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Veltroni a Torino cita ACTA e sostiene un fisco a favore del Quinto Stato

22 Gennaio 2011 Fisco, Lavoro, News

”Un fisco a favore del Quinto Stato, delle donne e della famiglia” è una proposta fatta da Walter Veltroni al Lingotto di Torino, oggi sabato 22 gennaio, all’assemblea del Partito Democratico.

Anche a proposito del fisco c’e’ poco da difendere e molto da cambiare.

L’azione di riforma fiscale deve essere iscritta, pena il suo fallimento, in un contesto di riqualificazione e riduzione della spesa pubblica. Con l’occhio rivolto, al tempo stesso, alla qualita’ sociale e alla produttivita’ del sistema. Tre esempi basteranno, per dare l’idea.

Il primo: l’allarme e’ stato di recente rilanciato dal Manifesto del Quinto Stato di ACTA, l’associazione dei lavoratori/partite IVA del terziario avanzato, che denunciano le distorsioni di un sistema fiscale che non riconosce la loro specificita’. Il nostro sistema e’ infatti organizzato solo attorno alle due tradizionali componenti: lavoratori dipendenti e autonomi.

E’ ora che irrompa, per ragioni di giustizia e di equita’, questo nuovo soggetto: i lavoratori delle partite Iva, tanta parte del tessuto produttivo italiano.

Puoi sentire la registrazione su radio radicale dalle 11.29  in avanti. Qui il testo intero del discorso.

ACTA

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2 Commenti

  1. Stefano

    Reply

    Era ora!!! Necessita far sapere almeno chi comprende la società…..non mollatelo….”ma anche” cercate altri.

    23 Gen 2011
  2. lea

    Reply

    Non si tratta di cercare altri per far “partito” ma di cominciare ad allargare lo sguardo e promuovere il cambiamento culturale senza il quale questo Paese semplicemente muore.
    Valorizzazione del lavoro autonomo attraverso forme di credito per l’apertura di attività, la formazione a la riqualificazione, alleggerimento della burocrazia, riconduzione degli strumenti di controllo fiscale a una visione realistica della realtà (studi di settore che non ci costringano a sentirci evasori by default e a dover negoziare la nostra posizione con burocrati che non hanno la minima idea di cosa significhi il lavoro autonomo oppure fingono convenientemente di non saperlo: quando in un anno eccedi i parametri perché (andando per cassa)finalmente hai ricevuto i pagamenti che ti spettavano da novembre dell’anno prima, e l’anno dopo scendi sotto i parametri perché hai avuto qualche commessa in meno la pubblica amministrazione a cui hai prestato servizi non ha ancora saldato e intanto, oltre a doverti preoccupare del fisco intransigente, devi pure pagare interessi bancari perché fra affitto, utenze in crescita, spese di produzione e anticipo dei contributi INPS non ci scappi.
    E poi tutela per malattia, maternità e infortunio sono indispensabili. Non dimentichiamo infine che a chi ha fatto fuoriuscire denaro che doveva destinare alle imposte si concedono ‘scudi’ per faro rientrare. Andiamo a vedere in percentuale l’incidenza delle penali sugli studi di settore e facciamo due calcoli. Possiamo dirci un Paese equo?

    27 Gen 2011

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