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Non ci piace lo Statuto dei lavori autonomi di Treu

Statuto lavori autonomi (Disegno di Legge TREU)Avevamo già commentato nel mese di marzo 2010 una Bozza dello Statuto sul lavoro autonomo proposta dal senatore Tiziano Treu e avevamo partecipato ad alcuni incontri con i suoi estensori. Da poco è disponibile online una nuova versione (.PDF in download), aggiornata al 27 aprile 2010 [UPDATE: La versione del 27.04 è stata sostituita con una nuova Versione del 29.04], che speriamo non sia quella definitiva, perchè nel complesso la proposta dimostra che i proponenti sono ben lontani dall’aver compreso le esigenze del nuovo lavoro professionale autonomo.

Il punto che ci lascia interdetti è la proposta di ulteriori incrementi dei contributi INPS. Ma come è possibile che si possa anche solo pensare di aumentarli ancora? Paghiamo il 26,72% del nostro reddito in cambio di quasi nulla!!

Siamo inoltre contrari:

  1. al ruolo importante attribuito alle associazioni che temiamo possa essere il preludio ad un riconoscimento alle associazioni professionali di ruoli di selezione e di garanzia della qualità e della professionalità;
  2. all’affidamento a enti accreditati di servizi di consulenza per l’avvio (art. 6 comma 1) e di attività di formazione, e insieme l’introduzione di un obbligo formativo (art. 10 comma 4) per i professionisti;
  3. ai soliti interventi sulle donne ispirati alle azioni positive (formazione dedicata e imprenditoria femminile), di cui proprio non se ne può più!!

Per approfondire puoi leggere:

Commento ACTA allo “Statuto dei lavori autonomi” (Disegno di Legge TREU)

 

Statuto dei lavori autonomi – Disegno di Legge 2145 del 29.04.2010 (Tiziano Treu)

Anna Soru

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8 Commenti

  1. Silvana Pagani

    Ho messo giù alcune righe che invierò ai dirigenti del PD ma penso comunque che bisogna fare un’azione di gruppo per cercare subito di fermare questa follia. SI può iniziare con delle email ma…non so se dico una stupidaggine………forse si potrebbe anche pensare di andare in delegazione dal PD a Roma (o in manifestazione davanti alla sede se non c’è mezzo di farsi ricevere).

    13 Lug 2010
  2. Agnès Levillayer

    Sono d’accordo con Silvana, bisogna farsi sentire. Inoltre, visto che le proposte di modifiche di Acta sono state ignorate, credo che sarebbe opportuno anche una replica argomentata e pubblica che riprenda l’esempio della reale base di calcolo (Cerm ecc.) con tanto di numeri per sfatare questa equiparazione con i lavoratori dipendentiiam. Non credo siano sufficienti i vari blog di giornalisti: anche se molto frequentati, i lettori siamo sempre più o meno solo noi… Che sia il caso di pensare ad una lettera aperta con pubblicazione a pagamento su grandi quotidiani?

    13 Lug 2010
  3. Gigi

    In realtà la proposta Treu non parla di innalzamento contributivo ma più semplicemente di armonizzazione dello stesso che è cosa ben diversa da quello che scrivete.
    Riguardo le associazioni si può discutere del loro valore ma che sia necessaria una garanzia della professionalità del servizio e di qualcuno che se ne faccia garante non credo sia deleterio.. Ma il timore è un’interpretazi one non un fatto.
    Per la formazione il vostro problema nasce dal non riconoscimento del valore degli enti accreditati e della relativa formazione. MA il rovescio della medaglia è di considerare formazione qualunque cosa senza nessun controllo. E visto dal lato dell’utente non credo sia garanzia di qualità e certezza del servizio.
    Sulle donne non se ne può più. Peccato che il gender gap in Italia sia retributivo che altro rimane alto. Sarà come dite voi ma i risultati direbbero altro.

    19 Lug 2010
  4. anna soru

    La proposta qui commentata all’art. 21 dice “1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, con riferimento agli iscritti alla Gestione separata (…) l’aliquota contributiva pensionistica e la relativa aliquota contributiva per il computo delle prestazioni pensionistiche sono incrementate annualmente in misura pari ad un punto percentuale, fino a convergenza con l’aliquota applicata ai lavoratori dipendenti iscritti all’assicurazione generale obbligatoria ed alle forme sostitutive ed esclusive della medesima, di cui all’articolo 1, comma 10, della legge 8 agosto 1995, n. 335. e successive modificazioni.” Quindi non armonizzazione ma innalzamento.
    Non siamo contrari alla certificazione da parte delle associazioni, ma chiediamo che non sia vincolante . Siamo favorevoli al fatto che le associazioni certifichino, ma riteniamo che esse debbano cercare di far riconoscere dal mercato e non dallo stato l’affidabilità della propria certificazione (il cliente sceglie un consulente certificato, perché ritiene affidabile la certificazione dell’associazione cui appartiene).
    La nostra scarsa fiducia sull’accreditamento non deriva da pregiudizi, ma da un’approfondita conoscenza di molte realtà certificate. Ricordo che parliamo di formazione non totalmente gratuita, in cui quindi ci attendiamo che chi acquista eserciti un controllo.
    Siamo consapevoli del gender gap e alla necessità di interventi, ma non crediamo più nell’efficacia delle politiche proposte nello statuto.

    20 Lug 2010
  5. Gigi

    Appunto la proposta qui commentata che però non è quella presentata e depositata in Senato. e li si parla di armonizzazione e non di altro.
    Si ma quello che avete scritto non è proprio così. Commentate un testo non corrispondente al testo depositato esprimete timori che però non sono fatti. Insomma di cosa parliamo? e come certifica il mercato? il fatto che il cliente sceglie un consulente certificato cosa vuol dire?
    Lei scrive “il cliente sceglie un consulente certificato (e da chi?) perchè ritiene affidabile la certificazione dell’associazione cui appartiene.. perfetto ma chi garantisce l’attendibilità dell’associazione che si fa garante?
    Che la formazione certificata abbia lacune è fuori dubbio ma oltre quelle da lei citate ci sono anche esempi di formazione ceritficata eccellente… L’alternativa sarebbe che la certificazione viene sostituita da chi riceve formazione che fa da controllore.. Ma se mi permette c’è il rischio che chi compra formazione abbia solo l’interessa a che venga riconosciuta in barba alla sua attendibilità… E contro queste pratiche, abbastanza comune nel nostro mal costume come rispondiamo? tra le due credo che sia preferibile il primo rischio, cioè di una formazione comunque certificata.
    Bene e quali politiche pensiate siano efficaci? perchè di fronte alle vostre considerazioni c’è un mercato del lavoro che penalizza le donne soprattutto nel pre o post o durante maternità, le penalizza quando le costringe a scegliere tra carriera e famiglia. I dati al riguardo sono chiari ma non basta non credere in queste poltiche bisogna averne altre altriemnti ci si limita a cassare senza proporre

    20 Lug 2010
  6. Marco

    Vi Invio il link del testo dello statuto depositato in senato così la discussione può svilupparsi correttamente ed è utile a tutti che sia così
    http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00482238.pdf

    20 Lug 2010
  7. amministratore

    La discussione sulla proposta depositata al senato prosegue con il post successivo a questo dal titolo “Quanto dovremmo pagare la Gestione Separata INPS secondo il PD?”

    20 Lug 2010
  8. Paola

    Io credo invece nel ruolo delle associazioni di categoria, perché sono enti che approfondiscono la disciplina del lavoro professionale che rappresentano e possono coadiuvare i propri soci nell’osservanza di valori importanti come etica, qualità, formazione continua, quindi mantenimento delle competenze, sorveglianza delle tariffe, studio del proprio mercato, ecc. Pur senza esaurire il novero degli enti in grado di farsi garanti di tante attività, le associazioni possono comunque agire come validi consulenti e referenti. Per i controlli e le verifiche delle competenze, ogni ente agisce al suo livello. Per questo si parla di verifica di parte seconda e terza o di certificazione volontaria e da quel poco che ne so, so che potrebbe costituire un sistema serio ed efficace. Posso capire la diffidenza verso metodi nuovi e che sottopongono i professionisti a controlli “seriali”, ma la verifica si svolge in diverse direzioni e abbraccia diversi aspetti della preparazione. Vale la pena di conoscere questa metodologia, a mio parere, sia come associazione che come singolo professionista.

    22 Mar 2012

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