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Confermata la misura incostituzionale a danno dei lavoratori autonomi

I paletti posti dalle diverse parti sociali hanno retto: saltano interventi ipotizzati su patrimoniale, IVA e pensioni di anzianità. Confermato invece il contributo di solidarietà che non andrà a colpire i veri ricchi, né l’evasione fiscale (d’altra parte cosa aspettarsi da chi ha varato due scudi fiscali, che hanno consentito di sanare le grandi evasioni con un’imposta del 5%?). La manovra anti crisi approvata dal Consiglio dei Ministri colpirà  il già super tassato reddito da lavoro, con un’impostazione inaccettabile e incostituzionale che penalizza il lavoro autonomo.
L’ANSA oggi riporta:

AUTONOMI. La misura non è stata annunciata ma era contenuta in una bozza di testo in entrata al cdm e consisterebbe in un aumento della quota Irpef per gli autonomi, a partire dall’attuale 41% per i redditi oltre i 55.000 euro.

Per i dipendenti il contributo di solidarietà, come sottolineato nel post di ieri,  riguarda invece i redditi sopra i 90.000 euro. La misura è chiaramente incostituzionale, perché prevede trattamenti diversi di redditi di ammontare analogo.  Come scrive il sole24ore “L’idea è nata dall’esigenza di allargare la platea dalle parti del lavoro autonomo, che appare più rarefatta nelle alte quote della piramide dei redditi


In proposito Massimo Giannini in La Repubblica (“La manovra della disperazione”) osserva:

La scelta di aggredire l’Irpef penalizza soprattutto il lavoro dipendente. La soglia scelta per il doppio prelievo fa sì che a pagare siano pochi “super-ricchi” (511 mila italiani, cioè l’1,2% dei contribuenti secondo la Cgia di Mestre). E il tetto scelto per i lavoratori autonomi (55 mila euro l’anno) fa sì che all’imposta straordinaria sfuggirà la stragrande maggioranza di chi già evade abbondantemente le tasse (e infatti dichiara in media poco meno di 30 mila euro l’anno). Dunque, l’intenzione del governo poteva anche essere buona, ma la realizzazione è pessima sul piano pratico, e discutibile sul piano etico.

La critica di Giannini è dunque sulla realizzazione non sull’impostazione. Una corretta realizzazione sarebbe forse un’imposta addizionale per tutto il lavoro autonomo, anche sotto i 30.000 euro, così davvero riguarderebbe  tutti gli autonomi, tutti evasori? Gli stereotipi sono duri a morire, non si rinuncia a fare di ogni erba un fascio. Gli evasori continueranno a decidere loro quanto pagare, mentre i non evasori, già vessati da un’imposizione fiscale più elevata dei dipendenti (si veda il nostro confronto in proposito)  e da una crisi pesantissima,  saranno chiamati a un aggravio aggiuntivo, con il consenso anche di una parte dell’opposizione.

AGGIORNAMENTO: la norma è stata modificata, la soglia per il contributo di solidarietà è la stessa per autonomi e dipendenti.

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1 Commenti

  1. Federico

    Sembra che abbiano unificato dipendenti / autonomi…
    Dal Corriere di oggi: ” Il contributo di solidarietà sull’Irpef varrà per tre anni, a partire già dal 2011, e sarà applicato nella stessa forma a tutti: lavoratori dipendenti, pubblici e privati, autonomi, pensionati, percettori di redditi diversi da quelli di lavoro. Gli autonomi, dunque, pagheranno come tutti gli altri il 5% della quota di reddito superiore ai 90 mila euro annui lordi e il 10% della parte eccedente i 150 mila euro, mentre nelle prime bozze della manovra il contributo sugli autonomi sarebbe scattato dai 55 mila euro in su ”

    ciao
    Federico

    14 Ago 2011

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