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Il Rapporto CNEL dimentica il lavoro autonomo

| 22 luglio 2009 | LETTO: 1.664 VOLTE | NESSUN COMMENTO | Autore: | SHORT URL |

E’ stato oggi presentato il Rapporto CNEL sul Mercato del Lavoro 2008-9.

Le parti relative al lavoro professionale autonomo sono poche e scarsamente argomentate. Nel corposo documento si legge che i lavoratori autonomi “hanno visto contrarsi, anche nel 2008, il proprio numero, a differenza dei dipendenti che sono invece aumentati [...]. Rispetto a quanto osservato a fine 2007, si siano ridotte le uscite dallo status di collaboratore verso il lavoro autonomo (spesso corrispondente a partite Iva “parasubordinate”). Si è ridotta anche la frequenza di passaggi dal lavoro dipendente all’autonomo, ma non il contrario: rispetto al passato, quando il lavoro autonomo rappresentava una opportunità soprattutto per coloro che uscivano dal lavoro dipendente, ora l’occupazione indipendente ha perso di rilevanza.

E ancora:

Secondo quanto indicato dall’Istat, sono andati distrutti, inoltre, 150 mila lavori a termine, 100 mila posizioni di co.co.co, e 150 mila posti di lavoro autonomo (tra i quali si trovano molti lavoratori “parasubordinati”, ovvero quelli che, di fatto, lavorano per un solo committente). Sul risultato complessivo, incide quindi in misura determinante la riduzione dell’occupazione cosiddetta “atipica”, che conseguentemente provoca una flessione dell’occupazione soprattutto nella classe di lavoratori sotto i 34 anni che registra una perdita di 408 mila unità dal primo trimestre 2008. Il lavoro a tempo indeterminato, protetto dalla cassa integrazione e probabilmente dagli effetti dovuti alle regolarizzazioni di stranieri (soprattutto nelle professioni non qualificate), è invece ancora in aumento.

Si leggono, inoltre, alcune palesi falsità e argomentazioni che non reggono un'analisi del Mercato del lavoro che includa anche il mondo del lavoro professionale autonomo. Un esempio:

 “Il dibattito sulle politiche del mercato del lavoro è tornato a focalizzarsi sul tema degli ammortizzatori sociali. L’attenzione è concentrata sui meccanismi che nel sistema italiano garantiscono una copertura sociale dai rischi di disoccupazione e un sostegno ai redditi di coloro che subiscono gli effetti della recessione. È stato spesso sottolineato, però, che il sistema italiano è caratterizzato da una struttura molto complessa, a causa dei numerosi interventi regolativi susseguitisi negli anni, ed è composto da un insieme di strumenti molto diversi tra loro in termini di destinatari, requisiti per l’accesso, durata ed entità delle prestazioni e momento delle erogazioni. [...] Negli anni, però, sono stati potenziati gli interventi attraverso il sistema dei cosiddetti ammortizzatori in deroga, mediante i quali è stato possibile creare forme di sostegno per i lavoratori altrimenti non tutelati dalla normativa ordinaria. [...] Così come fatto nella maggioranza dei Paesi europei, anche in Italia il governo è intervenuto, estendendo temporaneamente il livello di copertura degli strumenti esistenti.”

Questo, però, non è vero per i lavoratori autonomi!

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