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Il prelievo sui redditi da lavoro in Europa

| 4 gennaio 2011 | LETTO: 6.225 VOLTE | 3 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |
Secondo dati Eurostat, nel 2008 il prelievo fiscale e sociale sui redditi da lavoro dipendente italiani è stato molto più alto di quello del Regno Unito, della Germania, della Spagna, della Francia e persino della Svezia, paese scandinavo in cui tradizionalmente il peso delle tasse sul reddito è molto alto.

Facendo un calcolo estremamente preciso ed ex post, sul mio reddito di professionista con Partita Iva degli anni 2009 e 2010, il complessivo prelievo fiscale e contributivo sul reddito percepito (che non è il fatturato) si è attestato sul 45,8% (su un reddito medio di 63mila euro).

Paese % di tasse e contributi sociali su compensi degli occupati
Regno Unito 26,1%
Spagna 30,5%
EU (27 paesi) 36,5%
Germania 39,2%
Francia 41,4%
Svezia 42,1%
ITALIA 42,8%
Fonte: Eurostat. Cfr. Stefano Perri, "Il falso paradosso del costo del lavoro", Economia e politica, 3 Gennaio 2011.

Si tenga però conto che sono avvantaggiato dal fatto di detrarre dall’irpef il 36% per ristrutturazione edilizia, ho avuto importanti spese odontoiatriche detraibili e soprattutto che non pago più l’IRAP. Altrimenti avrei potuto toccare il 50%.

Se sono veri i dati di Eurostat, ciò significa che se io vivessi a Londra mi troverei con un maggiore reddito netto in tasca che va dal 17% (se tengo buona la media italiana) al 20% (se tengo buoni i calcoli su me stesso) del reddito lordo. Ma anche vivendo e lavorando in Germania, con tutti i benefit del loro Stato Sociale, mi troverei in ogni caso con un maggiore reddito in tasca che va dal 3,6% al 6,6%.

Quando si dice che i nostri figli pagheranno per l’elevato tenore di vita italiano degli anni precedenti, faccio notare che noi stiamo già pagando e più dei nostri partner europei.

 Brevi considerazioni:

  • se occorre pagare che paghino tutti, ma altri professionisti e lavoratori autonomi versano aliquote contributive molto più basse delle nostre o, se vogliamo, noi paghiamo aliquote relativamente molto più alte della media degli autonomi;
  • il prelievo fiscale e contributivo deve sempre essere messo in relazione al ritorno in termini di prestazioni e da questo punto di vista l’Italia è ben strana perché riesce a pretendere il massimo di prelievo garantendo il minimo di tutele;
  • occorre sfatare il mito per cui il massimo di prelievo sia soltanto sui lavoratori dipendenti poiché noi Partite Iva senza albo siamo tartassati come e forse più dei lavoratori dipendenti (il mio 45,8% è superiore al dato Eurostat del 42,8%);
  • si conferma il fatto che tra noi ed il committente si insinua un terzo, lo Stato, che mette le mani su quasi la metà del prodotto del nostro lavoro;
  • si pone infine un problema di equilibrio intra-europeo: da noi il costo del lavoro (il compenso lordo) anche al lordo di imposte ed oneri sociali, è in linea con la media dell’Europa a 27, ma molto più basso di quello di Germania, Francia e Gran Bretagna (per non parlare della Svezia). Ciò significa che di netto guadagniamo ancora meno, dipendenti ed autonomi. Di questo passo, allontanandoci dal gruppo di testa dell’Europa, ci troveremo, e forse già ci siamo, a fare concorrenza a Grecia, Polonia e Bulgaria. Per questo motivo per noi professionisti autonomi è assolutamente necessario difendere i nostri compensi, non solo dalle imposte ma anche dal dumping strisciante che ci conduce dritti dritti a diventare il terzo mondo d’Europa, danneggiando peraltro anche i nostri colleghi europei.
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