Acta l'associazione dei freelance

Il Quinto Stato ha messo in scena il suo stato

| 14 gennaio 2011 | LETTO: 1.930 VOLTE | 6 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |

Lo stato del Quinto StatoUna rappresentazione per rappresentare. E’ questo ciò che fa il teatro, in fondo: mettere in scena per rappresentare la vita o un suo capitolo con l’intento di discostarsene e guardare da fuori per riuscire a capire meglio e a parlarne.

E questo è quanto abbiamo fatto ieri sera noi di ACTA. Abbiamo recitato noi stessi e la nostra situazione perché altri lavoratori autonomi si rispecchino e in qualche misura si consolino. Sì, la consolazione di sentire che non si è soli e tanti altri hanno il tuo problema. Noi stessi: cast, regìa, sceneggiatori, tecnici audio e video, scenografi ci siamo rivisti nel nostro ruolo di lavoratori autonomi in una situazione di auto-aiuto.

Non è stato facile tirare fuori da noi i nostri contenuti, così gelosamente custoditi nelle singole routine quotidiane e nelle ansie di ciascuno, ogni giorno. Siamo una categoria mite, e solo un’attenta regìa ha saputo tirare fuori la furia e la forza. Elementi estremi e necessari per trasmettere un messaggio.

Abbiamo camminato a lungo e velocemente, ci siamo inginocchiati, siamo saliti su sedie e sgabelli, abbiamo marciato, letto, parlato e gridato, abbiamo costruito un puzzle con le voci nostre e dei nostri mestieri, la musica e le immagini. Lei, Marcela, ci ha ricordato che siamo affannati, per il ritmo richiesto dal mercato e l’ansia di una vita lavorativa senza tutele. A volte noi lo diamo per scontato l’affanno, e non ce ne ricordiamo, ci ricordiamo solo di quanto siamo concentrati davanti allo schermo per “comporre”. Lo dimostra la stessa cronistoria delle nostre prove:

Lo stato del Quinto Stato - Elsa e RodolfoGiorno 1 interno chiesa – cappella invernale. Prima prova di “Lo stato del Quinto Stato”.
- Marcela, gridando: Stringete le chiappe, aumentate il ritmo della camminata, parlate più velocemente, non lasciate spazi tra le battute e poi spostatevi lentamente con le sedie e poi tirate fuori la voce…e che caspita…
- Noi, pensavamo più o meno così…: Ma cos’ ha capito? Che cosa vuole farci fare? Sa chi siamo e cosa facciamo o no? Noi scriviamo da casa! Uff, sono stanco di correre! E basta… non riesco più a inginocchiarmi…io ho la mia identità, la mia dignità…

Da giorno 2 a giorno 5
Raffreddori, febbri, ritiri, sostituzioni, fatica per le prove serali. Tenuta da parte dello zoccolo duro.

Giorno 6 – Triennale di Milano – Rappresentazione di “Lo Stato del Quinto Stato e presentazione del Manifesto dei lavoratori autonomi di seconda generazione”. Undici professionisti, attori per caso, nel loro abito scuro e camicia bianca hanno realizzato uno spettacolo forte, efficace, bello, che ha attirato un pubblico attento e numeroso. La presenza all’Agorà di stampa e tv, dopo l’articolo di Dario Di Vico sul Corsera e le interviste seguite e che continuano ad alimentare l’interesse verso ACTA, ci porta a dire grazie.

Grazie a chi ha pensato e scritto il Manifesto e a chi ha diretto e realizzato questo spettacolo.

Grazie a tutti noi di ACTA!

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