Acta l'associazione dei freelance

Prelevamenti dal c/c ancora off limits per i professionisti

| 24 luglio 2011 | LETTO: 9.081 VOLTE | 12 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |

Sembrava impossibile che, come indicato nelle prime bozze del testo della manovra finanziaria “lacrime e sangue” recentemente approvata dal parlamento, il governo avesse deciso l’abrogazione della norma che qualifica i prelevamenti bancari di qualsiasi importo non giustificati (in teoria, quindi, anche i soldi per il caffè e per il giornale) come maggiori compensi o ricavi. Una norma che, nel quadro del crescente ricorso da parte del fisco al controllo dei movimenti finanziari dei contribuenti, sempre più in questi ultimi anni ha rappresentato, soprattutto per i professionisti, una minaccia continuamente incombente e senza possibilità di difesa, essendo in genere quantomeno assai difficile motivare il prelevamento stesso.

Sembrava impossibile, si diceva, che la norma venisse abrogata, anche se certamente non mancavano eccellenti motivi per un intervento del governo in quella direzione. Il ragionamento era - ed è - semplice. Le eventuali entrate non dichiarate di un professionista possono essere o non essere versate o accreditate su conto corrente bancario o postale. Nel primo caso il fisco può facilmente individuarle attraverso controlli, appunto, sui versamenti e sugli accrediti riportati nell’estratto conto; mentre nel secondo caso si tratta di entrate che il professionista stesso tiene a disposizione come riserva di contanti e che può quindi usare per effettuare anche spese professionali in nero, senza dover ricorrere a prelevamenti dal conto corrente. Perciò il fatto di prelevare contanti dal conto corrente dimostra proprio l’opposto della “logica” sottostante alla norma in parola, cioè che il professionista non dispone di una riserva di contante derivante da compensi non dichiarati.
Sembrava tuttavia impossibile che il governo prendesse fattivamente atto - e proprio ora - dell’assoluta irrazionalità di tale monstrum giuridico. E infatti era impossibile: nella versione finale del testo della manovra, dell’abolizione della norma stessa non c’è più traccia (nella documentazione fiscale saremo quindi ancora costretti a conservare anche lo scontrino del caffé, mentre per il giornale dovremo rischiare…). D’altra parte perché mai l’idrovora pubblica dovrebbe privarsi di uno strumento tanto assurdo e iniquo quanto micidiale nella sua efficacia a spremere denaro dalle tasche dei professionisti? La vera lotta all’evasione fiscale richiede impegno e competenza: più facile e più sicuro premere il pulsante di un cash dispenser (a proposito di contanti…).

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