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Concorrenziali, ma per fortuna in calo. Le balle di Ginsborg sul ceto medio

Paul Ginsborg è professore di storia a Firenze, all’Università di Firenze. Da poco deve essere passato alla sociologia. La Repubblica di oggi riporta nell’articolo “La scomparsa del ceto medio” il suo pensiero più recente. Il ceto medio, secondo il professore, ha una struttura elementare ed è fatto di due pezzi. Da una parte il ceto medio “riflessivo” formato in maggioranza da dipendenti della P.A. e da precari costretti a prendere la Partita IVA, dall’altra i lavoratori autonomi.

I “riflessivi” sono brave persone, inclini alla democrazia e al servizio disinteressato per il bene comune, gli autonomi invece, i prediletti di Berlusconi, sono egoisti e concorrenziali. Insomma, debbono ancora imparare cos’è una democrazia.

Per fortuna dal 2003 sono in diminuzione, dicono le statistiche, e il professore si sente sollevato. Su Internet viene definito come l’inventore del movimento dei girotondi. Il PD non gli va bene, sembrava andargli bene Di Pietro. E’ uno di quelli che “dà gli scossoni” alla Sinistra.

Perché non si scuote un po’ il cervello, Professore? Vigorosamente, così forse smetterà di dire sociologiche idiozie.

Sergio Bologna

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3 Commenti

  1. Chiara Marmugi

    Secondo me Ginsborg non la mette così semplice. Prima di tutto dice che il ceto medio concorrenziale è “prevalentemente” (e non esclusivamente) dedito al lavoro autonomo. E poi definisce il ceto medio riflessivo come “attivo nelle professioni socialmente utili, nel terzo settore e tra gli assistenti sociali, ma anche tra gli insegnanti e gli studenti, gli impiegati direttivi e di concetto del settore pubblico, i nuovi operatori nel mondo dell’informazione e della cultura…”. Noi, se non sbaglio, è proprio in questi ultimi due ambiti che lavoriamo.
    Ed aggiunge anche che “Questa componente dei ceti medi contemporanei in apparenza è dotata di notevole potenziale civico”, quindi ci fa un bel complimento, e ci invita a prendere coscienza di quel che valiamo.

    Poi continua con tante altre considerazioni, che si possono o meno condividere, ma da nessuna parte dice che “dipendenti e precari = buoni e di sinistra, autonomi = cattivi e berlusconiani”.

    16 Ott 2010
  2. Maurizio

    Concordo con l’analisi di Chiara Marmugi e apprezzo la sua pacatezza.
    Colgo l’occasione per consigliare a Sergio Bologna e a tutti gli amici di ACTA l’ultimo libro di Paul Ginsborg “Salviamo l’Italia” e in particolare di leggere il capitolo “Sulla potenzialità politica dei ceti medi oggi”

    17 Ott 2010
  3. Dario

    @ Chiara – Ginsborg è abbastanza chiaro: “Negli ultimi quindici anni il ceto medio si è diviso in due mondi […] il ceto medio riflessivo, capace di bridging (cioè capacità di costruire ponti verso altri) e, in termini occupazionali, caratterizzato dal lavoro dipendente..”. Riflessivi = dipendenti. E ancora “L’ultimo apporto del Berlusconismo è l’esplicito appoggio a un elemento dei ceti medi – quello del lavoro autonomo e concorrenziale – a spese dell’altro, quello più riflessivo e basato sul lavoro dipendente.” E due: riflessivi = dipendenti.
    La stessa rappresentazione che il lavoro autonomo sia in lento declino dal 2003 è una furbata. Si legga l’ultimo “Bollettino economico” di Bankitalia, n. 62, che riprende dati Istat: “La riduzione dell’occupazione rispetto al secondo trimestre del 2009 ha interessato esclusivamente i lavoratori dipendenti (-1,4 per cento; 249.000 persone), mentre l’occupazione indipendente è tornata a crescere (0,9 per cento; 55.000 persone), trainata dalla componente senza addetti alle dipendenze.”
    Di che cosa sta parlando Ginsborg? Spiace dirlo, ma le sue semplificazioni appaiono fuori asse.

    19 Ott 2010

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