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Cassazione: gli Studi di Settore hanno valore statistico, le incongruenze vanno dimostrate

Le Sezioni Unite dalla Corte Suprema di Cassazione, con alcune sentenze depositate il 18 dicembre scorso, hanno stabilito che:

 

 

  • gli studi di settore sono da considerare solo una elaborazione statistica, il cui frutto è una ipotesi probabilistica che, per quanto seriamente approssimata, può solo costituire una presunzione semplice, non tenendo conto della specifica posizione del singolo contribuente;
  • l’eventuale scostamento tra quanto denunciato dal contribuente in termini di ricavi e quanto richiesto con gli studi dev’essere dimostrato con ulteriori elementi probatori;
  • è necessario che l’eventuale fondatezza della stima determinata da Gerico emerga nel corso del contradditorio, che deve obbligatoriamente precedere l’emissione dell’avviso di accertamento;
  • è quindi da considerarsi nullo l’accertamento fiscale che poggi soltanto sulle indicazioni provenienti dagli studi di settore;
  • in ogni caso per aversi violazione degli studi di settore lo scostamento rispetto a Gerico deve determinare una grave incongruenza tra i ricavi dichiarati e quelli determinati in base agli studi di settore, come previsto dall’articolo 62-sexies, comma 3, del DL 331/1993.
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3 Commenti

  1. Gian Franco

    Gli studi di settore sono stati finora un ottimo strumento per le entrate per calcolare a tavolino quanto ognuno produce. peccato che non sempre il calcolo riesce a considerare le condizioni in cui viene svolto il lavoro. Ma il lavoratore cosa fa, si adegua cosi viene lasciato in pace! La Corte di Cassazione magari contesta le modalità di utilizzo dello strumento, ma come per l’Irap, dopo tanti interventi della stessa corte, ancora oggi, un contribuente deve fare le lotte per dimostrare la propria posizione.

    25 Dic 2009
  2. Mario

    Le Sezioni Unite della Corte Costituzionale non hanno abolito – nè potevano farlo – gli studi di settore, però li hanno inequivocabilmente ricondotti all’ambito di utilizzo originario. Credo che dopo queste sentenze l’Agenzia delle entrate interverrà con decisione sugli uffici territoriali ancora riottosi ad accettare il fatto che il tempo della “catastizzazione” dei ricavi e dei compensi è finito.

    30 Dic 2009
  3. Massimo Lucangeli

    Esiste un documento dell’Agenzia delle Entrate, datato fine dicembre 2009, che è comparso anche in Rete, che invita gli sportelli territoriali a collaborare con la GdF per avviare controlli presso tutti quei liberi professionisti che sono in ritardo oltre 30 gg. con i versamenti Iva, Inps, Ipref, Irap, poichè c’é il sospetto che la crisi nasconda in realtà un fenomeno di evasione fiscale. Chi cade dentro a questi controlli (sono già in fase di avvio nel nordest) in pratica, dovrà essere oggettivamente in grado di dimostrare che non ha versato entro i termini tasse o similia per mancanza di liquidità o per altri giusficati motivi, altrimenti saranno affari seri. Andiamo avanti. Massimo Lucangeli

    4 Gen 2010

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