Articoli pubblicati in data 3 ottobre 2011
Eventi, Occupazione »
La trasmissione “Presadiretta” di ieri 2 ottobre 2011 parte con una scena che è ormai un cult: lo show di Brunetta che parla della “peggiore Italia”. Seguono servizi sulle finte partite Iva (archeologi, architetti, giornalisti…), ma anche su altre tipologie di contratto usate a sproposito e con molti abusi (collaborazioni a progetto, associazione in partecipazione, stage) per finire con un “approfondimento” sulla fuga degli italiani all’estero.
Nel complesso il servizio ha avuto la capacità di evidenziare il disastro del mercato del lavoro in Italia, con il proliferare di contratti che hanno l’unico obiettivo di pagare sempre meno, di rendere evidente l’uso vergognoso degli stage e più in generale di dare spazio al grandissimo disagio giovanile. Da segnalare un’intervista davvero da collezione a Michele Tiraboschi. Interpellato per aver certificato come collaborazioni a progetto contratti di lavoro per l’esecuzione di numerose consegne di giornali entro orari ben definiti, il giuslavorista difende il suo operato cercando di dimostrare che si tratta di lavoro effettivamente autonomo.
Tuttavia ci sono state alcune “stonature”.
Autore: Anna Soru
Appelli e Lettere, Maternità »
Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa dell’associazione di genitori adottivi parimaternità, contro la discriminazione delle mamme adottive lavoratrici autonome.
Discriminare le mamme adottive è incostituzionale
Con ordinanza del 20/9/2011 la Sezione lavoro del Tribunale di Modena ha sollevato la questione di legittimità costituzionale degli art. 67 comma 2 e 64 comma 2 dlgs 151/01, ovvero del Testo unico in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità.
Si legge nell’ordinanza: “Tale disciplina determina una duplice disparità di trattamento: nell’ambito del lavoro autonomo, tra madri biologiche e adottive: inoltre, nella categoria dei genitori adottivi, a seconda che si tratti di lavoratrici dipendenti e autonome…. in riferimento alla categoria dei genitori adottivi, tratta in modo deteriore le lavoratrici autonome rispetto a quelle dipendenti concedendo alle prime l’indennità di maternità per soli tre mesi e alle seconde per cinque mesi”. “Il diverso trattamento ai danni delle madri adottive appare quindi anche irragionevole perché sfornito di qualsiasi giustificazione… (e) realizza un sistema di protezione della maternità non adeguato in relazione alla categoria delle madri lavoratrici autonome che abbiano adottato un bambino”.
Tutto è partito dalla causa intentata da una mamma adottiva modenese iscritta alla Gestione Separata che si è vista liquidare dall’INPS solo tre mesi di maternità invece dei cinque previsti per tutte le altre categorie di lavoratrici. La questione del diverso trattamento delle lavoratrici GS era stata sollevata anche dal Senatore Ferrante con un’interrogazione parlamentare presentata a maggio 2010, a cui era seguita però una risposta negativa del Ministro Sacconi nell’agosto 2011.
La questione sarà ora trasmessa alla Corte costituzionale che dovrà pronunciarsi in materia. Le mamme adottive iscritte alla gestione separata e i loro bambini possono sperare di avere finalmente riconosciuti i loro diritti.
Modena, 1 ottobre 2011.
Autore: ACTA
Fisco, Primo Piano »
Ieri Repubblica ha dato una notizia che rischia di togliere il sonno residuo ai lavoratori con partita iva. In questi anni abbiamo raccolto tante lamentele da parte di colleghi professionisti che si son visti bloccare da un giorno all’altro il conto in banca, l’automobile o la sospensione del pagamento da parte della PA per non aver potuto versare tutte le rate all’INPS (per pagare la propria previdenza, ma tant’è… siamo considerati datori di lavoro e sfruttatori di noi stessi).
Ma a parte le situazioni di chi non ha potuto pagare (e quindi è comunque in torto), tanti di noi hanno ricevuto in questi anni sanzioni e cartelle esattoriali basate su dati inesatti. Molti ci hanno raccontato di esserne venuti a capo, alla fine, ma senza la possibilità di veder riconosciute le spese per avvocato o commercialista e per il proprio tempo: l’erario non è infatti tenuto al pagamento di nessuna spesa o sanzione nel caso di avviso errato.
Ora, sembra impossibile, ma la situazione si fa ancora più grave: come? Leggi l’articolo di Repubblica “Equitalia, due mesi per pagare poi ti pignorano la casa”, nel quale si spiega che in caso di qualunque sanzione, anche nel caso in cui tu voglia fare ricorso, sei tenuto a pagare comunque la somma richiesta entro 60 giorni, prima del processo che definisca chi ha ragione. Se non paghi? partono subito i provvedimenti per recuperare il debito (prima ci volevano 15-18 mesi): ipoteca su immobili, pignoramento conto corrente o crediti verso terzi, ganasce fiscali su auto…
C’è da aver paura? dite la vostra nei commenti…
Autore: Alfonso Miceli












