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Ora vi spiego come funziona la pseudo-busta arancione della Gestione Separata

Busta ArancioneSono iscritto alla Gestione Separata INPS dal 1999 e dal 2004 consulto diligentemente la rendicontazione online sul sito dell’Istituto di Previdenza. Nel 2007 mi sono accorto che il conteggio dei contributi versati per gli anni 2005 e 2006 era inferiore a quanti me ne spettassero di diritto. Per fortuna sono ben organizzato e in possesso di tutti i CUD dei miei (molti) datori di lavoro. Nel 2008 ho tentato l’approccio soft verso l’INPS coinvolgendo un mio amico funzionario, il quale continua a dirmi che non c’è nulla di preoccupante e prima o poi i file dell’INPS saranno “allineati”. E quindi ho atteso pazientemente.

A maggio del 2010 sul sito dell’INPS è stata aggiunta la funzione per segnalare online i contributi mancanti. Detto fatto e ora, sei mesi dopo, sono ancora qui con il mio numero di protocollo in attesa di risposta. Sennonché lo scorso 11 novembre è giunta (a me come ad altre migliaia di persone) la lettera del presidente Antonio Mastrapasqua (che sostituisce la busta arancione promessa) in cui mi comunica la “novità” dell’estratto conto elettronico “con cui vogliamo metterla nella condizione di controllare per tempo i suoi versamenti contributivi”.

Ottimo, vado a vedere ed effettivamente nelle nuove tabelle appare il campo “dettaglio periodi non accreditati” che copio di seguito con esattezza:

  • “Anno 2005 – committente: Italia Lavoro – contributo dovuto: 900 euro – Causa: NON ABB. PER DEBITO.
  • “Anno 2006 – committente: Italia Lavoro – contributo dovuto: 725 euro [NdR: non è vero perché me ne mancano 1.812,5]: Causa: INVIATA A RC.”

Secondo voi NON ABB. PER DEBITO e INVIATA A RC che cosa significano?

Si tenga conto che il mio nome è Romano Calvo che in sigla fa “RC”. Mastrapasqua nella lettera dell’11 novembre 2010 mi dice che “inviata a RC” significa che i contributi sono stati richiesti al committente. Bene, ma tutti gli errori che ancora persistono come verranno risolti? E soprattutto, quando si degnerà INPS di informarmi correttamente?

Ho telefonato così al call center 803.164 e la signorina, gentilissima, mi ha fatto capire che le tabelle del loro portale contengono ancor meno informazioni di quelle che posso vedere io collegandomi al sito INPS e che di quelle sigle non conosce nemmeno l’esistenza. Tempo sprecato quindi. La gentile signorina mi ha detto poi che è molto strano che da maggio a novembre io non abbia ricevuto alcuna risposta personale da parte dell’INPS di Milano (da cui purtroppo dipendo).

Credo non sia necessario essere dei grandi esperti di sistemi informativi per implementare una legenda che descriva le sigle (NON ABB. PER DEBITO e INVIATA A RC), magari a fondo pagina. E soprattutto non si può costringere un utente INPS a navigare per ore in Internet per fare segnalazioni che non producono effetti e trascorrere ore e ore in coda alla sede di Milano per poi parlare con sportellisti che sulla Gestione Separata dichiarano candidamente la propria totale ignoranza.

Ora, a parte il paradosso per cui è proprio un committente come Italia Lavoro (agenzia governativa per le politiche del lavoro) a trovarsi nella situazione (ovviamente ancora tutta da chiarire) di possibile inadempiente nel versamento dei contributi previdenziali, appare in tutta evidenza la trascuratezza con la quale l’INPS tratta la Gestione Separata, che pure è la gestione con gli attivi più elevati, tanto da poter coprire i buchi di tutte le altre gestioni previdenziali del settore privato (prestazioni assistenziali a parte).

Mastrapasqua – che è stato protagonista della gaffe di ottobre a proposito delle future pensioni degli atipici – dovrebbe a nostro avviso porre più impegno nell’assistenza tecnica agli utenti della Gestione Separata, cominciando a trattarli come cittadini portatori di diritti. L’immagine pubblica dell’INPS avrebbe soltanto da guadagnarci.

E’ chiedere troppo di essere personalmente avvisati sullo stato di avanzamento di una pratica? Perché nell’era dell’e-government per avere risposta dall’INPS accorre per forza passare attraverso i patronati? Il cittadino, utente della Gestione Separata, ha diritto di voce sui modi di gestione del proprio fondo previdenziale o deve soltanto fare da spettatore impotente? E’ pensabile che l’INPS spenda qualche euro del proprio budget per potenziare l’assistenza e la comunicazione con agli utenti della gestione separata? Ce lo meritiamo o siamo soltanto limoni da spremere?

Per la cronaca, nel 2010 ho già anticipato alla Gestione Separata 17mila euro, su un imponibile previdenziale, dell’anno precedente, di circa 63mila. Proprio quel 26,72% che secondo i sindacati e l’ex ministro Treu dovrebbe essere ancora aumentato!

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1 Commenti

  1. Dario Banfi

    Romano proprio una bella avventura. C’è anche un risvolto interessante in queste vicende, che prescinde dal tuo caso personale, ma che vorrei segnalare. Come ti dicevo tempo fa mi sono messo a leggere il Collegato Lavoro e ho trovato questo articolo:

    Art. 39.(Obbligo di versamento delle ritenute previdenziali) 1. L’omesso versamento, nelle forme e nei termini di legge, delle ritenute previdenziali e assistenziali operate dal committente sui compensi dei lavoratori a progetto e dei titolari di collaborazioni coordinate e continuative iscritti alla gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, configura le ipotesi di cui ai commi 1-bis, 1-ter e 1-quater dell’articolo 2 del decreto-legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 1983, n. 638.

    … e mi sono chiesto, ma come mai il legislatore ha dovuto ficcare dentro questo testo di legge una simile roba??? Mi sono ricordato allora di un commento letto sul sito del Corsera – che non riesco a ripescare – dove c’era un tizio (che diceva di lavorare all’INPS) che metteva in guardia sul fatto che mancasse nella legge italiana la sanzione per quelli che dicono di pagare i contributi per i collaboratori e poi fanno finta di nulla e che questo risultava essere allarmante per l’Istituto..
    Per la cronaca la legge citata nel collegato lavoro ora afferma che si tratta di sanzioni penali. Leggi qui:

    1-bis. L’omesso versamento delle ritenute …. é punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a lire due milioni. Il datore di lavoro non é punibile se provvede al versamento entro il termine di tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell’avvenuto accertamento della violazione.

    Vuoi dire, Romano, che stai per mandare in galera qualche dirigente di Italia Lavoro? Hehehehe… 🙂

    18 Nov 2010

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