Acta l'associazione dei freelance

Enti pubblici contro la legge

| 15 maggio 2011 | LETTO: 1.592 VOLTE | NESSUN COMMENTO | Autore: | SHORT URL |

E’ noto a tutti i colleghi che lavorano come consulenti per Enti Pubblici che spesso e volentieri i suddetti Enti nel formulare il corrispettivo della prestazione, anche se si tratta di professionisti con Partita Iva, inseriscono nel contratto la cifra seguita dalla dizione “al lordo delle ritenute di legge”. In pratica questo significa che alla somma va detratta la Ritenuta d’Acconto senza che da parte dell’Ente venga versata l’Iva. Il pasticcio salta fuori al momento dell’emissione della fattura ed il consulente si dà dei pugni in testa per non averlo notato subito, rifiutandosi di firmare il contratto con una clausola così concepita. Il che spesso significa perdere il cliente.
Se la prestazione viene effettuata per conto di un’Università, non solo il contratto viene reso di dominio pubblico e messo in rete, ma l’Amministrazione prima di effettuare il pagamento della fattura richiede all’Agenzia delle Entrate il DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva), esercitando quindi un ruolo di controllore fiscale che non le spetta. Nel mio caso l’Agenzia delle Entrate si è rifiutata di rilasciare questo documento, bloccando di fatto i pagamenti e lasciando intendere che ero un evasore fiscale. Soltanto l’intervento del mio commercialista è riuscito a sbloccare la situazione (“ci eravamo sbagliati, mi scusi” è stata la reazione dell’impiegato dell’Agenzia delle Entrate). Erano passati sei mesi, la mia prestazione era iniziata un anno e mezzo prima ed era stata portata a termine nei tempi previsti dal contratto; il commercialista certo non s’è mosso per niente.
Queste sono le odiose vessazioni a cui andiamo incontro noi professionisti con Partita Iva quando lavoriamo con Enti Pubblici.

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