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Indennità negata, la storia di Fausto Lazzaro

| 14 aprile 2010 | LETTO: 2.465 VOLTE | NESSUN COMMENTO | Autore: | SHORT URL |

Pubblichiamo la lettera scritta all'INPS dal nostro associato Fausto Lazzaro, che dopo aver lavorato come Ditta Individuale è stato dipendente, ma non ha gli stessi diritti di un dipendente puro.

Nella Finanziaria 2010 si parla di sostegno agli ultra cinquantenni espulsi dal mondo del lavoro, di semplificazioni nei requisiti per l’accesso all’indennità di disoccupazione e di "garantire criteri omogenei di accesso a tutte...".

Sono un ultra cinquantacinquenne, ho versamenti contributivi per 34 anni circa nella cassa dei lavoratori dipendente e/o autonomi, più 11 anni circa come lavoratore parasubordinato. Ho versato qualcosa anche come agente. Senza dubbio sono un buon contribuente INPS. Attualmente sono disoccupato , non ho diritto ad alcun sussidio di disoccupazione e le nuove norme contenute nella finanziaria mi rendono più difficile la ricerca di lavoro. Nell’attuale situazione non verso contributi e ho paura di non raggiungere i 35 anni di versamenti.

Per questi motivi chiedo un Vs. intervento per variare lo stato delle cose.

A ) Ecco le motivazioni che non mi danno il diritto alla disoccupazione.

  • La “mobilità in deroga” non mi spetta perché negli ultimi due anni non ho lavorato almeno un anno come dipendente (eppure anche come autonomo ho versato anch’io i quattrini).
  • La disoccupazione con “requisiti ridotti” non mi spetta perché nel 2009 ho lavorato tutti i 12 mesi . Se avessi lavorato 9 mesi su 12 e versato meno contributi all’INPS avrei percepito un’indennità. Della serie paghi meno contributi e hai diritto alla disoccupazione.

B ) Ecco perché la nuova Finanziaria mi rende più difficile la ricollocazione nel mondo del lavoro.

Nella Finanziaria 2010 si precisa che saranno fiscalmente agevolati i datori di lavoro che assumono lavoratori percettori di indennità. Io che ho diritto a nessun sussidio sono tagliato fuori.

Il percorso professionale che ha portato a questa situazione:

  • Sino al 1995. Sono stato dipendente nella Olivetti SPA. Poi un’ansia creativa, una voglia di fare, mi ha fatto diventare un imprenditore. Tutti gli ex-colleghi di Olivetti che oggi hanno la mia età sono già in pensione o in mobilità. Probabilmente hanno versato meno contributi di me.
  • Dal 1995 al 2006. Sono stato socio in una srl. Di fatto un imprenditore, da non confondere con Luca Cordero di Montezemolo, De Benedetti , Colaninno o altri del genere. In questi anni pago contributi doppi : alla cassa commercianti e in quella dei parasubordinati. Nel 2006 la società vive con difficoltà esco e, non trovando nessun tipo di lavoro, apro partita IVA
  • Dal 2006 a oggi. Da quando ho partita iva Lavoro a singhiozzo. Accetto contratti con chiunque mi propone collaborazione, qualunque sia la durata.
  • Nel 2009. Ho fatturato sino a febbraio e da marzo in poi nulla. Non essendoci prospettive e non potendo sostenere i costi INPS , quelli del commercialista , ect. etc., decido di sospendere la Partita IVA. Fatto concretizzatosi in luglio. Con grande fortuna trovo un lavoro come dipendente e il 3 agosto vengo assunto con un contratto a tempo determinato fino al 31 dicembre 2009. Dopo tale data scade l’appalto alla ditta che mi assume.
  • L’inizio del 2010 mi vede con la partita iva sospesa, senza speranze di contratti e senza lavoro. Invio una mail all’INPS di Mestre per avere un appuntamento con la speranza di avere il contributo alla disoccupazione e In questa occasione trovo la “divertente” sorpresa descritta al punto A).

Non solo , scopro che la nuova finanziaria mi rende quasi impossibile una nuova assunzione da dipendente. Il motivo è descritto al punto B).

Tutto questo succede perché ho il peccato originale di lavorare o aver lavorato con partita iva. Ho un numero elevato di versamenti contributivi e se fossi un dipendente sarei tutelato e non danneggiato. Oggi, pur essendo un dipendente che ha perso il posto di lavoro non sono considerato come un vero e proprio dipendente e sono addirittura un ultra cinquantenne penalizzato.

Chi nella finanziaria ha pensato di aiutare gli ultra cinquantenni non voleva certo far del male ma non conosce tutti gli aspetti del problema. Come over/50 e per di più con un passato di “autonomi”, abbiamo le nostre difficoltà nell’essere re-inseriti nel mondo del lavoro e non abbiamo bisogno di elucubrazione distorte e complicate.

Colgo l’occasione per ringraziare il dott. Pasquale Graziano direttore della sede INPS di Mestre , per l’accoglienza e l’assistenza fornitami. Umanità, disponibilità e professionalità.

Una solidarietà di altri tempi.

Fausto Lazzaro

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