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Né anzianità, né reversibilità, a pagare sarà sempre la Gestione Separata?

| 5 settembre 2011 | LETTO: 2.049 VOLTE | 2 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |

Sul sole 24 ore di oggi Giampiero Falasca fa il punto sulla questione pensionistica e nell’articolo “Il cantiere resta ancora aperto” scrive:

Così, non appena il Parlamento avrà approvato la manovra da oltre 45 miliardi, potrebbe essere la volta della partita previdenziale, nell'ambito del provvedimento collegato alla riforma dell'assistenza. In gioco tornerebbe, così, l'innalzamento dell'età pensionabile (con obiettivo puntato sia sulle donne sia sulle pensioni di anzianità), ma anche l'aumento al 33% dell'aliquota per i parasubordinati e collaboratori. Senza dire, naturalmente, che quella potrebbe essere anche l'occasione per un passo più coraggioso sul fronte dell'applicazione a tutti, pro quota, del contributivo, con possibilità di uscita flessibile tra i 63 e 68/70 anni.

Dopo tanti annunci e correzioni, venute meno le misure che toccherebbero le pensioni di anzianità, fortemente difese dall’insolito asse sindacati-Lega Nord, la strada per recuperare risorse rischia di essere sempre la stessa: aumentare i contributi della Gestione Separata. Una misura che non sembra trovare alcun ostacolo, ma che trova tra i suoi sostenitori anche Giuliano Cazzola, che pure nel passato era sempre stato uno dei pochi difensori della nostra categoria.
Quando il Governo Prodi aumentò i contributi della gestione separata INPS in occasione della finanziaria 2007 e del protocollo del welfare per un totale di 9 punti percentuali, l’onorevole Cazzola fu molto critico, uno dei pochi in mezzo ad un coro generalmente favorevole. Addirittura evocò un “processo di Norimberga” contro il Governo che in questo modo colpiva i “redditi di lavoratori appartenenti all’ultimo girone del mercato del lavoro ufficiale” (si veda ad esempio un articolo pubblicato il 28 gennaio 2008 in l’Occidentale, dal titolo “Il dopo-Prodi dovrà ripartire da welfare e lavoro”.
Stupisce allora leggere le sue recenti dichiarazioni con cui auspica ulteriori aumenti contributivi per un ulteriore 7%

In una situazione complessa come l’attuale non esistono questioni pregiudiziali; gli unici interventi da assumere non sono quelli che piacciono o meno, ma quelli efficaci. Anzichè ipotizzare manipolazioni dell’Iva che colpirebbero tutti, sarebbe bene prendere in considerazione la previdenza anche sul versante delle entrate contributive che potrebbero produrre effetti importanti fin dal 2012. Si è già parlato dei collaboratori in via esclusiva che versano il 26% contro il 33% dei dipendenti. Ogni punto in più in direzione dell’armonizzazione vale 180 milioni. Gli artigiani e i commercianti - prosegue Cazzola - versano in base ad un’aliquota del 20% nonostante che le loro gestioni abbiano un disavanzo d’esercizio, nel consuntivo 2010, nell’ordine rispettivamente di 5 miliardi e 1,6 miliardi. Poi, i giovani di queste categorie, versando nel contributivo sulla base di un’aliquota tanto bassa si preparano a riscuotere pensioni da fame. Nella Finanziaria del 2007 il governo Prodi aumentò tutti i contributi con un’operazione che portò maggiori entrate per oltre 5 miliardi. Ai collaboratori l’aliquota venne incrementata fino all’attuale 26% anche l’anno successivo per coprire gli oneri del Protocollo sul welfare. Con i tagli di spesa, mediante gli interventi sull’età di vecchiaia delle lavoratrici private e sulle pensioni di anzianità di cui si è parlato, sarà possibile assicurare, nei prossimi anni, effetti importanti e strutturali in grado di il pareggio dopo che sarà sfumato l’apporto delle misure di carattere straordinario

A parte ogni considerazione su un cambio di posizione così plateale, è  inaccettabile che si proponga di scegliere i bersagli più facili da colpire senza alcuna attenzione all'equità!

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