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Stessi contributi versati, Gestioni diverse: la pensione è dimezzata

| 19 maggio 2010 | LETTO: 3.535 VOLTE | 5 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |

L'abbiamo più volte denunciato: chi ha una posizione presso la Gestione Separata è discriminato poiché non può effettuare cumuli. Non può trasferire su altre Gestioni quanto versato a questa Cassa, né raggiungere gli anni necessari alla pensione di vecchiaia cumulando versamenti effettuati su altre Gestioni. Ripubblichiamo volentieri un commento ricevuto da Maurizio, un lettore del sito, che parla addirittura di "pensione dimezzata":

Due lavoratori all’età di 60 anni possono trovarsi in condizioni completamente diverse riguardo alla loro pensione, pur avendo versato circa lo stesso ammontare complessivo di contributi all’INPS.

Infatti uno può essere già in pensione da alcuni anni e con il sistema retributivo mentre l’altro deve aspettare i 65 anni (che diventano quasi 66 a causa delle finestre) e ricevere una pensione comunque ridotta oppure raggiungere i 40 anni di anzianità contributiva e ottenere una pensione ancor più ridotta.

La disparità di trattamento tra i due lavoratori è enorme: considerando gli anni senza assegno pensionistico e l’importo molto minore di questo, l’ammontare complessivo della pensione che l’INPS corrisponderà al lavoratore svantaggiato sarà circa la metà di quello dell’altro. Cioè uno dei due, pur avendo versato nel corso della sua vita lavorativa gli stessi contributi all’INPS, rispetto all’altro riceverà una pensione dimezzata!

La “differenza” tra i due lavoratori sessantenni è semplicemente che uno ha continuato a lavorare come dipendente fino alla fine, mentre l’altro negli ultimi anni di lavoro ha dovuto iscriversi alla Gestione Separata INPS.

Questa prevede il calcolo con il sistema contributivo ma soprattutto - caso unico nel quadro pensionistico - non consente il ricongiungimento e quindi la possibilità di usufruire del sistema delle quote. Raggiunti i 40 anni di anzianità contributiva è possibile ricorrere alla totalizzazione, ma questa cancella il diritto alla liquidazione della pensione con il sistema retributivo maturato in quasi un’intera vita lavorativa come dipendente.

E’ assolutamente iniquo e non comprensibile che versando il medesimo ammontare di contributi a gestioni obbligatorie dello stesso Istituto pubblico si abbia una così enorme disparità di trattamento!

E deve essere tenuto presente che il lavoratore passato alla Gestione Separata a fine carriera lavorativa non ha avuto la possibilità di costruirsi una pensione complementare, per cui un trattamento pensionistico dimezzato può costituire un problema economico serio.

Nell’attesa di una riforma della Gestione Separata che la allinei alle altre gestioni eliminando le attuali storture,  sembra doveroso e urgente almeno un intervento correttivo minimo per sanare la grave iniquità del caso sopra esposto.   

Basterebbe semplicemente riconoscere, così come ovunque previsto, l’equiparazione ai fini del  diritto alla pensione dei 65 anni di età (per gli uomini) con i 40 anni complessivi di contributi versati, con conseguente liquidazione della pensione da parte di ciascuna cassa secondo le modalità corrispondenti ai diritti in essa maturati.

Maurizio

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