Acta l'associazione dei freelance

No all’aumento dei nostri contributi per finanziare la riforma fiscale

| 24 giugno 2011 | LETTO: 3.073 VOLTE | 12 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |

Siamo alle solite! Servono soldi e la soluzione ipotizzata è ancora una volta l’aumento dei contributi della Gestione Separata INPS.

Il sistema più facile per garantire cospicui “tesoretti”, da utilizzare per quella che è considerata l’emergenza del momento: ieri il Protocollo sul Welfare, fortemente voluto dal sindacato, oggi la Riforma Fiscale, richiesta a gran voce dalle associazioni datoriali. Cambiano i governi, ma le ricette sono sempre le stesse.

Peraltro non mancano i ripensamenti, quando si passa all’opposizione, come è accaduto all’onorevole Cesare Damiano che da ministro con ripetuti aumenti ha portato l’incidenza della contribuzione pensionistica dal 17,8% al 26%, poi ha presentato (qualche mese fa) uno Statuto del Lavoro Autonomo con cui rinnega il suo precedente operato e propone la riduzione dei contributi per omogeneizzarli a quelli dei commercianti. Peccato che questi aumenti siano sempre irreversibili. Vale il principio di entropia, abbassare i contributi è impossibile, è come cercare di rimettere il gas nella bombola da cui è fuoriuscito! I tesoretti vengono subito spesi, distribuiti,  non sono più recuperabili per permettere un cambio di rotta.

E ora ci riprova il Governo di Centrodestra, stando ben attento a non colpire commercianti e artigiani, che pagano 5-6 punti in meno di noi, o le Casse private dei professionisti, che pagano la metà e che conoscono il finto lavoro autonomo quanto e più delle professioni non ordinistiche (che dire degli architetti formalmente autonomi, ma impiegati a 7 euro l’ora? O dei giornalisti la cui situazione è ancor peggiore?). Smettiamola con l’alibi del contrasto all’uso improprio di collaborazioni e partite IVA. La diffusione di queste tipologie di lavoro è andata di pari passo con l’aumento dei contributi.

Non possiamo continuare a finanziare un Welfare dal quale siamo esclusi (ammortizzatori sociali e altro), in nome di una solidarietà al contrario, che toglie ai più deboli per dare ai più protetti, per garantire il mantenimento di diritti acquisiti che in molti casi sono privilegi indebiti (ricche pensioni retributive di ex dirigenti che hanno versato molto poco, mentre le nostre pensioni saranno irrisorie anche quando i versamenti sono cospicui). Basta!!

I nostri redditi sono falcidiati dalla crisi e più che dimezzati dal carico fiscale-previdenziale già ora (un carico superiore a quello dei dipendenti), il governo ci vuole dare la mazzata finale? Sull'argomento si veda anche l'articolo di Dario Di Vico sul Corriere della Sera di oggi "Le Pensioni miraggio dei lavoratori autonomi".

Noi di ACTA è sicuro, ci mobiliteremo per difendere i nostri diritti, non lasceremo passare questa vergogna. E' sfida aperta. Equità e giustizia non sono diritti su cui soprassedere e per questo chiediamo a tutti i lavoratori professionali autonomi di seguirci e appoggiaggiare le nostre prossime azioni e rivendicazioni!

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