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Lettera aperta di una traduttrice al Consiglio dei Ministri

| 17 dicembre 2009 | LETTO: 1.566 VOLTE | UN COMMENTO | Autore: | SHORT URL |

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta della traduttrice Emanuela Congia al Ministro dell’Economia Giulio Tremonti e al Consiglio dei Ministri.

Egregi Onorevoli,

vi scrivo in qualità di professionista "scassato", ossia, a scanso di "brutte" interpretazioni, senza cassa previdenziale. Come ben sapete, le categorie (e sono molte) di lavoratori senza cassa previdenziale sono state fatte rientrare da alcuni anni nella Cassa dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale (I.N.P.S.), al quale sono pertanto tenute a versare annualmente una quota che nel 2010, dopo graduali aumenti, raggiungerà la favolosa cifra del 26,72% sull’utile netto preimposta. Il nostro potere di rivalsa sul cliente (tuttora facoltativo) rimane tuttavia fermo ad un massimo del 4%. Tutto ciò ci starebbe bene se non fosse che i vantaggi che otteniamo da questi versamenti non corrispondono allo svantaggio di un esborso così esoso (per maggiori ragguagli, vedere sito ACTA http://www.actainrete.org). Ma la questione è ben più ampia: come tutti i liberi professionisti sanno, tra novembre e dicembre di ogni anno (proprio quando invece altre categorie di lavoratori ricevono la tredicesima), la Legge ci impone di versare la percentuale maggiore delle nostre imposte annuali consistente nell’acconto IRPEF (79%), nell’acconto IRAP (equivalente a quasi il 100% dell'imposta pagata nell'anno precedente), nel secondo acconto INPS (99%) nell’acconto IVA (88% del quarto trimestre di incassi), di fatto abbattendo in maniera considerevole il nostro potere d'acquisto, mentre altre categorie (vedi dipendenti e pensionati) dispongono di maggiori flussi di cassa. Si tratta di percentuali assolutamente e indiscutibilmente abnormi.

 

Per non parlare dell’anno appena trascorso, che mai come gli altri (nemmeno come il “fatidico” 2001 in occasione dell’atto terroristico nei confronti delle Torri Gemelle di New York) è stato così penalizzante per l’intero mercato mondiale e in particolare per noi professionisti senza albo, i più deboli di fronte alla contrattazione con la clientela e al recupero dei crediti. Personalmente, dopo oltre 15 anni di attività, posso dire di aver lavorato in maniera comparabile agli anni precedenti, ma senza gli incassi corrispondenti. Infatti, persino i clienti "storici" del mio Studio di Traduzioni e Interpretariato hanno come minimo esteso in maniera inverosimile i termini di pagamento, quando addirittura non hanno saldato per nulla lavori arretrati per migliaia di euro (non bruscolini, quindi). Credo in questo di parlare a nome di intere categorie di professionisti senza albo, ma anche di altre categorie provviste di albo come architetti, ingegneri, avvocati, che si sono visti ridurre drasticamente gli introiti a causa della cosiddetta “crisi”, che in effetti è anzitutto una crisi di liquidità.

 

Mi rivolgo a Voi, Onorevoli Ministri, perché sono convinta che è tempo che udiate anche la nostra voce. E il mio non è da intendersi in alcun modo un sfogo politicizzato: tengo a precisare che la nostra protesta non è e non vuole essere una protesta politica, ma una protesta di singoli individui che non ce la fanno più ad andare avanti. Come me, infatti, sono a rischio di chiusura dell'attività migliaia di consulenti del terziario avanzato, tra cui, appunto, traduttori, consulenti aziendali, informatici, webmaster, designer. Siamo spesso considerati evasori, ma basta la semplice considerazione che lavoriamo per Studi di professionisti (con albo), imprese e pubblica amministrazione, che richiedono sempre la fattura, per capire che la nostra possibilità di evasione è invece pari a zero. Come se ciò non bastasse, per noi è praticamente impossibile (a meno di non avere competenze specifiche, peraltro rare nelle nostre categorie) fare a meno del Commercialista in un sistema fiscale complicatissimo e insidioso (basti pensare solo, a titolo d’esempio, alla "macchinosità" della ritenuta d'acconto e del Modello 770), il che rappresenta un ulteriore gravame per le nostre già sguarnite casse.

 

Quello che chiediamo a Voi, Onorevoli Ministri, non è lavoro, non sono incentivi, ma soltanto ed esclusivamente un trattamento analogo agli altri professionisti, con aliquote contributive inferiori al 20% come quelle che versano i professionisti provvisti di albo e cassa, perché i più deboli sul mercato non siano penalizzati anche dal Fisco.

 

Vi chiedo una riflessione in merito alla nostra situazione, che non può e non deve più essere ignorata in futuro, perché il futuro siamo noi, il Terziario Avanzato, che con coraggio ci inseriamo su un mercato oltremodo difficile e arranchiamo per poter stare a galla, trattando sui prezzi con la clientela, che spesso dilaziona o non paga affatto i compensi dovuti.

 

Nel ringraziarvi anticipatamente di quanto potrete e vorrete fare, saluto distintamente.

M. Emanuela Congia

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