Acta l'associazione dei freelance

Imprese (e furbi) che pagano meno di noi

| 22 novembre 2010 | LETTO: 32.793 VOLTE | 15 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |
Mentre si avvertono i rombi di tuono che preannunciano il possibile e ulteriore innalzamento della contribuzione INPS Gestione Separata, sono in molti quelli che si preoccupano di cercare vie di uscita dalla situazione, magari riconfigurando il proprio rapporto fiscale con lo Stato. Tra le diverse ipotesi ce n'è una di sicuro interesse e che vi propongo, principalmente per mettere a nudo le contraddizioni della legislazione italiana, che sembra proprio non avere la dovuta attenzione per figure professionali come le nostre.
 
Lo sapevate che facendo finta di avere un socio possiamo pagare meno tasse e contributi? Chi lavora in maniera trasparente e indipendente non credo abbia bisogno di queste soluzioni, ma è vero anche che occorre conoscere tutti i buchi neri del sistema, per capire quali rivendicazioni pubbliche potremmo avanzare per rendere più equo il sistema fiscale e contributivo per le Partite IVA.
 

Apriamo tutti una S.a.s.!

SASVi lancio dunque questa provocazione: diventiamo tutti (a tutti gli effetti) imprese! Non lo siamo di certo, ma nonstante questo siamo considerati spesso come tali. E allora perché non simularlo? Ci troviamo un socio (anche moglie o fratello vanno bene) e fondiamo una S.a.s., ovvero una Società in accomandita semplice. Questa particolare forma societaria prevede che per i soci accomandanti, che non offrono prestazioni all’impresa, non siano previsti versamenti contributivi INPS e INAIL, il che consentirebbe di accantonare discreti risparmi contributivi, a parità di reddito, anche tenendo presente che l'aliquota previdenziale si attesterebbe al 20% (contributo artigiani e commercianti).

Ovviamente la scelta di impresa comporterebbe inequivocabilmente l'assoggettamento a tassazione IRAP, ma quale differenza fa rispetto alla condizione di attuale ambiguità fiscale che obbliga i professionisti a subire questo prelievo?
 
A parte le necessità di passare dal notaio per l’atto costitutivo, con il corollario di spese che ne deriva, non ci sarebbero poi grandi differenze rispetto alla condizione di professionista, nemmeno in termini di tenuta della contabilità. Ecco un esempio di quello che potrebbe essere uno scenario di “risparmio” a parità di fatturato.
  
Mi sia concessa qualche approssimazione. Non consideriamo (per approntare un ragionamento di massima) le deduzioni per i costi e facciamo un’ipotesi di fatturato pari a 30.000 euro. Calcoliamo oneri fiscali e contributivi per i due scenari in cui il professionista è iscritto alla Gestione Separata oppure sia socio al 50% in una società S.a.s.

Per il libero professionista iscritto alla gestione separata abbiamo:

  • INPS (26,72% di 30.000 euro): circa 8.100 euro;
  • IRAP (4% di 30.000-8100=21.900 euro): circa 900 euro;
  • IRPEF (23% su 15.000 euro + 27% di 21.900-15000=6900 euro): 3450 + 1850 = circa 5.300 euro;

TOTALE PRELIEVI: circa 14.300 euro.

Società SAS con capitale al 50% tra due soci:

  • IRAP (4% di 30.000 euro): 1.200 euro;

Socio accomandante:

  • IRPEF (23% di 15.000 euro): 3.450 euro (ipotizzando 0 euro da altri redditi, altrimenti l’aliquota sale al 27% per redditi che eccedano i 15.000 euro, 38% sopra 28.000 euro e così via).

Socio accomandatario:

  • INPS (20% di 15.000 euro): 3.000 euro;
  • IRPEF (23% di 12.000 euro): 2.760 euro;

TOTALE PRELIEVI: circa 10.400 euro.

Esisterebbe dunque un risparmio di circa 4.000 euro annui, pari a circa il 13% del fatturato. Si tratta
di un risparmio in gran parte previdenziale, ma anche fiscale se si considera che i due soci S.a.s. godono di un’aliquota IRPEF al 23% in virtù della spartizione del reddito. Ovviamente questo comporterebbe, in uno scenario di previdenza contributiva, un minore alimentazione del proprio montante pensionistico, ma è evidente che il risparmio conseguito potrebbe essere utilizzato proprio per accantonamenti di previdenza complementare, peraltro con la possibilità di garantire una migliore rivalutazione del proprio montante rispetto a quello in Gestione Separata o eventualmente di godere di un serbatoio di liquidità a cui ricorrere in periodi di difficoltà professionale o malattia (una sorta di cassa integrazione fai da te).
 
Che ne dite, sarà il caso di cercarci un socio? :-)
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