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Così in bella vista da diventare invisibili

L’esclusione del lavoro professionale autonomo dalle politiche di Welfare ha una precisa genesi storica e legislativa oltre a implicazioni profonde che rendono la mobilità lavorativa in Italia (anche dei lavoratori dipendenti!), una falsa illusione. Chi lavora come indipendente sul mercato, magari con Partita IVA, deve affrontare un percorso a ostacoli senza alcun tipo di supporto e dimenticatodai sistemi di protezione dello Stato Sociale. Questa mattina, ore 9.15, il professor Alberto Quadro Curzio ricordava a Radio RAI 1come i lavoratori autonomi abbiano subito nel 2009 una decrescita del reddito disponibile molto più sostenuta rispetto ai lavoratori dipendenti. E dunque, che cosa fare?

Un approfondimento sulla situazione attuale dei lavoratori professionali autonomi in periodo di crisi si può leggere nell’articolo a firma di Dario Banfi, “Così in bella vista da diventare invisibili. L’esclusione del lavoro professionale autonomo dalle politiche di Welfare tra crisi e riforme mancate” (.PDF in download – 107,61 kB), pubblicato sull’ultimo numero della rivista PaginaUNO (n. 17) e liberamente scaricabile dal sito ACTA.

Si legge nell’articolo:

[…] Durante la trasmissione di Porta a Porta del 3 dicembre 2009 l’attuale e il precedente ministro del lavoro, Maurizio Sacconi e Cesare Damiano, si sono confrontati in un grottesco quanto esemplare piccolo battibecco sul tema delle Partite IVA. Il secondo ha provocato il primo sul piano dell’impegno per il lavoro autonomo: “Non avete fatto nulla nella Legge Finanziaria per precari e per le partite IVA, che oggi stanno subendo la crisi più di altri…”. Secca la replica di Sacconi: “E perché voi che cosa avete fatto per le partite IVA??”. Si riferiva al Protocollo sul Welfare. Il risultato? Si sono zittiti a vicenda sul tema, giocando sull’imbarazzo equivalente ed equidistante e riportando così il discorso su temi meno spinosi, la solita discussione sui salari, gli ammortizzatori per le aziende in crisi ecc., rimuovendo ogni responsabilità politica verso gli ousider. Così in bella vista, da diventare invisibili.

In questo percorso tutt’ora aperto, e battuto implicitamente da ogni schieramento politico senzasoluzione di continuità, c’è però un convitato di pietra, una pressante domanda alla quale nessuna parte sociale – Governo, sindacati e mondo dell’imprenditoria – intende rispondere. È il nodo del lavoro professionale autonomo,una questione tralasciata, che pone l’attuale dialettica flessibilità-precarietà fuori asse e ne scardina le ipocrisie di fondo. Rappresentato dal cosiddetto popolo delle Partite IVA, fa oggi emergere criticità e contraddizioni, ponendo in primo piano la necessità di ripensare i sistemi di Welfare secondo logiche universalistiche, magari associate a diritti forti di cittadinanza, come per altro avviene già in gran parte d’Europa.

[…] La decostruzione e frammentazione del mercato del lavoro operate sia dalla Destra sia dalla Sinistra italiane negli ultimi 20 anni – maturate con la Legge Treu e la Riforma Dini fino alla revisione dei contratti a termine, passando dalla Legge Biagi – hanno inseguito la falsa illusione di poter rendere tipiche o “aggiustare” le forme di lavoro ancora sfuggenti o grigie, se non addirittura confinate nel sommerso, rispondendo al contempo alle necessità delle imprese di disporre di formule flessibili di lavoro (rispetto ai contratti a tempo indeterminato) per affrontare la discontinuità della domanda. Ciò che è avvenuto in realtà è stata una progressiva riduzione delle tutele tipiche del lavoro dipendente e la conseguente lotta sociale e sindacale per vedere riconosciuto al nuovo qualcosa di vecchio e garantire uguale sicurezza nella flessibilità (flexecurity).

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