonomo non organizzato in ordini e albi, come Acta, hanno protestato vibratamente contro la proposta lanciata a Genova dal Pd, a cui fai riferimento. Detto questo, aggiungo che, anche ragionando soltanto sui rapporti di collaborazione formalmente autonoma, ma in posizione di sostanziale dipendenza dall’azienda, la parificazione contributiva costituisce una misura del tutto insufficiente, se l’obiettivo che ci proponiamo è il superamento del dualismo tra protetti e non protetti.


Domanda
Perché?
Risposta
Perché oggi la differenza dell’aliquota contributiva, fra lavoro subordinato e collaborazioni autonome iscritte alla Gestione separata dell’Inps, è intorno al 6 per cento della retribuzione lorda, mentre sono molte le voci del trattamento dei lavoratori sulle quali la differenza è nettamente maggiore. Anche se consideriamo soltanto la disciplina del rapporto di lavoro, i benefici previsti per il lavoratore subordinato rispetto al collaboratore autonomo in materia di permessi, malattia e trattamento di fine rapporto portano a un maggior costo medio, a parità di retribuzione diretta annua, di poco inferiore al 20 per cento.

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