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Rete Imprese Italia non rappresenta il lavoro professionale autonomo

E’ utile leggere il testo della Relazione (.PDF in download) fatta all’Assemblea 2010 da Giorgio Guerrini, Presidente di Confartigianato, una delle organizzazioni che hanno aderito al sistema di rappresentanza unificata della piccola impresa Rete Imprese Italia, nata dopo il patto di Capranica, perché lascia capire come un processo che poteva essere positivo (la maggiore forza di rappresentanza dei “piccoli”) si sia trasformata in cooptazione e in strumentalizzazione delle PMI italiane.

Rete Imprese ItaliaLe lodi al Governo sono sperticate; pieno assenso sulla manovra Tremonti; disponibilità a ritoccare la Costituzione per veder riconosciuta un astratta libertà d’impresa; un filo rosso di ideologia anti Stato e di mitizzazione della forza del piccolo ed ennesimo appello ai minori controlli e vessazioni fiscali.

Sulla previdenza, sulle disparità delle aliquote contributive, sul prolungamento dell’età pensionabile di 18 mesi agli autonomi, NON UNA SOLA PAROLA. Non una parola sulla scuola, sulla ricerca, sulle tecnologie, sulle prospettive industriali e di sviluppo dell’Impresa italiana. Non una parola sul sistema finanziario, sulla tutela del risparmio e sulla necessità di una nuova vision europea per contrastare la speculazione finanziaria.

Una marchetta per Tremonti e Berlusconi. Noi professionisti con Partita IVA non ci faremo fregare da questa gente. La rappresentanza ce la costruiamo noi.

Intervento di Romano Calvo

Romano Calvo

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2 Commenti

  1. G.F.

    Codivido pienamente!
    Il nostro maggiore problema, in questo momento è la rappresentanza unitaria. Le decine di associazioni dovrebbero unirsi per perseguire l’obiettivo comune della lotta contro il sistema previdenziale-business, e creare in questo modo un bel polo comune capace di muovere la massa. So che esistono diverse priorità per le diverse associazioni, ma credo anche che la necessità di spingere il governo a rivedere il nostro iniquo sistema previdenziale sia condivisibile da tutte.
    Le imprese hanno da curare problematiche diverse dalle nostre, così come i lavoratori dipendenti, i collaboratori co.co.pro.
    La nostra situazione ce la dobbiamo, nostro malgrado, gestire un po da soli.

    16 Giu 2010
  2. Mario Panzeri

    Sono francamente sorpreso della sorpresa di Romano. Premesso che con il governo precedente le organizzazioni sindacali e lo stesso esecutivo, particolarmente in materia fiscale e sindacale, si facevano reciprocamente da sponda (dicono niente il potenziamento degli studi di settore e il mega aumento dei contributi che ancora adesso ogni anno produce sulle nostre tasche sempre più terrificanti effetti?), e premesso altresì che come associazione di professionisti non ordinisti abbiamo già abbastanza questioni da affrontare anche senza occuparci della scuola e del contrasto alla speculazione finanziaria (poi naturalmente ognuno di noi, come individuo o all’interno di altre associazioni, può fare la tuttologia che gli pare), non potevamo certo sperare che fosse Confartigianato a denunciare le vessazioni alle quali i professionisti “autonomi” sono sottoposti, vessazioni di cui in qualche misura beneficiano gli stessi artigiani, commercianti e categorie simili. Basta andarsi a vedere le aliquote contributive in vigore per le altre partite IVA rispetto alla nostra, basta fare un ragionato confronto tra i redditi medi dichiarati dagli operatori delle suddette categorie e i livelli di compensi che noi dobbiamo raggiungere per risultare congrui negli studi di settore.

    Purtroppo, rappresentanza a parte, il grande problema è che soldi i governi di destra e di sinistra non ne hanno più, né oggi né verosimilmente per molti anni a venire. Quindi non so quanto potranno contare le pressioni sul mondo politico – pur doverose, intendiamoci – volte a mettere fine alle sperequazioni che tutti noi sperimentiamo sulla nostra pelle. La butto lì (e magari l’ormai imminente assemblea di ACTA potrà servire anche a sviluppare una riflessione su questo punto): non ci suggerisce nulla ciò che è recentemente successo relativamente all’età pensionabile delle donne nel pubblico impiego?

    17 Giu 2010

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