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Piano triennale del lavoro, nessuna attenzione ai professionisti autonomi

| 17 settembre 2010 | LETTO: 1.102 VOLTE | 2 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |

LIBERARE IL LAVOROIl 30 luglio 2010 è stato pubblicato dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali il Piano triennale del lavoro "Liberare il lavoro per liberare i lavori" (.PDF in download), un piano generale che rinvia a un più operativo Statuto dei Lavori, già previsto nel Libro Bianco (.PDF in download) del maggio 2009, ma che tarda a essere presentato.

Nel piano ritroviamo alcuni punti apprezzabili, in particolare, l’obiettivo di ridurre la tassazione sul lavoro (liberare il lavoro dalla oppressione fiscale, burocratica e formalistica)  e il riferimento a una  definizione di diritti universali post-moderni (sicurezza nell’ambiente di lavoro, compenso equo e formazione) e alla costruzione di "un  sistema di tutele moderne e mobili tali da consentire il pieno sviluppo della persona attraverso il lavoro e nel lavoro".

Cosa è previsto per  il lavoro autonomo? Escluso dagli sgravi fiscali finora realizzati (detassazione degli straordinari), il lavoro autonomo è incidentalmente  richiamato  in un passaggio in cui  si prospettano contribuzioni volontarie  che possano finanziare interventi di sostegno al reddito e politiche attive (collocamento e formazione)... con il coinvolgimento di  Enti Bilaterali (enti privati costituiti dalle associazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro di una determinata categoria professionale):

[...] l’organizzazione di forme aggiuntive di integrazione del reddito sulla base di contribuzioni volontarie – anche per le collaborazioni autonome – si può combinare efficacemente con le tutele attive della formazione e del ricollocamento previste nell’ambito degli organismi bilaterali sulla base delle sperimentazioni già effettuate, dall’artigianato ai fondi interprofessionali.

Non possiamo permetterci  contribuzioni aggiuntive, versiamo allo Stato oltre la metà del nostro reddito in cambio di poco o nulla e non ci sono margini per ulteriori aumenti.
In ogni caso si tratta di strumenti nati per il lavoro dipendente (non sempre usati correttamente come segnalato in un precedente post, La formazione è un grande affare per pochi), inadeguati al lavoro autonomo, che deve potersi rivolgere a un mercato ampio, oltre i confini della segmentazione settoriale/territoriale prevista dall’organizzazione degli Enti Bilaterali e in cui la stessa definizione di Enti bilaterali è improponibile. Quali parti sociali ci rappresenterebbero?

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