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Articoli pubblicati nel mese di luglio 2010

Diritti, Politiche del lavoro, Statuto Lavoro Autonomo »

| 31 luglio 2010 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.135 VOLTE | SHORT URL |

Sul sito nelMerito.com – che si propone di approfondire temi sociali, economici, giuridici, istituzionali – si sta sviluppando un confronto sulle diverse ipotesi di Riforma di lavoro proposte entro la Sinistra, che interesserebbero sia il lavoro dipendente sia quello autonomo. Il dibattito riguarda in particolare le proposte del senatore Pietro Ichino sul contratto unico, il “Decalogo sul lavoro“ di Stefano Fassina, responsabile economico del PD, e lo Statuto dei lavori autonomi di Tiziano Treu.

Anche ACTA contribuisce al dibattito. Dopo l’intervento di Sergio Bologna “Il lavoro autonomo ha preso parola” il sito nelMerito.com pubblica il contributo di Anna Soru “Lo Statuto dei lavoratori autonomi: un’opportunità da maneggiare con cura“. Si legge nell’articolo a proposito delle politiche del lavoro discusse all’interno del PD:

E’ un piano che ha il merito di voler contrastare la precarietà e le difficoltà degli outsider e di voler rappresentare il lavoro in tutte le sue forme, ma in definitiva non ha il coraggio di superare i modelli del passato [...] La strategia di Welfare delineata prevede una estensione delle misure attuali a tutto il lavoro dipendente e al lavoro atipico e una “graduale introduzione di una base di ‘diritti di cittadinanza’ per tutte le forme di lavoro”.  Sembra una formula per accontentare tutti (noi ci ritroviamo nella richiesta di diritti di cittadinanza), ma che, nonostante il richiamo alla flexsecurity, evidenzia l’assenza di una reale volontà di abbandonare un Welfare costruito esclusivamente sul lavoro dipendente.


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Pensione, Previdenza »

| 30 luglio 2010 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.829 VOLTE | SHORT URL |

E’ stato rinviato al 2012 l’aumento dello 0,09% dei contributi INPS previsto per il 2011, ultimo strascico del famigerato Protocollo sul Welfare (.PDF in download) del luglio 2007. E’ una notizia riportata da Italia Oggi.

E’ una bella notizia?

No, è un aumento che non avrebbe dovuto esserci, va a coprire la mancata la razionalizzazione degli Enti previdenziali prevista dallo stesso Protocollo, che avrebbe dovuto garantire 3,5 miliardi di euro. Come noto, il Protocollo sul Welfare è stato deciso per finanziare la diminuzione dello scalone (ovvero permettere ad altre categorie di andare in pensione a 58 anni, mentre per noi la pensione arriverà a 66 anni e mezzo, se va bene). La principale misura di finanziamento del Protocollo è stato l’aumento di 3 punti percentuali dei contributi versati dagli iscritti alla Gestione Separata (+1% nel 2008, +1% nel 2009 e + 1% nel 2010).

La copertura delle spese connesse alla riduzione dello scalone prevedeva anche misure per la razionalizzazione degli Enti previdenziali:

Il Governo si impegna a presentare entro il 31 dicembre2007 un piano industriale volto a razionalizzare il sistema degli enti previdenziali e assicurativi, e a conseguire, nell’arco del decennio, risparmi finanziari per 3,5 miliardi di Euro. Tale piano individuerà le sinergie tra i vari enti (sedi, acquisti, sistemi informatici, uffici legali) al fine di produrre nel breve periodo i risparmi sopra evidenziati e sarà oggetto di confronto con le organizzazioni sindacali.

Tale misura conteneva, tuttavia, una clausola di salvaguardia o garanzia:

A partire dal 2011, esclusivamente come elemento di garanzia, è previsto un aumento dello 0,09% dell’aliquota di tutte le retribuzioni soggette a contribuzione (lavoratori dipendenti, parasubordinati e autonomi). Tale incremento non verrà attivato solo nel caso in cui il processo di razionalizzazione degli enti previdenziali e assicurativi assicuri con certezza il conseguimento di risparmi medi annui in grado di garantire l’obiettivo indicato nel capoverso precedente.

Perchè nessuno si prende la briga di spiegare perchè non c’è stata la prevista razionalizzazione degli Enti previdenziali e assicurativi?


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Donne, Maternità, Occupazione, Pensione, Previdenza, Ricerche e Indagini »

| 27 luglio 2010 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.562 VOLTE | SHORT URL |

Nel rapporto Il lavoro delle donne in Italia (.PDF in download) del 21 luglio 2010, il CNEL fa una sintesi della situazione lavorativa e previdenziale delle donne in Italia, richiama politiche e interventi del passato e nuove proposte.

E’ un potpourri di esiti di ricerche sul lavoro femminile, di dati sulle pensioni, di politiche utilizzate e di nuove proposte in circolazione per il lavoro femminile, che in molti punti intercetta anche le questioni del lavoro autonomo e imprenditoriale.

Lavoro autonomo e imprenditoriale

Si evidenzia l’esistenza di discriminazioni di genere legate al credito e vengono citate indagini che evidenzierebbero l’esigenza di servizi di informazione orientamento e formazione per l’imprenditorialità femminile, sulla linea della legge 215/92 (contributi a fondo perduto per progetti imprenditoriali femminili) o della 125/91, utilizzata in alcune regioni per l’avvio alle professioni (esclusivamente ordinistiche). Continua a leggere »


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Occupazione, Pagamenti, Ricerche e Indagini »

| 22 luglio 2010 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.896 VOLTE | SHORT URL |

Il 20 luglio CNEL ha presentato il Rapporto sul Mercato del Lavoro 2009-2010 (.PDF in dwonload, 2 MB), uno studio che conferma l’attuale quadro negativo dell’occupazione e prevede un’ulteriore crescita della disoccupazione nel 2010. A Pag. 154 si confronta il rischio di disoccupazione/inattività (calcolato in base alle trasformazioni della posizione lavorativa) delle diverse tipologie professionali. I professionisti sembrerebbero avere il più basso rischio di diventare disoccupati o inattivi: nel 2009 risultano disoccupati o inattivi solo il 3,2% di coloro che nel 2008 erano occupati (al secondo posto imprenditori con il 3,9%, quindi i dirigenti con il 4,4%, all’ultimo posto i collaboratori con il 17,1%).

Rischio disoccupazione secondo CNEL

Questo confronto è tuttavia ingannevole. Il passaggio da uno status di occupato a uno da disoccupato è chiaro per un dipendente o per un collaboratore, dove è definito da un licenziamento o dal decadere di un contratto. Molto meno chiaro per un professionista (e più in generale per un lavoratore autonomo), che può continuare a tenere aperta la partita IVA anche se il fatturato è crollato.

L’effetto della crisi sulla nostra categoria non è visibile dai dati sulla disoccupazione e neppure da quelli sul tempo lavorato, perché si lavora più che mai: diminuiscono gli incarichi e gli importi degli incarichi, aumentano i progetti, i preventivi presentati, le azioni di marketing e di ricerca di nuovi lavori e nuovi clienti, l’impegno sulla formazione e l’aggiornamento (che ricordiamo è deducibile dal reddito solo al 50%). 

L’effetto della crisi è visibile sul fatturato e sugli incassi (ritardati) e purtroppo gli Studi di Settore fanno finta che la crisi non ci sia.


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Fisco, Libri Articoli Approfondimenti »

| 22 luglio 2010 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.351 VOLTE | SHORT URL |

In un passaggio di “Con Berlusconi più tasse per tutti“, articolo pubblicato oggi da Affari & Finanza (La Repubblica) a firma di Adriano Bonafede e Massimiliano Di Pace leggiamo:

[...] Anzi sono cresciute le imposte dirette che colpiscono particolarmente coloro che, come i dipendenti (ma anche molti autonomi), non possono evadere e questo non è in Italia e nelle attuali circostanze un fatto positivo: dice soltanto che è accresciuto l’obolo che lo Stato pretende sui redditi effettivamente dichiarati.

Chi l’avrebbe detto? Anche a La Repubblica cominciano ad accorgersi che il mondo del lavoro autonomo non è costituito soltanto da evasori.


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Appelli e Lettere, Pagamenti, Pensione, Previdenza, Primo Piano »

| 19 luglio 2010 | 3 COMMENTI | LETTO: 4.591 VOLTE | SHORT URL |

INPSMentre si discute sulle proposte di aumento dei contributi, in attesa di un’estate “calda” per i professionisti autonomi che prima di decidere se e dove andare in vacanza devono capire quanti soldi hanno in Cassa, vorrei parlare delle conseguenze dei continui aumenti già avvenuti negli ultimi anni, che stanno portando un numero crescente di professionisti autonomi a saltare i pagamenti INPS.

Nel mio caso per esempio, ho registrato negli anni alti e bassi di reddito, con balzi in giù o in su del 50 o del 100%, e una forte discontinuità nei pagamenti, per esempio molte aziende regolano i conti a dicembre, con la chiusura della contabilità annuale, a settembre e ottobre sono così più lenti, mentre in molti casi luglio e agosto si ferma tutto… Risultato? Alcuni pagamenti delle rate INPS del 2009 sono saltati. Continua a leggere »


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In evidenza, Politiche del lavoro, Previdenza »

| 13 luglio 2010 | 5 COMMENTI | LETTO: 2.619 VOLTE | SHORT URL |

PDFacciamo fatica a capire quale dovrebbe essere il livello dei nostri contributi INPS secondo il Partito Democratico. Abbiamo appena commentato lo “Statuto dei lavori autonomi” di Treu, ma in realtà esistono due versioni dello Statuto. La prima versione – quella da noi analizzata – è datata 27 aprile 2010, ed è comparsa sul sito del suo artefice, Tiziano Treu, fino alla revisione successiva. Una seconda versione, che ha la data 29 aprile (appena due giorni dopo!) ha cancellato l’Articolo (era il n.21) che prevedeva l’aumento dei contributi. Questo documento è stato depositato in Senato ed è stato pubblicato da ACTA anche sul nostro Canale Scribd.

“Meno male! Forse hanno capito!” e tiriamo un sospiro di sollievo, anche se stupisce il fatto che online circoli principalmente la prima versione, stupisce il mancato aggiornamento del sito di Treu, quasi a far intendere che l’emendamento c’era stato, ma forse non era da lui condiviso… [UPDATE: Il sito di Treu, forse dopo queste nostre parole, riporta in download la versione del 29 aprile]. Il PD ha capito? Non lo sappiamo con certezza, ma queste dinamiche interne alla politica del PD ci preoccupa perchè l’aumento dei nostri contributi è un refrain molto caro a una parte della Sinistra, un mostro che ritorna. Basta citare l’azione dell’ex ministro Cesare Damiano e le sue dichiarazioni sull’allineamento tra dipendenti (con aliquota al 33%) e autonomi.

Stefano FassinaLe preoccupazioni aumentano nel leggere il “Decalogo sul lavoro“ di Stefano Fassina, responsabile economico del PD, che nel Punto 1) propone di  incentivare il contratto a tempo indeterminato – che, si ricorda, è definito dall’UE  la forma normale (!?)  del rapporto di lavoro - attraverso “il minor costo della stabilità rispetto alla precarietà“. In particolare come riporta nel Comma a), questo dovrbbe avvenire con ”la  graduale convergenza degli oneri sociali complessivi sul lavoro intorno a un livello intermedio tra quanto oggi versato per i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato e per i lavoratori impigliati in contratti low cost“. “Graduale convergenza” tradotta dal linguaggio PD significa Continua a leggere »


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Libri Articoli Approfondimenti, Pagamenti, Previdenza »

| 13 luglio 2010 | UN COMMENTO | LETTO: 1.258 VOLTE | SHORT URL |

Dovremmo essere felici: l’attesa di vita continua ad aumentare, ma ciò appare sempre più una condanna, una condanna a lavorare sempre più a lungo, magari in condizioni fisiche non proprio efficienti o in condizioni di mercato che ci rifiuteranno perchè vecchi e obsoleti, e ciò rappresenta un problema soprattutto per chi, come noi, non ha un lavoro stabile, ma sarà costretto a lavorare più a lungo di chi è dipendente (la Legge Finanziaria prevede uno slittamento di 18 mesi per chi è autonomo, di 12 per chi è dipendente).

Elsa ForneroIn un’intervista a La Stampa,Ma allungare la vita lavorativa è necessario“, Elsa Fornero (una delle più autorevoli esperte di pensioni in Italia) si chiede se sia lecito pensare che l’accrescimento della vita debba necessariamente essere dedicato al lavoro ed evidenzia la scorrettezza del diverso trattamento per gli autonomi. La Fornero ripropone un pensionamento flessibile, che consenta di incontrare le diverse esigenze personali e ricorda che nel regime contributivo la flessibilità dell’età del ritiro è coerente con le esigenze di equilibrio dei conti pubblici (chi andrà in pensione prima avrà una pensione più bassa) .


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In evidenza, Statuto Lavoro Autonomo »

| 7 luglio 2010 | 8 COMMENTI | LETTO: 1.661 VOLTE | SHORT URL |

Statuto lavori autonomi (Disegno di Legge TREU)Avevamo già commentato nel mese di marzo 2010 una Bozza dello Statuto sul lavoro autonomo proposta dal senatore Tiziano Treu e avevamo partecipato ad alcuni incontri con i suoi estensori. Da poco è disponibile online una nuova versione (.PDF in download), aggiornata al 27 aprile 2010 [UPDATE: La versione del 27.04 è stata sostituita con una nuova Versione del 29.04], che speriamo non sia quella definitiva, perchè nel complesso la proposta dimostra che i proponenti sono ben lontani dall’aver compreso le esigenze del nuovo lavoro professionale autonomo.

Il punto che ci lascia interdetti è la proposta di ulteriori incrementi dei contributi INPS. Ma come è possibile che si possa anche solo pensare di aumentarli ancora? Paghiamo il 26,72% del nostro reddito in cambio di quasi nulla!!

Siamo inoltre contrari:

  1. al ruolo importante attribuito alle associazioni che temiamo possa essere il preludio ad un riconoscimento alle associazioni professionali di ruoli di selezione e di garanzia della qualità e della professionalità;
  2. all’affidamento a enti accreditati di servizi di consulenza per l’avvio (art. 6 comma 1) e di attività di formazione, e insieme l’introduzione di un obbligo formativo (art. 10 comma 4) per i professionisti;
  3. ai soliti interventi sulle donne ispirati alle azioni positive (formazione dedicata e imprenditoria femminile), di cui proprio non se ne può più!!

Per approfondire puoi leggere: Continua a leggere »


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Libri Articoli Approfondimenti, Pensione, Previdenza »

| 1 luglio 2010 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.226 VOLTE | SHORT URL |

Anche quest’anno il Bilancio dell’INPS conferma che con la Gestione Separata - che matura un saldo positivo di 7,7 milardi di euro! - copriamo i buchi creati da categorie protette: vecchi fondi degli addetti al trasporto pubblico locale, delle aziende telefoniche ed elettriche e dai dirigenti del settore privato, ma anche il passivo di agricoltori e artigiani… Come scrive Massimo Mucchetti, in “Inps I conti segreti categoria per categoria” sul Corriere della Sera del 28 giugno 2010, le pensioni di chi ha versato contributi alla Gestione Separata sono poche, ovvero 208 mila, e basse, circa 1.400 euro l’anno! Certo si tratta di pensionati che hanno versato contributi per al massimo 15 anni, ma sappiamo bene che tutti noi potremo contare su pensioni irrilevanti nonostante il vero e proprio dissanguamento legato ai contributi INPS (quest’anno il 26% del reddito andrà a in contributi pensionistici). Pochi maledetti soldi appunto, che però chissà quando prenderemo. La manovra Finanziaria prevede delle finestre mobili che spostano il pensionamento in avanti di un anno per i dipendenti e di 18 mesi per gli autonomi. Non basta. Come riporta Milano Finanza, nell’articolo del 1 luglio 2010 “Il Governo cambia ancora le pensioni” a firma di Andrea Bassi, nel decreto anticrisi è stato inserito un emendamento che prevede l’adeguamento automatico dell’età del pensionamento ogni 3 anni e non ogni 5 anni, come deciso un anno fa, e che chiarisce, a scanso di equivoci, che tale adeguamento  riguarderà anche le pensioni di vecchiaia.


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