Acta l'associazione dei freelance

Riforma fiscale e regimi agevolati

| 9 giugno 2011 | LETTO: 2.042 VOLTE | UN COMMENTO | Autore: | SHORT URL |

Si parla di riforma fiscale, secondo la formula - IRPEF + IVA. Dario Di Vico mi ha chiesto cosa ne pensavo e se ACTA avesse elaborato delle proposte. Di seguito la mia risposta.

Una diminuzione dell’Irpef farebbe comodo a tutti. Però non è solo questo il punto.  Noi da sempre sosteniamo che il sistema fiscale è inadeguato al nuovo lavoro autonomo e riteniamo che anche i sistemi agevolati vigenti (regime dei minimi e regime inizio attività, entrambi con massimale di 30.000 euro) siano pensati per il lavoro autonomo tradizionale e disincentivino la crescita dei redditi.

Il regime dei contribuenti minimi favorisce certamente due categorie:

  1. i doppilavoristi e i pensionati che hanno il vantaggio di poter applicare al reddito autonomo aggiuntivo una cedolare secca, mantenendo sul primo reddito la deducibilità degli oneri sociali
  2. chi ha possibilità di evadere, quindi soprattutto autonomi tradizionali, che con il regime escono dagli studi di settore (una relazione del ministero delle finanze sottolinea l’abnorme numero dei contribuenti minimi e anticipa che sarà approfondita l’analisi di tali contribuenti).

Anche chi è solo autonomo e non evasore può averne dei vantaggi (se non ha significativi oneri sociali e se non ha costi importanti in termini di affitto e simili), quando ha un reddito vicino ai 30.000 euro.

A questo punto il tetto dei 30.000 euro rappresenta tuttavia un tappo, un disincentivo alla crescita, anche nelle situazioni di partita iva “finta”: perché darsi da fare per ottenere un aumento di qualche migliaio di euro se poi se ne va in tasse?

Il regime di inizio attività è invece una modalità classica per favorire le iniziative autonome imprenditoriali. Nelle attività imprenditoriali e commerciali la fase di avvio è generalmente la più critica, può richiedere ingenti investimenti legati a(attrezzature e macchinari, promozione, assunzione di dipendenti e collaboratori etc).

Perché una nuova iniziativa diventi finalmente redditizia può essere necessario aspettare ed ha un senso essere sostenuti nei primi anni di attività. Nelle attività professionali autonome, invece, gli investimenti in genere sono limitati e le fasi più critiche non sono necessariamente quelle iniziali.

E d’altra parte se al contrario l’attività avesse da subito buoni risultati, l’agevolazione non varrebbe più.

In sintesi gli attuali regimi agevolati paradossalmente favoriscono una svalutazione del lavoro, perché premiano le situazioni in cui il reddito imponibile non supera i 30.000 euro.

PROPOSTE Abbiamo sia una proposta leggera, sia una proposta che rivede completamente l’impostazione dei sistemi agevolati.

La proposta leggera prevede :

  1. Rivalsa obbligatoria del 6% del reddito
  2. Detrazioni fiscali per i redditi bassi analoghe a quelle dei dipendenti (attualmente sono inferiori)
  3. Inclusione nuove categorie costi deducibili: totale deducibilità formazione (come avviene nella maggior parte dei paesi europei), connessione telefonica e internet, spese trasferta legate all’attività
  4. Ammortamento breve beni alta tecnologia
  5. Deducibilità previdenza privata sino al 15% dell’imponibile
  6. Chiarezza sull’IRAP: criteri oggettivi che consentano senza ombra di dubbio di identificare le situazioni in cui è dovuta oppure no

La proposta pesante prevede in aggiunta un nuovo sistema agevolato. Nasce da una collaborazione con il sen. Ichino, a partire dal DDL 1873/2009 e contempla interventi congiunti su previdenza e fisco.

Ichino ha posto i seguenti vincoli:

  •  Occorre trovare il modo di distinguere il lavoro autonomo “forzato” e di fatto parasubordinato;
  • I criteri per questa distinzione devono essere oggettivi, per evitare un’esplosione del contenzioso, e individuabili facilmente, a partire dagli archivi INPS.
  • E’ necessario individuare il lavoro economicamente dipendente, a cui saranno applicate le norme del lavoro dipendente in caso di interruzione delle commesse.La definizione di “lavoratori economicamente dipendenti”, richiamata in numerose proposte e mutuata dallo Statuto del lavoro autonomo spagnolo, nel DDL Ichino è subordinata al sussistere di due condizioni: monocommittenza ai 2/3 e “retribuzione annua lorda” <= 40.000 euro.

La nostra proposta nasce dalla constatazione che tra i professionisti autonomi una parte è indubbiamente più sensibile alle garanzie, un’altra parte invece rivendica il diritto (riconosciuto a tutte le altre categorie di lavoratori autonomi) di provvedere in proprio a costruirsi un sistema di sicurezze, confondi mutualistici, assicurazioni, investimenti etc.

Abbiamo inoltre considerato che una quota significativa dei professionisti autonomi si trova in una situazione di oggettiva fragilità: compensi ridotti e/o carenza di commesse si traducono in redditi molto bassi.

In queste condizioni raramente ci sono accantonamenti a cui attingere nelle situazioni di difficoltà e sarebbe auspicabile un sistema con maggiori garanzie, tenuto conto che in quest’area si ritrovano più frequentemente i casi di “lavoro autonomo imposto”.

In sostanza il nostro obiettivo è quello di conciliare queste differenti esigenze e condizioni, salvaguardando il diritto ad una scelta autonoma da un lato e tutelando le situazioni di maggiore difficoltà dall’altro, abbandonando la logica punitiva e usando una logica di attrazione.

Deve esserci una convenienza del lavoratore a pagare con i contributi un sistema di welfare, per questo consideriamo insieme aspetti fiscali e previdenziali.

Se siete arrivati alla fine del post e  desiderate saperne di più,  potete leggere la proposta Acta sul lavoro professionale.

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