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Siamo sempre presunti evasori. Ecco una proposta di ACTA per superare il pregiudizio

In Italia lavoratore autonomo è sinonimo di evasore fiscale. Da questa presunzione di colpevolezza derivano norme punitive sotto il profilo fiscale e l’esclusione dal sistema di Welfare. Proponiamo la possibilità di aderire volontariamente ad un sistema di trasparenza totale dell’attività svolta, in cambio chiediamo l’accesso al Welfare e un Fisco più equo.

La proposta

L’opinione che i lavoratori autonomi siano evasori è consolidata sia nella Sinistra sia nella Destra italiana. La Sinistra cerca di intervenire per combattere l’evasione con misure che penalizzano soprattutto chi non può o non vuole evadere, la Destra agevolando con condoni e misure “elastiche” un target elettorale che ritiene particolarmente vicino e amico, ma comunque sempre nella convinzione che di evasori si tratti, avvantaggiando principalmente gli evasori, basti pensare alla tecnica del condono: quanto maggiore è stata l’evasione fiscale, e quindi tanto minore il reddito dichiarato, tanto più basso è l’onere del condono.

Indubbiamente sono sempre esistiti margini di evasione, fiscale e contributiva, soprattutto entro il lavoro autonomo tradizionale, che comprende artigiani, commercianti, agricoltori e professionisti che vendono i servizi a persone fisiche (medici, dentisti, avvocati, notai, ingegneri, architetti, commercialisti ecc.).

L’evasione fiscale, peraltro, è stata a lungo tollerata sia per obiettivi di consenso elettorale sia perché si riteneva potesse essere funzionale a una maggiore crescita economica, e tale evasione di fatto manteneva su livelli non elevati la pressione fiscale della categoria nel suo complesso (ma non degli autonomi onesti, che hanno una pressione altissima).

Quando obiettivi di bilancio pubblico hanno reso necessario il recupero dell’evasione, da una parte sono stati introdotti strumenti che scaricano sul contribuente l’onere della prova (Studi di Settore) e dall’altro lato sono state previste misure punitive, quali un sistema di detrazioni fiscali meno favorevole che per i dipendenti e l’applicazione di imposte e norme nate per le imprese (tra cui la maggiorazione IVA per i versamenti trimestrali e il pagamento dell’IRAP).

Nel frattempo, tuttavia, il lavoro autonomo si stava trasformando, in seguito alla nascita di molte nuove attività esclusivamente rivolte alle imprese e anche al cambiamento di attività tradizionali. Per esempio i commercialisti e gli avvocati lavorano principalmente per conto di imprese o di altri professionisti, gli ingegneri svolgono moltissime nuove professioni di servizio alle imprese ecc. Stava cioè crescendo il peso di lavoratori autonomi che, al pari dei dipendenti, non dispongono di alcun margine di evasione fiscale.

Questa trasformazione è tuttora incompresa e continuano ad alternarsi comportamenti contraddittori. Con il precedente Governo l’Agenzia delle Entrate aveva intensificato campagne indiscriminate contro gli autonomi, introducendo per i propri dipendenti premi di produttività proporzionali alle evasioni presunte segnalate (e non a quelle effettivamente dimostrate), accrescendo il contenzioso tributario, con conseguenti elevati oneri per i contribuenti coinvolti, anche quando le loro dichiarazioni risultano corrette. A differenza di quanto accade nelle cause civili le spese sono a carico del contribuente anche quando in giudizio risulta vittorioso! L’attuale Governo, invece, ha eliminato le norme sulla tracciabilità bancaria e ha alzato i limiti per gli assegni non trasferibili, con il rischio di ostacolare le indagini non soltanto contro gli evasori, ma anche contro i patrimoni di mafiosi e speculatori (Cfr. L’Espresso, 22 gennaio 2009).

Nessuno, invece, interviene a correzione di un sistema fiscale burocratico, complesso e in continuo cambiamento, che può indurre a equivoci e inesattezze anche chi cerca di essere corretto, ma che non contempla l’errore e prevede sempre pesanti sanzioni. Insomma, l’impostazione resta sempre la stessa e i contribuenti onesti pagano l’incapacità (o la volontà) dello Stato di contrastare l’evasione con un carico fiscale estremamente oneroso e continuano a essere universalmente considerati frodatori del Fisco.

Al di là dei pesanti effetti fiscali, questa presunzione di colpevolezza penalizza gli autonomi anche nel sistema di Welfare. Non è prevista, neppure nelle ipotesi più aperte e inclusive, l’introduzione di ammortizzatori sociali a sostegno di situazioni di difficoltà lavorative dei lavoratori autonomi, che pure non mancano, soprattutto con l’attuale crisi. Allo stesso modo è esclusa la tutela della malattia, se non con riferimento alla malattia ospedalizzata (ma comunque solo per redditi bassi e per cifre irrisorie), sempre perché si temono comportamenti fraudolenti ovvero che si dichiari la malattia e intanto si lavori.

Come uscire da questa situazione paradossale che sottopone i corretti contribuenti a un peso fiscale elevatissimo, più alto che per i dipendenti, e lo costringe a farsi carico da solo di tutti i rischi connessi alla sua posizione lavorativa, per esempio quelli di restare senza lavoro, non essere pagato, ammalarsi ecc.?

Proponiamo di prevedere per tutti gli autonomi che ne facciano esplicita richiesta – quindi su base volontaria – la possibilità di un percorso che consenta di verificare tutta l’attività, attraverso la tracciabilità bancaria, ove tecnicamente possibile, di tutte le operazioni (fatturazione e acquisti); il sistematico vaglio della coerenza delle spese sostenute con l’attività svolta; la totale trasparenza degli incarichi e della situazione patrimoniale; la disponibilità a collaborare a ogni possibile forma di controllo. Per contro dovrebbe essere ridotto il peso fiscale, con una revisione dei costi deducibili, inadeguato a permettere un effettivo sgravio dei costi tipici della nostra categoria, e l’eliminazione delle attuali differenze rispetto ai lavoratori autonomi – per esempio, la parificazione del sistema di deduzioni per la progressività dell’imposizione, la cosiddetta no tax area – e dovrebbe essere garantito il pieno accesso al Welfare State: adeguata copertura di malattia, ospedalizzata e domiciliare; infortuni; congedi parentali; voucher formativi; accesso facilitato al credito e ammortizzatori sociali.

In sostanza siamo disponibili a essere radiografati, a collaborare alla verifica della nostra totale correttezza di contribuenti, ma chiediamo che sia abbandonata la presunzione di colpevolezza, e di essere inclusi nel sistema di Welfare.

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1 Commenti

  1. Paola Gatto

    E’ una proposta coraggiosa, anche per chi la coglie. Quanti sarebbero disposti a rendere trasparenti i propri conti in cambio di una riduzione delle imposte sulla propria attività lavorativa? E chi ci garantisce che la controprestazione sarebbe proprio il miglioramento della nostra posizione contributiva e previdenziale, con tutte le prestazioni così ben individuate da Acta? Dovremmo scendere a contrattazioni con la controparte, dopo averla identificata con chiarezza, mettendo nero su bianco. Sull’esonero ufficiale dell’IRAP per i professionisti autonomi, infatti, io non ci credo più. E quello è un nodo grande, per cui già esistono sentenze della Cassazione a nostro favore e cionostante continuiamo a sborsarla. “Un grande errore” è stata definita, “tuttavia un grande contributo”. Sì, al welfare altrui, però.. Non per scoraggiare, ma c’è bisogno, oltre che di informazione e conoscenza di come vanno queste cose, anche di tanto, tanto realismo. Poi se ci si crede, e a crederci sono in tanti, si può fare (quasi) ogni cosa. Io per ora sto ancora cercando di chiarirmi le idee.

    24 Lug 2010

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