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Prelevamenti dal c/c ancora off limits per i professionisti

Sembrava impossibile che, come indicato nelle prime bozze del testo della manovra finanziaria “lacrime e sangue” recentemente approvata dal parlamento, il governo avesse deciso l’abrogazione della norma che qualifica i prelevamenti bancari di qualsiasi importo non giustificati (in teoria, quindi, anche i soldi per il caffè e per il giornale) come maggiori compensi o ricavi. Una norma che, nel quadro del crescente ricorso da parte del fisco al controllo dei movimenti finanziari dei contribuenti, sempre più in questi ultimi anni ha rappresentato, soprattutto per i professionisti, una minaccia continuamente incombente e senza possibilità di difesa, essendo in genere quantomeno assai difficile motivare il prelevamento stesso.

Sembrava impossibile, si diceva, che la norma venisse abrogata, anche se certamente non mancavano eccellenti motivi per un intervento del governo in quella direzione. Il ragionamento era – ed è – semplice. Le eventuali entrate non dichiarate di un professionista possono essere o non essere versate o accreditate su conto corrente bancario o postale. Nel primo caso il fisco può facilmente individuarle attraverso controlli, appunto, sui versamenti e sugli accrediti riportati nell’estratto conto; mentre nel secondo caso si tratta di entrate che il professionista stesso tiene a disposizione come riserva di contanti e che può quindi usare per effettuare anche spese professionali in nero, senza dover ricorrere a prelevamenti dal conto corrente. Perciò il fatto di prelevare contanti dal conto corrente dimostra proprio l’opposto della “logica” sottostante alla norma in parola, cioè che il professionista non dispone di una riserva di contante derivante da compensi non dichiarati.
Sembrava tuttavia impossibile che il governo prendesse fattivamente atto – e proprio ora – dell’assoluta irrazionalità di tale monstrum giuridico. E infatti era impossibile: nella versione finale del testo della manovra, dell’abolizione della norma stessa non c’è più traccia (nella documentazione fiscale saremo quindi ancora costretti a conservare anche lo scontrino del caffé, mentre per il giornale dovremo rischiare…). D’altra parte perché mai l’idrovora pubblica dovrebbe privarsi di uno strumento tanto assurdo e iniquo quanto micidiale nella sua efficacia a spremere denaro dalle tasche dei professionisti? La vera lotta all’evasione fiscale richiede impegno e competenza: più facile e più sicuro premere il pulsante di un cash dispenser (a proposito di contanti…).

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12 Commenti

  1. traduttore free-lance

    Cioè fatemi capire, perchè è inquietante.

    Io faccio il traduttore, i miei clienti mi pagano online attraverso bonifico. Uso un solo conto corrente a mio nome. Se voglio mangiarmi una pizza, o mettere la benzina in macchina, è ovvio che prelevo dal bancomat.

    Non posso farlo? Non ho mai conservato scontrini e ricevute perchè a stento lo faccio con le poche spese di lavoro (dizionari), avrei dovuto farlo?

    Cioè l’agenzia delle entrate potrebbe dire che i prelievi di contanti dal bancomat mi sono serviti per pagare traduttori in nero?

    E quindi come faccio a spendere? Cioè se i soldi volessi bruciarli a chi devo dare conto se già ci ho pagato le tasse?

    Ma stiamo scherzando? Mi sembra un pò assurda sta cosa

    Rispondetemi, ciao

    29 Lug 2011
  2. Manuel N.

    Non ho ben capito nemmeno io…

    Se guadagno dei soldi, mi pare evidente che voglio anche spenderli. E certamente non solo per la mia attività. Anzi! Soprattutto NON per la mia attività.

    Pertanto se quei soldi guadagnati confluiscono sul conto corrente, come posso spenderli se non tirandoli fuori da esso?

    31 Lug 2011
  3. Mario Panzeri

    Se la norma in parola – purtroppo sconosciuta a tanti contribuenti interessati, pur se in vigore da diversi anni – non fosse completamente priva di razionalità, naturalmente non avrei scritto il post. Purtroppo non posso che confermare che, almeno in teoria, si dovrebbero conservare, oltre che tutte le fatture e le ricevute, anche gli scontrini di tutti i pagamenti effettuati in contanti, anche quelli di minore importo, perché messi assieme possono formare un ammontare di denaro in grado di suscitare i sospetti dei verificatori fiscali (e sarebbe poi anche problematico ottenere giustizia mediante ricorso alla commissione tributaria contro un eventuale provvedimento dell’amministrazione finanziaria a danno del contribuente che usa contanti: ma questa è l’anticipazione della prossima “puntata” che scriverò sulle nefandezze meno conosciute, e per questo più pericolose, del sistema tributario italiano).

    Ciò che posso consigliare ai professionisti è di usare quanto più possibile la moneta di plastica (carta bancomat, carta di credito). Quando infatti si sostiene che le banconote di Eurolandia hanno corso legale, si dice  soltanto una mezza verità, perché per una certa categoria di contribuenti è, di fatto, un’affermazione non vera. Consiglio anche, ogni volta che si paga con un assegno, di fotocopiare l’assegno stesso prima di consegnarlo, al fine di poter eventualmente dimostrare che l’intestatario non è un fornitore di beni o servizi per l’attività professionale di chi l’assegno stesso ha emesso.

    Certo, se in un anno i prelevamenti di contanti non giustificati sono di importo complessivo davvero irrisorio, si può sperare che l’auspicabile buon senso dei verificatori prevalga sull’ottusità della norma che devono applicare. Non è tuttavia il caso di farsi troppe illusioni, soprattutto in tempi come questi in cui, per uno stato “alla canna del gas”, è tutto lecito ciò che consente di mettere le  mani in tasca ai contribuenti, meglio se a quelli “brutti, sporchi e cattivi” che, per il solo fatto di essere titolari di una partita IVA (e quindi socialmente meno controllabili dai poteri più o  meno costituiti), sono additati al pubblico ludibrio dalle zavorre del sistema socioeconomico italiano e dai loro devoti corifei.

    1 Ago 2011
  4. traduttore free-lance

    Ciao Mario,

    grazie per il commento e per l’articolo.

    Certo che è un’attacco alla libertà, e se voglio spendere i soldi in droga? in vizi? è una provocazione, ma che fa capire bene quanto questo stato con queste norme assurde entri nella vita delle persone

    quindi un dipendente può drogarsi e una partita iva no? un dipendente può dare soldi all’amante e una partita iva no?

    e se anche il dipendente avesse usato i contanti per pagare a nero un acquisto?

    poi mi chiedo, ciò che significa? che l’agenzia delle entrate sbircia anche nei conti correnti per vedere i movimenti di denaro?

    ok pagare tante tasse, ma riempirsi di ricevute e fare il fantozzi nonostante paghiamo tasse e contributi ogni due e tre, è assurdo

    5 Ago 2011
  5. Mario Panzeri

    L’agenzia delle entrate non “sbircia” nei conti correnti, ma li esamina con grande attenzione ogni volta che ritenga valga la pena di farlo, nonché quando le capiti l’occasione, come per esempio se il contribuente deve presentare i propri estratti conto bancari o postali per giustificare spese considerate dall’agenzia stessa non in linea con il reddito dichiarato.
    Certo che dipendenti e pensionati possono fare prelevamenti di contanti ed effettuare relative spese cash per acquisti “virtuosi” o meno) che a noi sono di vietate. Qualcuno spiegherà che i professionisti sono sotto controllo perché con i contanti potrebbero pagare in nero fornitori di beni e servizi per l’attività professionale, mentre con dipendenti e pensionati questo rischio non esiste. Ma si tratta di una falsità, di un semplice pretesto per spillarci denaro non dovuto, come ho già dimostrato nel mio primo intervento.

    9 Ago 2011
  6. traduttore free-lance

    posto quest’articolo trovato in rete

    mario, secondo me sarebbe bene che l’acta insistesse su questo punto, anche perchè la norma sembrava per essere abolita, quindi un pò di disponibilità ci potrebbe essere…se l’acta insistesse magari mettendo nella homepage il feedback al tuo articolo piuttosto che elezioni, si renderebbe ancora più utile

    Il fascino del “contante” ammalia anche il ministro dell’economia e delle finanze
    Manuel Seri

    In relazione al rapporto locatizio o sub-locatizio o co-locatizio che ha coinvolto il Ministro Giulio Tremonti all’On. Marco Milanese (il primo corrispondeva al secondo, settimanalmente pare, l’importo di € 1.000,00 in contanti senza che ciò potesse giustificare il sospetto di pagamenti in nero o di altre pratiche non lecite, nel merito delle quali si soprassiede perché sono solo fatti Loro), sorprendono non poco le spiegazioni pubbliche: il Ministro guadagna talmente tanto con la Sua attività che non ha bisogno di sottrarre risorse al Fisco ed ha così tanti problemi da affrontare nella complessa situazione italiana che non poteva preoccuparsi anche di gestire diversamente il rapporto con l’On. Milanese.
    Innanzitutto, chi guadagna tanto, non per questo può essere considerato scevro dalla tentazione di imboscare quel che può al Fisco; inoltre la ricchezza non è di per sé tale da escludere a priori la propensione ad evadere le tasse. In ogni caso, sorprende non poco che con tutte le grane istituzionali da risolvere il Ministro si doveva preoccupare anche di procurarsi settimanalmente l’importo di € 1.000,00 in contanti da consegnare nelle mani del’On. Milanese, quando sarebbe stato assai più facile disporre a suo favore un bonifico bancario permanente! Ma non è neppure questo il profilo più irritante, perché ognuno usa le proprie risorse come meglio crede.
    Ciò che veramente fa saltare i nervi è ben altro: è la diffusa tendenza dello Stato a scoraggiare l’impiego del danaro contante fino al punto di avallare l’uso indiscriminato di una norma fiscale in base alla quale, in caso di indagini finanziarie, i prelevamenti in contanti dai conti bancari o postali, quale che ne sia l’importo, si considerano ricavi o compensi da tassare quando il Contribuente non è in grado di giustificarne l’impiego indicando i beneficiari e, secondo le consuete pretese degli Uffici finanziari, fornendo la relativa dimostrazione documentale (art. 32 c. 1 n. 2 del D.P.R. 600/1973); ciò significa che il Contribuente non può liberamente disporre del danaro legittimamente guadagnato se non attraverso operazioni tracciabili (assegni, bonifici bancari, carte di credito, carte pre-pagate, pago-bancomat) perché altrimenti il Fisco applica nei Suoi confronti la presunzione legale di ricavo o compenso, calcola sul relativo importo l’IRPEF e le relative Addizionali Comunale e Regionale ed irroga le corrispondenti sanzioni amministrative pecuniarie (dal 100% al 200% dei tributi presunti evasi)! Ne conseguono recuperi a tassazione completamente inventati, palesemente ingiusti ed estremamente elevati, per contrastare i quali i Contribuenti hanno ben poche chanches e sono costretti a subire veri e propri soprusi da “abuso legittimo di presunzione legale” (sembra un controsenso, ma purtroppo è proprio così!).
    Nella bozza del Decreto Legge relativo alla Manovra estiva diffusa nei primissimi giorni di Luglio era stato stabilito che (art. 16). Finalmente! era stato finalmente rimosso un gravissimo sopruso normativo. Manco per niente: l’abrogazione è durata solo lo spazio di appena qualche giorno, perché già nella stesura definitiva sottoposta al vaglio del Capo dello Stato prima del varo era già sparita. Evidentemente qualcuno aveva fatto due conti ed aveva stimato che quella giusta abrogazione avrebbe comportato una perdita di gettito da accertamento bancario troppo elevata e perciò è stata rimossa. Così gli Uffici finanziari potranno continuare ad approfittare di quella vera e propria “gallina dalle uova d’oro” in barba ai diritti fondamentali dei Contribuenti che debbono stare attenti a non prelevare i contanti e dunque ad evitare di usarne per effettuare i propri pagamenti.
    Poi si viene a sapere che proprio il Ministro delle Finanze On. Giulio Tremonti, paladino della conservazione e della applicazione di quella assurda presunzione legale (prelevamenti in contanti = ricavi/compensi), si è procurato sistematicamente € 1.000,00 in contanti, con cadenza settimanale, da passare brevi manu al Suo amico On. Marco Milanese per pagarGli non si sa bene che cosa … e qui sorgono tanti interrogativi irrisolti. Il Ministro prelevava settimanalmente dai propri conti bancari € 1.000,00 in contanti? Oppure prelevava di volta in volta l’intera somma in contante necessaria per avere la provvista del mese (mediamente € 4.000,00)? Oppure ancora prelevava migliaia e migliaia di euro in contanti da cui estrarre di volta in volta il danaro necessario per i vari pagamenti richiesti da un tenore i vita molto elevato rapportato ai lauti guadagni (in tal caso, avrebbero dovuto essere state inoltrate le segnalazioni antiriciclaggio all’autorità competente)? Si premurava di ottenere e conservare i vari documenti comprovanti l’utilizzo del contante di volta in volta impiegato per le spese personali? Vista la risonanza pubblica delle operazioni per contanti effettuate dal Ministro, l’Agenzia delle Entrate ha attivato nei confronti Suoi e dei Suoi familiari le consuete indagini finanziarie che angosciano e derubano i tanti malcapitati Contribuenti privi di Santi protettori e colpevoli per presunzione assoluta di essere evasori fino a prova contraria?
    I Cittadini italiani, vessati da un Fisco oppressivo e ossessivo e sottoposti a metodi accertativi medievali, attendono risposte esaurienti e si augurano che anche il Ministro On. Giulio Tremonti, dichiaratosi solo un “ingenuo” ma non un “evasore”, possa sperimentare le conseguenze di una presunzione legale assurda, ingiusta ed incivile (prelevamenti = ricavi/compensi da tassare), nonché lesiva dei fondamentali diritti di libertà fra i quali l’impiego lecito del danaro contante (a norma dell’art. 693 c.p. chi rifiuta di riceverlo in pagamento commette un illecito sanzionabile!), applicata nei confronti di tanti Contribuenti che in assoluta buona fede ne fanno un uso quotidiano.
    Il Ministro On. Giulio Tremonti sembrerebbe aver dichiarato di aver ricevuto la propria retribuzione “in contanti”. Suvvia, … non scherziamo! Tutti sanno che le Amministrazioni dello Stato effettuano i propri pagamenti per il tramite della Banca d’Italia (artt. 54 ss. del R.D. 2440/1023 e artt. 288 ss. del R.D. 827/1924 e successive modificazioni e integrazioni) la quale, per trasparenza e comodità dei beneficiari opera tramite le Banche, le Poste o gli Agenti della Riscossione (sedi periferiche della Equitalia spa): con tutti gli impegni istituzionali che ha, è difficile immaginare la scena del Ministro che si reca periodicamente allo sportello per riscuotere “in contanti” la propria retribuzione! Comunque, se qualcuno lo ha incontrato e magari ha avuto il piacere di fare la fila con Lui, farebbe bene a rivelarlo subito: sarebbe uno scoop incredibile!

    10 Ago 2011
  7. liberoprofessionista

    concordo con traduttore free-lance, ci vorrebbe più battaglia su questo punto, è una legge nazista

    10 Ago 2011
  8. Mario Panzeri

    Se non pensassi che quella dei rischi per i professionisti derivanti dal prelevamento di contanti non è una questione importante non avrei scritto il post. Va tuttavia ricordato – anche se è del tutto evidente – che ACTA non ha le risorse né di una Confindustria né di una CGIL, perciò deve necessariamente selezionare un numero limitato di obiettivi della propria azione. Nella maggior parte dei casi non è purtroppo possibile andare oltre la diffusione attraverso questo sito della conoscenza di un problema. Il tema delle votazioni è comunque in questo momento prioritario – ed è giusto occupi una posizione preminente nella homepage – perché soltanto un’Associazione sempre più forte e guidata da persone che godono della piena fiducia della gran parte degli iscritti potrà in futuro impegnarsi in battaglie che, considerata l’attuale situazione generale del paese, è facile prevedere saranno durissime. A QUESTO RIGUARDO, INVITO TUTTI GLI ISCRITTI AD A.C.T.A. A VOTARE, E TUTTI COLORO CHE ANCORA NON SI SONO ISCRITTI A FARLO AL PIU’ PRESTO, PERCHE’ FARE ATTIVITA’ “SINDACALE” COSTA TANTO ED E’ DAVVERO NECESSARIO IL CONTRIBUTO FINANZIARIO, OLTRE CHE DI IDEE E DI ATTIVITA’ PRATICA, DI TUTTI. Tornando comunque alla questione dei prelevamenti, assicuro il mio personale impegno perché essa continui quantomeno a godere dell’attenzione dall’Associazione (che comunque sarebbe il caso venisse in ciò affiancata anche da altre associazioni di professionisti, anche ordinisti, non meno di noi interessati all’abrogazione di una norma palesemente irrazionale ed iniqua).

    11 Ago 2011
  9. Marco

    Sperando di fare cosa utile, cito dalla circolare Agenzia Entrate 32/E del 2006.
    In caso di contestazioni conseguenti a controlli dei movimenti bancari “i contribuenti interessati possono risollevarsi dall’onere di fornire la predetta dimostrazione in relazione a prelievi che, avuto riguardo all’entità del relativo importo e alle normali esigenze personali o familiari, possono essere ragionevolmente ricondotte alla gestione extra-professionale”.
    Stranamente, sembra un grano di buon senso.
    Ciao a tutti
    Marco

    3 Set 2011
  10. Mario Panzeri

    Nelle circolari dell’agenzia delle entrate i grani di buon senso non sono infrequenti. Il problema è che gli uffici territoriali della stessa agenzia tengono conto delle indicazioni contenute nelle circolari medesime se e quando vogliono. Pertanto, finché la presunzione legale di ricavo o compenso conseguente al prelevamento di contanti non verrà abolita, nessun lavoratore autonomo potrà sentirsi al riparo dai rischi derivanti da una norma assurda e vessatoria, particolarmente per i professionisti.

    4 Set 2011
  11. Enrico

    Salve a tutti. Vorrei portare la mia testimonianza che credo potrebbe essere importante. Cercando di essere breve un mio cliente, soggetto in pensione da 3 anni, benestante avvocato che dichiara nel 2007 150.000 euro di reddito imponibile. Accertamento nel 2011 da indagini dei conti bancari, essendo sposato indagine estesa ai conti della moglie. Riassunto risultato e morale.
    L’agenzia ha studiato il comportamento del contribuente per un anno. Dopo l’accertamento il suo commercialista ( ha avuto 8 incontri in 2 mesi con i funzionari). Dai conti correnti dell’avvocato professionali non e’ emerso nulla su cui l’ufficio potesse contestare reato. Dai 5 conti correnti privati ( due della moglie) in un anno non possono essere giustificati 3520 euro di prelevamento da bancomat/sportello. Evidente che l’avvocato il pane il latte e il giornale non lo pagava con la carta di credito.
    L’agenzia non ci sente e trasforma i prelevamenti in ricavi occultati. Il commercialista ottiene uno sconto e riesce a chiudere tutto con un complessivo onere per il cliente di 800 euro.
    Il ricco avvocato non ci sta e incarica il giovane commerciLista di batterei fino a fondo con ogni ricorso possibile, auspicando di fare giurisprudenza e far capire che non si combatte l’evasione fiscale esasperando il contribuente onesto.
    Vi aggiornerò
    La morale la lascio a voi

    Come an he i costi che abbiamo pagato per questa fantomatica indagine che avrebbe portato un ricavo di 800 euro alle casse dello stato.

    20 Gen 2012

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