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Articoli pubblicati nel mese di dicembre 2009

Libri Articoli Approfondimenti, Previdenza, Statuto Lavoro Autonomo »

| 31 dicembre 2009 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.257 VOLTE | SHORT URL |

Segnaliamo su Il Foglio del 30 dicembre 2009 un intervento dell’on. Giuliano Cazzola dal titolo “Quegli invisibili che in realtà non invocano lo stato ammortizzatore“. Questo l’articolo:


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Diritti, Libri Articoli Approfondimenti, Previdenza, Statuto Lavoro Autonomo »

| 30 dicembre 2009 | 2 COMMENTI | LETTO: 1.479 VOLTE | SHORT URL |

Segnaliamo due articoli pubblicati ieri sul Corriere della Sera e che affrontano alcune problematiche relative al lavoro professionale autonomo:

“Brunetta: gli autonomi? Servono più garanzie ma no agli ammortizzatori”

di A.Jac.

MILANO – Gli ammortizzatori sociali tornano alla ribalta della cronaca. Nodo cruciale della crisi italiana, emblema di quella coperta troppo corta. A tornare sull’argomento il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta che intervistato da Sky Tg24 ha sottolineato la sua posizione: «Gli ammortizzatori sociali non possono essere estesi ai lavoratori autonomi». Secondo il ministro «sarebbe un controsenso. Il lavoro autonomo è fatto di maggiori profitti, quando ci sono, ma anche di maggiori rischi. Quindi pensare di ammortizzare tutti vorrebbe dire addormentare il sistema». E aggiunge (dettaglio non da poco), «in forme troppo costose».

Gli ammortizzatori sociali funzionano bene nella grande industria ma creano problemi «quando si passa alla piccola e media impresa, all’artigianato e a quelle forme ibride tra lavoro dipendente e lavoro autonomo». E quindi per il ministro l’ipotesi di revisione degli ammortizzatori sociali, è una strada ancora tutta in salita, «c’è tanto lavoro da fare, e c’è bisogno di dare maggiori garanzie».

La pensa in modo diverso l’opposizione. «Il governo deve decidersi e mettere d’accordo i suoi ministri» ha dichiarato Cesare Damiano, capogruppo pd in commissione Lavoro della Camera. Perché «sugli ammortizzatori sociali bisogna fare in fretta nel tempo della crisi».

Damiano ha criticato l’affermazione di Brunetta sul fatto che questi strumenti di tutela valgano in particolare per l’impresa medio grande: «E un’affermazione legata a una situazione del passato, ormai superata». Quella degli ammortizzatori sociali è una riforma «di cui l’Italia ha assolutamente bisogno», perché secondo l’esponente del Pd, il Paese delle piccolissime imprese e del lavoro precario ha bisogno di «misure strutturali e non di interventi tampone». Non comprendere questo significa «non vedere che la crisi colpisce ogni dimensione di impresa e che la distinzione tra lavoro dipendente e autonomo è sempre più sottile».

Le tre agende degli invisibili – Professionisti e partite Iva, agenda (possibile) per i piccoli”

di Dario Di Vico

Nel 2009 gli Invisibili hanno messo la testa per la prima volta fuori della loro (frustrante) condizione sociale. Se ne è cominciato a parlare e si è anche prodotta della buona letteratura sociologica. Racconta che racconta, dopo l’inventano delle doléances è spuntata fuori anche qualche idea. Anzi più d’una, al punto che si è fantasticato di un’Agenda degli Invisibili. Se vogliamo essere più precisi e meno generici, forse più che di un unico libro-mastro c’è bisogno di un’agenda delle piccole e medie imprese, di una delle partite Iva e di una dei professionisti. Sono molti i punti in comune ma anche tante le différenze.

E se c’è una cosa che abbiamo imparato in questa lunga, lunghissima uscita dal Novecento è che le differenze sono il sale della società. E allora proviamo pure a scrivere un’ipotetica scaletta per il nuovo anno.

Le piccole imprese resistono ma non hanno finito di soffrire. Si tengono ben stretti i dipendenti, non vogliono assolutamente licenziarli. Il loro Capitale sarà esiguo ma non ha alcuna intenzione di configgere con il Lavoro. Con tanti saluti a quanti nel 2009, ministri e addirittura vescovi, hanno proposto di rivalutare il povero Marx. Cambino letture. Per evitare per che la crisi li spiazzi i Piccoli dovranno sposare altri Piccoli.

Se sono fornitori terzisti si dovranno aggregare e creare delle reti (una parola che già fin d’ora si candida ad essere protagonista nel 2010), se invece dai loro capannoni tirano fuori già un prodotto finito dovranno studiare un po’ di marketing e capire cosa succede nei Paesi emergenti. Ma dovranno anche diventare un po’ pi maliziosi: l’oroscopo dice che nei primi mesi dell’anno nuovo saranno corteggiate dalla politica ed è facile mettere ci in stretto collegamento con le Regionali di fine marzo.

Il governo ha già detto che il prossimo sarà l’anno della riforma fiscale, bisognerà prenderlo in parola e studiare le carte per tempo. Per quei Piccoli che vivono e apprezzano le associazioni di rappresentanza il 2010 potrebbe portare una grossa novità. Ben cinque Conf (Confesercenti, Confcommercio, Cna, Confartigianato e Casartigiani) dovrebbero mettersi assieme esemplificare il campo.

Quando si tratta di unirsi in Italia è sempre meglio aspettare il sì definitivo (ricordate quante volte è stata annunciata l’unità sindacale di Cgil-Cisl-Uil?), ma la via sembra tracciata.

Le partite Iva in extremis un piccolo risultato l’hanno ottenuto. Nella Finanziaria ci doveva essere un inasprimento del prelievo per la gestione separata dell’Inps e poi invece la maggioranza di governo ha cambiato idea. Meno male, sarebbe stata un’ingiustizia. Ma i problemi che ha davanti il lavoro autonomo sono così tanti che un anno non basta.

Sarebbe già importante che nei prossimi dodici mesi si cambiassero gli occhiali. E invece di inneggiare alla straordinaria vitalità del popolo dell’Iva si mettesse mano a qualche modifica che salvi il bambino (la voglia di rischiare) e getti l’acqua sporca (le troppe penalizzazioni). Qualche suggerimento è venuto dalle sigle che si sforzano di dare rappresentanza ai parasubordinati, si tratta di sedersi a un tavolino e procedere. Il buon esempio l’hanno dato Giuliano Cazzola (Pdl) e Tiziano Treu (Pd) che hanno messo in un testo bipartisan per rivisitare il welfare. Chapeau. Se poi nel 2010 si decidesse cosa fare degli studi di settore non sarebbe male, così non si va da nessuna parte.

Anche i professionisti attendono che la politica si muova. Dopo l’indagine conoscitiva del Parlamento si dovrebbe fare qualche passo in avanti. Il clima sembra essere cambiato e c’è gente dentro gli Ordini e fuori che ha delle buone soluzioni da proporre. E vecchi steccati da far cadere. Preoccupano, invece, i rapporti tra senior e junior, tra i professionisti affermati e le giovani reclute: un segnale va dato sennò davvero per tanti laureati prendere la via di Chiasso sarà inevitabile.


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Fisco, Studi di settore »

| 25 dicembre 2009 | 3 COMMENTI | LETTO: 1.489 VOLTE | SHORT URL |

Le Sezioni Unite dalla Corte Suprema di Cassazione, con alcune sentenze depositate il 18 dicembre scorso, hanno stabilito che:

 

 

  • gli studi di settore sono da considerare solo una elaborazione statistica, il cui frutto è una ipotesi probabilistica che, per quanto seriamente approssimata, può solo costituire una presunzione semplice, non tenendo conto della specifica posizione del singolo contribuente;
  • l’eventuale scostamento tra quanto denunciato dal contribuente in termini di ricavi e quanto richiesto con gli studi dev’essere dimostrato con ulteriori elementi probatori;
  • è necessario che l’eventuale fondatezza della stima determinata da Gerico emerga nel corso del contradditorio, che deve obbligatoriamente precedere l’emissione dell’avviso di accertamento;
  • è quindi da considerarsi nullo l’accertamento fiscale che poggi soltanto sulle indicazioni provenienti dagli studi di settore;
  • in ogni caso per aversi violazione degli studi di settore lo scostamento rispetto a Gerico deve determinare una grave incongruenza tra i ricavi dichiarati e quelli determinati in base agli studi di settore, come previsto dall’articolo 62-sexies, comma 3, del DL 331/1993.

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Diritti, Storie personali e testimonianze »

| 21 dicembre 2009 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.472 VOLTE | SHORT URL |

ACTA parteciperà con Anna Soru alla trasmissione di La 7 Così stanno le cose di martedì 22 dicembre 2010 alle 16:00. Il video delle interviste registrate era (ora pare essere stato rimosso…) disponibile qui http://www.la7.tv/richplayer/?assetid=50164704.


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Fisco »

| 21 dicembre 2009 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 2.147 VOLTE | SHORT URL |

Entro il 27 dicembre 2009 va versato l’acconto IVA. Ricordiamo che ci sono 4 modi per calcolarlo e che non è dovuta alcuna maggiorazione per i contribuenti trimestrali. Il versamento va fatto utilizzando il Modello F24 in via telematica. Ecco i quatto metodi:

  1. un primo metodo, cosiddetto del metodo storico, più utilizzato, è quello di determinare l’acconto Iva in misura pari all’88% di quanto è stato versato (o si sarebbe dovuto versare) l’anno precedente per lo stesso trimestre o per lo stesso mese (a seconda di quale periodicità di liquidazione Iva si adotti);
  2. con il metodo previsionale, l’acconto è pari all’88% dell’Iva che si prevede di dover versare per il mese di dicembre o per l’ultimo trimestre, dell’anno in corso;
  3. un terzo metodo prende in considerazione l’Iva che si dovrebbe versare tenendo conto delle operazioni attive e passive eseguite dal 1 dicembre (o dal 1 ottobre, a seconda di quale liquidazione di liquidazione si adotti) fino al 20 dicembre;
  4. infine, i contribuenti mensili che affidano la contabilità a terzi, possono calcolare l’acconto in misura pari al 66% dell’Iva dovuta per la liquidazione per il mese di dicembre.

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Associazioni, Diritti, Politiche del lavoro, Previdenza »

| 18 dicembre 2009 | 11 COMMENTI | LETTO: 1.166 VOLTE | SHORT URL |

La Legge Finanziaria approvata ieri dalla Camera dei Deputati prevede alcuni provvedimenti a favore degli iscritti alla Gestione Separata, MA SENZA ALCUN AUMENTO DEI CONTRIBUTI INPS!

Siamo soddisfatti:  è una vittoria che abbiamo raggiunto tutti insieme grazie alle iniziative messe in campo da ACTA e dai suoi iscritti nell’ultimo mese! Tuttavia non è abbastanza: nel prossimo anno l’aliquota INPS per gli iscritti alla Gestione Separata aumenterà di 1 punto percentuale come previsto dal Protocollo sul Welfare del 2007. Questo significa che DOBBIAMO CONTINUARE  CON NUOVE INIZIATIVE E MANTENERE ALTA L’ATTENZIONE. Leggi il Comunicato Stampa (riportato anche da Corriere.it – Generazione PRO PRO):

Comunicato Stampa ACTA su Finanziaria 2010


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Condividi Invia per E-mailStampaCrea PDF Autore: Cristina Zanni

Appelli e Lettere, Diritti, Fisco, Politiche del lavoro, Previdenza, Traduzioni e intepretariato »

| 17 dicembre 2009 | UN COMMENTO | LETTO: 1.341 VOLTE | SHORT URL |

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta della traduttrice Emanuela Congia al Ministro dell’Economia Giulio Tremonti e al Consiglio dei Ministri.

Egregi Onorevoli,

vi scrivo in qualità di professionista “scassato”, ossia, a scanso di “brutte” interpretazioni, senza cassa previdenziale. Come ben sapete, le categorie (e sono molte) di lavoratori senza cassa previdenziale sono state fatte rientrare da alcuni anni nella Cassa dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale (I.N.P.S.), al quale sono pertanto tenute a versare annualmente una quota che nel 2010, dopo graduali aumenti, raggiungerà la favolosa cifra del 26,72% sull’utile netto preimposta. Il nostro potere di rivalsa sul cliente (tuttora facoltativo) rimane tuttavia fermo ad un massimo del 4%. Tutto ciò ci starebbe bene se non fosse che i vantaggi che otteniamo da questi versamenti non corrispondono allo svantaggio di un esborso così esoso (per maggiori ragguagli, vedere sito ACTA http://www.actainrete.org). Ma la questione è ben più ampia: come tutti i liberi professionisti sanno, tra novembre e dicembre di ogni anno (proprio quando invece altre categorie di lavoratori ricevono la tredicesima), la Legge ci impone di versare la percentuale maggiore delle nostre imposte annuali consistente nell’acconto IRPEF (79%), nell’acconto IRAP (equivalente a quasi il 100% dell’imposta pagata nell’anno precedente), nel secondo acconto INPS (99%) nell’acconto IVA (88% del quarto trimestre di incassi), di fatto abbattendo in maniera considerevole il nostro potere d’acquisto, mentre altre categorie (vedi dipendenti e pensionati) dispongono di maggiori flussi di cassa. Si tratta di percentuali assolutamente e indiscutibilmente abnormi.

 

Per non parlare dell’anno appena trascorso, che mai come gli altri (nemmeno come il “fatidico” 2001 in occasione dell’atto terroristico nei confronti delle Torri Gemelle di New York) è stato così penalizzante per l’intero mercato mondiale e in particolare per noi professionisti senza albo, i più deboli di fronte alla contrattazione con la clientela e al recupero dei crediti. Personalmente, dopo oltre 15 anni di attività, posso dire di aver lavorato in maniera comparabile agli anni precedenti, ma senza gli incassi corrispondenti. Infatti, persino i clienti “storici” del mio Studio di Traduzioni e Interpretariato hanno come minimo esteso in maniera inverosimile i termini di pagamento, quando addirittura non hanno saldato per nulla lavori arretrati per migliaia di euro (non bruscolini, quindi). Credo in questo di parlare a nome di intere categorie di professionisti senza albo, ma anche di altre categorie provviste di albo come architetti, ingegneri, avvocati, che si sono visti ridurre drasticamente gli introiti a causa della cosiddetta “crisi”, che in effetti è anzitutto una crisi di liquidità.

 

Mi rivolgo a Voi, Onorevoli Ministri, perché sono convinta che è tempo che udiate anche la nostra voce. E il mio non è da intendersi in alcun modo un sfogo politicizzato: tengo a precisare che la nostra protesta non è e non vuole essere una protesta politica, ma una protesta di singoli individui che non ce la fanno più ad andare avanti. Come me, infatti, sono a rischio di chiusura dell’attività migliaia di consulenti del terziario avanzato, tra cui, appunto, traduttori, consulenti aziendali, informatici, webmaster, designer. Siamo spesso considerati evasori, ma basta la semplice considerazione che lavoriamo per Studi di professionisti (con albo), imprese e pubblica amministrazione, che richiedono sempre la fattura, per capire che la nostra possibilità di evasione è invece pari a zero. Come se ciò non bastasse, per noi è praticamente impossibile (a meno di non avere competenze specifiche, peraltro rare nelle nostre categorie) fare a meno del Commercialista in un sistema fiscale complicatissimo e insidioso (basti pensare solo, a titolo d’esempio, alla “macchinosità” della ritenuta d’acconto e del Modello 770), il che rappresenta un ulteriore gravame per le nostre già sguarnite casse.

 

Quello che chiediamo a Voi, Onorevoli Ministri, non è lavoro, non sono incentivi, ma soltanto ed esclusivamente un trattamento analogo agli altri professionisti, con aliquote contributive inferiori al 20% come quelle che versano i professionisti provvisti di albo e cassa, perché i più deboli sul mercato non siano penalizzati anche dal Fisco.

 

Vi chiedo una riflessione in merito alla nostra situazione, che non può e non deve più essere ignorata in futuro, perché il futuro siamo noi, il Terziario Avanzato, che con coraggio ci inseriamo su un mercato oltremodo difficile e arranchiamo per poter stare a galla, trattando sui prezzi con la clientela, che spesso dilaziona o non paga affatto i compensi dovuti.

 

Nel ringraziarvi anticipatamente di quanto potrete e vorrete fare, saluto distintamente.

M. Emanuela Congia


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Diritti, Libri Articoli Approfondimenti, Previdenza »

| 16 dicembre 2009 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.450 VOLTE | SHORT URL |

Anche il giornale della CEI affonta il delicato argomento delle aliquote previdenziali previste per i lavoratori professionali autonomi. In prima pagina, sul supplemento éLavoro di Avvenire del 16 dicembre 2009, si può leggere:

Aliquota mannaia

di Maurizio Carucci

Sta per scattare un nuovo aumento dell’aliquota per il popolo delle partite Iva e per i circa 200mila professionisti senza albo iscritti alla gestione separata dell’Inps. Dal primo gennaio cococo, cocopro e professionisti senza cassa privata, come informatici, designer, formatori, pubblicitari, consulenti alle imprese, traduttori, dovranno versare il 26,72% (+1% rispetto all’anno scorso, nel 1995 l’aliquota era del 10%). «Per molti di noi – spiega Anna Soru, presidente di Acta , l’Associazione di consulenti nel terziario avanzato – sarebbe il colpo di grazia. In una situazione di mercato difficilissima, in cui il lavoro è sempre più scarso e sempre più svalutato, con un ennesimo aumento della pressione previdenziale, che si aggiunge a un’elevata pressione fiscale, per molti il rischio di esclusione sociale dal mercato del lavoro diventerebbe reale. Un altro effetto sarebbe, per tutti gli interessati, la completa perdita di fiducia, peraltro già a livelli minimi, nei confronti della nostra classe politica». Ma quali sono le richieste degli appartenenti alle categorie che si ritengono vessati dallo Stato? «Non chiediamo lavoro – precisa ad esempio Manuela Congia , titolare di uno studio di traduzioni e interpretariato in Veneto –, non chiediamo incentivi, non chiediamo di essere privilegiati.
Chiediamo solo di essere trattati al pari degli altri lavoratori autonomi e il ridimensionamento delle aliquote contributive al 20%». Una riduzione del costo previdenziale e un’armonizzazione complessiva di quanto versato in tutte le gestioni, pubbliche o private, però, sembra difficile da attuare con questa Finanziaria. Purtroppo l’equiparazione contributiva del lavoro parasubordinato a quello subordinato risale a una legge approvata nella passata legislatura (la n. 247/2007) a cui si è aggiunto il rincaro fissato nella Finanziaria 2007: +0,22% per l’estensione della tutela dell’interdizione anticipata dal lavoro per maternità. «Tra le nostre richieste – continua la Soru – ci sono anche il riconoscimento di quelle prestazioni previdenziali minori, come i rimborsi per la malattia non ospedalizzata e il riconoscimento dei congedi parentali, per le quali anche i professionisti sono tenuti a un versamento, ma di cui soltanto i collaboratori possono usufruire». In discussione, quindi, sembra esserci il criterio con cui lo Stato considera i professionisti autonomi: l’incidenza della contribuzione sui compensi lordi è la più alta nel panorama di tutte le tipologie contrattuali esistenti in Italia. La Soru, tuttavia, non è contraria alla flessibilità. «Anzi – precisa – per molti di noi è una scelta consapevole e in alcuni casi del tutto naturale per l’esercizio di attività di consulenza. Tuttavia è preoccupante che in Italia il lavoro professionale autonomo sia pagato meno, spesso molto meno, di quanto sia riconosciuto per attività analoghe svolte da lavoratori dipendenti. Anziché esserci un riconoscimento del rischio e del valore di alta specializzazione, si fa leva sugli outsider, ovvero su chi ha minore forza contrattuale, per recuperare i costi dovuti alle inefficienze interne generate da un’organizzazione poco virtuosa del lavoro dipendente». In questo senso, forse, «occorre iniziare a pensare non soltanto a riforme del sistema previdenziale e fiscale, ma anche a misure per arginare il crollo dei compensi per le prestazioni intellettuali, una dinamica che rischia di depauperare il patrimonio di competenze messe a disposizione dai professionisti per lo sviluppo del Paese». Per questo si affaccia l’ipotesi di promuovere una campagna informativa e una presa di posizione politica e culturale sul valore della consulenza specialistica, che deve in primo luogo essere considerata come «strumento di flessibilità e crescita dell’intero sistema Paese; un rilancio della domanda della pubblica amministrazione che dovrebbe stabilire compensi minimi per i professionisti impiegati, in modo da aggirare pericolosi ribassi operati dagli intermediari in gare pubbliche; un intervento per assicurare i tempi di pagamento, che preveda l’introduzione di un interesse di mora automatico, in corrispondenza del superamento della scadenza, oltre che crescente al crescere del ritardo».


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Associazioni, Eventi »

| 13 dicembre 2009 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.250 VOLTE | SHORT URL |

Segnaliamo tre iniziative dei soci ACTA:

  1. prende forma un gruppo ACTA romano che avrà come referente Adele Oliveri (si veda l’area dei Contatti di questo sito). Collabora, tra gli altri, Elena Doria, che ha incontrato i rappresentanti dell’Associazione 20 maggio. Potete leggere un resoconto dell’incontro sul sito The-Checklist.org;
  2. Paola Gatto ha predisposto una chech list per mantenere i contatti tra coloro che hanno partecipato alla manifestazione alla triennale; chi volesse unirsi può  scrivere a gruppo_antiaumenti_INPS-subscribe@yahoogroups.com;
  3. Gianfranco Contu continua l’organizzazione del mailing a politici e media, chi volesse collaborare può scrivergli (si veda l’area dei Contatti di questo sito).

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Appelli e Lettere, Associazioni, Diritti »

| 11 dicembre 2009 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.530 VOLTE | SHORT URL |

Autonomi e precari coalizzati per i diritti” è il titolo dell’intervista a Sergio Bolognache Roberto Ciccarelli ha pubblicato su Il Manifesto dell’11 dicembre 2009. Questo il testo:

 

Autonomi coalizzati – Intervista a Sergio Bologmna (Il Manifesto)

Segnaliamo anche un intervento di Salvo Barrano su L’Unità, sempre dell’11 dicembre 2009, dal titolo “La crisi e i precari: più doveri e meno diritti” (.PDF in download).


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