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L'invalidità non basta per essere categoria protetta, soprattutto se sei autonomo

Il nostro socio Andrea Facco ci ha scritto e raccontato la sua storia personale, che volentieri ripubblichiamo, con la speranza che sia riconosciuta da parte delle Istituzioni la giusta attenzione a questo tipo di problemi:

Mi sono recato a un ufficio per l’impiego poiché sono un lavoratore autonomo al quale è stato riconosciuto il 60% di invalidità, per handicap motorie.

Mi sono trovato con delle sorprese:

  • Per rientrare nelle categorie protette bisogna non essere occupati. Cosa significa, significa che se vuoi sperare di entrare in una azienda o in un ente pubblico a chiamata, bisogna prima licenziarsi o chiudere la partita IVA nel mio caso, iscriversi come disoccupato e poi si entra in lista. Ma non finisce qui. A questo punto sono disoccupato e chi mantiene la mia famiglia? In qualche modo devo mantenermi e mantenere la famiglia. Quindi dovrei lavorare in nero finché qualcuno possa avere bisogno di me. Credo che chi ha fatto questa norma si sia scolato almeno una bottiglia di whisky prima di farla approvare. Mi spiegate perchè io lavoratore autonomo o dipendente che si trova ad avere una invalidità non possa appartenere alla lista di lavoratori disabili? Perchè devo smettere di lavorare? Per tornare a lavorare in un lavoro più consono? Non sarebbe stato meglio mettere tutti i disabili nella lista delle fasce protette e poi eventualmente dare una via preferenziale ai disoccupati dando loro per esempio un punteggio più alto, in modo che le aziende comunque possano scegliere chi assumere e chi no? Capisco che i disoccupati abbiano diritto di lavorare, ma non tutti i disoccupati sono adatti per tutti i lavori richiesti oltre al fatto che dipende dalla disabilità. Oppure dare degli sgravi maggiori se si assumono disoccupati rispetto agli occupati? Così io finché comunque lavoro, non potrò mai inserirmi nelle fasce protette;
  • Altra cosa assurda è porre il limiti di redditi a circa 8.000 € per i dipendenti e 4.000 € per gli autonomi, per entrare nella lista fasce protette. Qui scommetto c’è lo zampino del sindacato. Chiedo: noi autonomi Vi facciamo così schifo? Dove sta l’eguaglianza tra cittadini e lavoratori? Pensate che un dipendente con reddito sotto gli 8.000 € non faccia qualche lavoro in nero? Pensate come sempre che solo le P. IVA lavorino in nero? Io per esempio che lavoro con le aziende non mi passa nemmeno per la testa di chiedere il nero, a loro non conviene, conviene la fattura. Pensate che solo i dipendenti siano Santi e noi i diavoli da mettere sulla graticola? Come sempre in Italia bisogna creare la divisione di classe a tutti i costi anche quando non serve e non ha senso. E’ per questo che dico a voi sindacalisti che il lavoro autonomo non fa per Voi, è fuori dal vostro modo di pensare e concepire il lavoro. Siete lontani dal salto culturale, ma direi forse dalla incapacità di ammettere che il lavoro dipendente come pensato una volta è finito, ci sono in atto troppi cambiamenti e voi fate ancora fatica a comprenderli o non vi rassegnate a vedere l’evidente. E’ ora di smetterla di lavorare sullo scontro tra tipologie diverse di lavoratori. I lavoratori sono tutti uguali con uguali diritti e doveri a prescindere se con o senza partita IVA.

P.S. Chissà quando il mondo politico in generale (Governo, Parlamento, Istruzioni, Sindacati, ecc.), riuscirà a venire fuori da questo pantano, che lo tiene lontano dalla realtà vera, sembra che chi gestisce il Paese non sia in grado di percepire e stare al passo del cambiamento del suo popolo, ma che si ostini a remare contro a difendere le solite classi superprotette i soliti burocrati, senza renderci liberi di vivere in un Paese libero da catene oppressive e miopi.

Andrea Facco

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1 Commenti

  1. romano calvo

    Andrea,
    hai perfettamente ragione. Per questo motivo esiste ACTA.
    Continuons les combat

    3 Nov 2010

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