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La soglia della “ricchezza" è 90.000 euro per i dipendenti e 55.000 per gli autonomi?

| 12 agosto 2011 | LETTO: 4.460 VOLTE | 16 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |

Gli aggiornamenti sull’andamento delle borse e sul rating dei rischi paese si alternano con le indiscrezioni sulla nuova manovra in preparazione, che non potrà contare sulla tradizionale indifferenza di mezzo agosto sia per l’ampiezza degli interventi, sia per la diffusa sensazione di pericolo di una nuova crisi che spinge un po’ tutti a mantenersi connessi con quanto accade.
La stampa anticipa interventi sull’area fiscale e sulle pensioni per ridurre il deficit e riforme del mercato del lavoro per incentivare la crescita. Le parti sociali invitate al confronto parlano tutte di rigore ed equità, ma pongono condizioni e innalzano paletti per proteggere i propri target prioritari: i commercianti si oppongono all’aumento dell’IVA, il sindacato difende l’articolo 18 e le pensioni di anzianità, Confindustria è contraria alla patrimoniale…
Noi professionisti con partita IVA, paria del sistema di rappresentanza, rischiamo ancora una volta di fare la fine del vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro e di pagare molto più del dovuto.
Le ultime indiscrezioni avvalorebbero questi timori, anticipando provvedimenti sui redditi più alti, ma con una discriminazione molto forte a danno degli autonomi.
Il Corriere della Sera di oggi 12 agosto, in un articolo di Mario Sensini, riferisce:

Si interverrebbe su un doppio binario: con un'addizionale Irpef per i lavoratori autonomi e con un prelievo dalle buste paga per i dipendenti del settore privato. Sugli stipendi si interverrebbe a partire dai 90 mila euro in su, esattamente come stabilito dalla manovra 2010 per i dipendenti pubblici. Il taglio sarebbe del 5% per la parte eccedente i 90 mila euro, del 10% oltre i 150 mila. Per gli autonomi la maggiorazione scatterebbe a partire dall'aliquota del 41% che si applica ai redditi superiori a 55 mila euro.

Come al solito vale il principio di colpevolezza degli autonomi, che perciò sono condannati a pagare di più. Questo tipo di provvedimenti non colpisce gli evasori, che continueranno ad essere tali,  ma discrimina pesantemente coloro che non possono evadere, perchè lavorano con le imprese o con la Pubblica Amministrazione, e  coloro che non vogliono evadere (esistono anche questi, anche se  provvedimenti così iniqui probabilmente ne assotiglieranno le fila).

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